RIMEMBRANZE LUCANE DI ESTATI LONTANE

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Dott.ssa Margherita Marzario

Paese d’origine: una alla volta, nel viaggio “low cost” o “last minute” garantito a tutti, se ne vanno le persone di tua conoscenza, quelle di un’altra generazione di cui si è “perso lo stampino”. Quelle persone che, nei tuoi fugaci ritorni, già sai dove stanno sedute fuori di casa d’estate, di cui è garantito il saluto, di cui si sa qualcosa pur senza conoscersi veramente e che ti mancheranno pur non avendo fatto parte della tua vita ma della tua esistenza sì. Perché paese è persone, parole, piccole cose, passi e passaggi di cui si riconosce l’identità, perle in ostriche ancora da schiudere e che forse rimarranno così molto più preziose: un patrimonio che non ti dà nessun “social” o altro posto che si conosca o si cerchi. Paese non è tanto quello che ti aspetta ma quello che ti aspetti ma, purtroppo, a ogni tuo ritorno trovi immancabilmente più persone irreversibilmente andate e cose irrimediabilmente cambiate. Perché in un piccolo paese si contano i morti durante l’anno che sono di più dei nati e dei non nati, si contano i posti vuoti sulle panchine, in piazza, sugli usci, sui balconi, alle finestre, dietro quelle porte che rimarranno chiuse… Si conta e si racconta: ultimo gesto di umanità di quella paesanità di una volta. Un’atmosfera rarefatta come quella che si prova dinanzi a un tramonto di fine estate di cui poi ci si priva, di cui ci si deve privare. E così non ti resta che riversarti nella sacca dei ricordi con la sua risacca di emozioni. E rivedi quell’immagine di paese da cartolina che faceva capolino dalle querce frondose del bosco, lungo le curve della vecchia strada, e con cui giocavi a nascondino da bambina al tuo rientro dalla lunga vacanza marina e sapevi chi avresti ritrovato e riabbracciato lì.

Paese di nascita. In chiesa davanti a te ci sono, da un lato, la maestra della scuola materna e, dall’altro lato, la maestra della scuola elementare. Quando le scuole di base erano veramente “materna” e “elementare”, le maestre erano chiamate “signorina” e “signora”, erano degli idoli e incontrarle e salutarle fuori dalla scuola era un’emozione sempre nuova. Paese d’origine è pure ri-trovare (o sperare che sia così) le persone che hanno riempito la tua infanzia, quando eri un’altra persona, quando era un’altra vita!

Paese in cui sei nata a fine estate, paese in cui torni a metà estate. Ti invitano ad aiutare a fare la salsa di pomodoro. Ci vai e riprendi un’attività che non fai da anni, anzi da decenni. I pomodori maturi con tutte le possibili forme tondeggianti, polpa che si squarcia rivelando le tonalità del rosso dal vermiglione al corallo, odori intensi direttamente dalla natura che riempiono le narici e i pori della pelle, semi, schizzi, dita abituate a libri e tastiere (o altro di asettico) che si raggrinziscono e cambiano colore, unghie che diventano arancioni (altro che manicure!)… e la memoria va ai riti di una volta, all’aiutarsi tra vicine di casa e parenti, ai discorsi di donne di casa, a tua nonna col grembiule sempre davanti, alla gioia che pervadeva noi bambini contenti di aiutare e imparare, al pane e pomodoro a volontà, a tuo nonno che selezionava i pomodori per ricavarne sementi per l’anno successivo… Paese: ritrovo di tradizioni, emozioni, sensazioni, suggestioni fin quando e fin dove è possibile così!

Quelle emozioni, sensazioni e suggestioni che si provano nell’inoltrarsi nel bosco del territorio nativo e nello smarrirsi tra la fitta vegetazione. Godere comunque di un tramonto e raccogliere pietre strane rivivendo tutte le fiabe dell’infanzia da Hansel e Gretel a Pollicino. Adrenalina a mille e fiato sospeso alla vista di orme di animali di ogni sorta. Un’avventura “più che avventurosa” tra incoscienza fanciullesca e senso di disorientamento tra ragnatele, radici in vista, sentieri impervi e tutto il resto. Infine, un bastone improvvisato per allontanare eventuali cinghiali o altri pericoli, scarpa rotta e risate intrattenibili: il bello e imprevedibile della vita se si svolta l’angolo e ci si fa prendere da ogni piccola opportunità!

Affiora un altro ricordo di un pomeriggio di fine estate diventato “mitico” per un cambio di percorso, come una Cappuccetto Rosso birichina, e un susseguirsi di imprevisti, dalla salita dura alla vera avventura con minacciosi cani ammansiti alla S. Francesco d’Assisi, energia pura ed emozioni smisurate coronate dalla visita ad un’antica masseria e dalla conoscenza di un vecchio bue con il nome proprio di “Nunzio”, che è diventato uno degli aneddoti più divertenti da raccontare e richiesto dai bambini divertiti nell’ascoltarlo e nel viverlo nei loro occhi attraverso le parole narranti e vibranti.

Sere di estate di una volta: spiagge libere senza stabilimenti balneari, biciclette appoggiate dove capitava, falò, una o due chitarre, canzoni senza tempo, balli improvvisati, bagni nel mare blu notte, ragazzi con tanti sogni sdraiati su teli da mare con immagini tropicali, naso in su per contare le stelle cadenti, gruppo che si allargava man mano, emozioni semplici e genuine provate senza “canne” o altre droghe…

Serata di piena estate, concerto di musica contemporanea. Compositori di parti disparate del mondo, dal napoletano scomparso prematuramente al neozelandese che ha scritto sulla sonorità delle grotte materane senza averle viste prima. Un duo maschile di pianista e sassofonista con la presenza di una donna che gira le pagine dello spartito al pianista. Sguardi d’intesa, ammiccamenti, cenni, attese, maestria nelle mani, estrema attenzione… Quanto c’è da imparare dalla musica, sulla vita e sulle vite!

Sera di oltre mezza estate lungo la strada Basentana. Ritorno dalla fascia jonica per la visita a una prozia ultranovantenne le cui parole e le cose mostrate valgono più di un testamento spirituale per il gran bagaglio della sua età e per quanto è riuscita ad esprimere e trasmettere. Tramonto spettacolare con sfumature orizzontali, cielo rosso come il tuo cuore che palpita dinanzi a cotanto e come l’incendio sotto il centro storico di uno dei paesi più caratteristici. All’orizzonte, sulle alture, le sagome degli alberi somigliano animali (come i dinosauri collezionati e allineati dai bambini sulle mensole), che fanno ritorno verso un dove che non si sa. Dall’autoradio si diffonde un meraviglioso concerto di Tchaikovsky che sembra la colonna sonora giusta per il film di tutto quello che vi è intorno, un paesaggio quasi da Far West. Sulle colline il brillio delle luci dei paesi che sapresti individuare anche a occhi chiusi, meglio di qualsiasi navigatore ultratecnologico. Quel brillio corrisponde al luccichio delle lacrime invisibili che avverti negli occhi ricordando i chilometri percorsi lungo quella stessa strada negli anni addietro per il pendolarismo dal mare al paese collinare con i tuoi amati nonni (stretti sul sedile posteriore dell’utilitaria e con l’ombrellone sotto i piedi) e a tanto altro che hai vissuto nelle estati passate e ancor di più per quanto vedi abbandonato o svuotato o deturpato nelle campagne a vista d’occhio. Intanto, la violinista prodigiosa continua a suonare e quell’archetto, che tu non vedi, come un telaio seguita a intessere un arazzo di note musicali sino a toccare e far vibrare tutte le tue corde in un concerto di emozioni senza tempo e di ogni tempo.

Viaggio di ritorno a mezzanotte, come Cenerentola, su una macchina da pubblicità con tanto di tettuccio panoramico e immancabile musica di sottofondo, lungo la Basentana, principale arteria stradale lucana e anche arteria emozionale lungo la lucanità. Paesi in via di spopolamento, campagne, casolari, iazzi, alberghi, sale da ricevimento, stabilimenti, tutto in gran parte abbandonato: quanti progetti e sogni infranti! Intanto giochi ad acchiapperello con la luna quasi piena, che sembra nascondersi dietro la tenda di velluto bluastro del suo palcoscenico, e nel cielo ci sono stelle sparute e striature lattiginose che rispecchiano i lucciconi che irrigano il cuore e i pensieri che irrorano la mente: un vero sogno di una notte di mezza estate, alimentato dalla tipica malinconia lucana. FOTO DA LUCANIA FILM FESTIVAL

 

 

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Insegnante, giurista, con la passione della lettura, della scrittura, della fotografia e di ogni altra forma di arte e cultura. Autrice di tre libri per Aracne Editrice (Roma) – fra cui “La bellezza della parola, la ricchezza del diritto” (2014) menzionato nel sito dell’Accademia della Crusca –, di oltre 150 pubblicazioni giuridiche citate in più sedi (testi giuridici, convegni, università, siti specializzati, tesi di laurea) e di altri scritti, già operatrice socioculturale nel volontariato (da quello associativo a quello penitenziario). Nata a Salandra (MT), vive a Matera.

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