Il percorso della crisi era tracciato prima che Conte intervenisse in aula, ma le incognite erano dietro l’angolo e potenzialmente in grado di suggerire qualche deviazione. L’aspettativa di Salvini era tutTa rivolta non al contenuto del discorso del presidente del Consiglio, che era immaginabile, ma alla calibratura delle delle parole. E qui ogni illusione è venuta meno, perchè il presidente ha lanciato pietre dal primo all’ultimo minuto del suo discorso, massacrando il suo avversario con un vocabolario dal quale non è uscita solo la parola fascista, sostituita a volta a volta da opportunismo politico, slealtà, smania di potere, demagogia e uso disinvolto di simboli religiosi. Ha parlato direttamente al suo vicepremier, senza minimamente farci entrare la Lega . Ed anche questo ha un significato politico. Non ha parlato del suo futuro, ma della necessità di assicurare un futuro al paese, rimettendo le decisioni nella mani dl presidente della Repubblica. Un discorso che ha recuperato una Etica della responsabilità pubblica di come non si vedeva da anni e che consegna il presidente Conte in quel ristretto parco di risorse della democrazia italiana , in questi ultimi anni assottigliatosi in maniera impressionante. Un segnale di speranza per L’Italia che può trovare nella società civile, nelle professioni e in angoli nascosti del paese, persone capaci di svolgere la Politica con la P maiuscola, servitori dello Stato ricchi di idealità e dotati di personalità. Di fronte a questo muro alzato da Conte, non previsto nella sua invalicabilità totale, Salvini ha cercato di rimanere in piedi , recuperando l’orgoglio di leader di un partito e recuperando il vocabolario più pagante: la sicurezza, l’emigrazione, il sovranismo, la ribellione ai padroni europei. Ha spostato l’asticella del confronto, più guardando ale dinamiche del suo schieramento che al suo ormai perduto ruolo nel governo, più pensando al domani che all’oggi, e facendo capire che comunque è in grado di gestire il suo popolo contro avversari interni ed esterni. Anche se Renzi gli ha ricordato, per esperienza personale, che quando uno cade da cavallo sono in pochi a rimanergli vicino, bisognerà comunque mettere in conto che un Governo alternativo a quello gialloverde , se non è in grado di alzare l’asticella della fiducia popolare, rischia di portare legna al fuoco della opposizione. Oggi si è conclusa una esperienza politica e c’è chi trae un sospiro di sollievo per l’uscita di un personaggio che aveva fatto dei social la sua sede di lavoro permanente, dimenticando il bon ton istituzionale e cacciando fuori un armamentario verbale di cento anni prima. Ma questo personaggio, non dimentichiamolo, è figlio di chi si è giocato ai tavoli del potere il consenso elettorale e che oggi torna a sedersi al tavolo da gioco non si sa se per rifarsi o se per affossarsi definitivamente. Rocco Rosa
SALVINI, MASSACRATO E ALL’ANGOLO. MA IN PIEDI
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