Quando parliamo di politica non parliamo mai delle persone, ma dei pensieri che esprimono e dei fatti che esse determinano. Così come un conto è la strategia e un conto è la tattica, e tenere indistinte le due cose è uno sbaglio per chi commenta. Abbiamo parlato nei giorni scorsi della tattica rischiosa del presidente Pittella che ha voluto fare la lista da solo, fregandosi di mediare con gli altri esponenti della componente renziana, quelli del primo giorno e quelli ultimi arrivati. Il risultato è che la tattica è riuscita e l’obiettivo di presentarsi a Roma come interlocutore indispensabile lo ha ottenuto. Punto. Abbiamo anche notato una certa propensione ad escludere la prima fila della componente renziana per dialogare direttamente con la seconda. Anche questa è tattica, fatta nel passato da altri, e che Pittella ha imparato bene, al punto da superare i vari maestri nel tempo succedutisi. Altro punto. Adesso, se passiamo dalla tattica alla strategia, dobbiamo cambiare discorso e chiederci se il Pd uscito dalle primarie sia attrezzato per affrontare il campo aperto delle elezioni generali, a Roma come a Potenza. Il sottosegretario Vito De Filippo, in un articolo che parla a chi ha orecchie per intendere, sottolinea non solo che il risultato è corale ( e fa l’elenco dei Comuni in cui si capisce chi ha votato chi) ma che la vera indicazione uscita dalle primarie ( e che noi su queste colonne abbiamo rilevato già il giorno dopo) è la voglia dei cittadini di rimettersi in gioco, di riprovare ad appropriarsi di quell’unico strumento rimastogli per dire la sua, di tirarsi fuori dal gorgo degli avventurismi e di indicare la strada di una politica migliore. Non è solo la paura per l’ignoto, che pure è stata superata , ma la sensazione che proprio quello strumento di democrazia, le primarie, abbiano avuto l’effetto di un messaggio subliminale, il cui significato è “ noi ci rompiamo le corna, ma alla fine rispettiamo quel minimo di democrazia”. Se tanto dà tanto, ci sarebbe da analizzare i molti messaggi sbagliati e i molti messaggi non dati. Un messaggio non dato è quello che dell’unità c’è bisogno in un partito che voglia vincere: la coesione di una maggioranza e l’unità di un partito, due cose che debbono stare insieme, come gemelli siamesi, perché insieme danno un messaggio di forza. E dunque bisogna sconfiggere le pratiche di alleanze variabili, di interscambiabilità delle persone, di ricerca di aiuti sottobanco che assicurano un risultato di giornata ma non tengono i conti in ordine nel lungo periodo. Il tema dunque che si pone a Roma come a Potenza è quello di preparare un partito sul messaggio di corresponsabilità, cioè di un partito che discute dentro e non parla fuori e che, discutendo dentro, non parte dalle premesse “ o questo o niente”, ma ritrova il gusto della decisione unitaria attraverso la riscoperta della mediazione, questa magica parola di un tempo che ha visto uomini grandi risolvere situazioni drammatiche . Ma su che tipo di mediazione, ci sarebbe poi da fare un discorso a parte. Non è mediazione quella di eludere le questioni che interessano i cittadini e mettersi d’accordo sulle presidenze o sui dirigenti degli enti, non è mediazione quella di portare un partito a rimorchio della istituzione più forte, non è una mediazione quella di eludere, in dibattiti franchi, aperti alle assemblee ed agli iscritti tutti, le grandi questioni che riguardano l’Italia e la Basilicata. Se all’apertura di credito data da due milioni di persone seguisse un partito declinato al plurale, a Roma come a Potenza, e se questa declinazione al plurale fosse vissuta da tutti come corresponsabilità e condivisione , allora sì che sarebbe un nuovo inizio e non l’inizio di una rivincita. Noi questo auspichiamo e se Vito De Filippo ha pensato, per quanto ci riguarda, di associarci ad una delle categorie declinate in quella articolo ( retroscenisti, o portatori del pensiero vincente) sappia che il nostro ritrovato mestiere mette in conto, come linea editoriale, di far incazzare una persona al giorno. Sempre diversa.
RIVOLUZIONE E’ UN PARTITO UNITO E PLURALE
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