SAN FRANCESCO IN BASILICATA

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di VITO TELESCA *

Nel libro “Francesco e Federico, due giganti allo specchio”, uscito ormai quasi otto anni fa, in un capitolo facevo riferimento al territorio di San Francesco e come questo si estese ovunque ci fosse umanità e di come accolse con favore la parola del Santo già all’indomani della scoperta della sua vocazione. Il suo territorio iniziale ebbe inizio nei dintorni di Assisi per spingersi nelle Marche e nel Lazio. Dopo pochi anni di missione, dalla stesura della prima regola non bollata (1221), i francescani si diffusero rapidamente in tutta Italia fino a scavalcare le Alpi e a spingersi oltre il mediterraneo. Anche lo storico Franco Cardini sottolinea, nella sua biografia francescana, come “nel 1224 i Minori erano arrivati anche in Inghilterra”. Due anni prima della sua morte.

La diffusione dell’ordine in Italia avvenne subito dopo la sua accresciuta fama, ovvero quando in ogni parte della penisola il poverello di Assisi era riconosciuto come “il Santo” e notevole era il seguito di uomini e donne al suo passaggio. Quindi bastava toccare la sua tunica, o  semplicemente guardarlo, per  generare emozioni e grandi suggestioni spesso associate e scambiate per veri e propri miracoli.

la chiesa di san francesco a Potenza

 San Francesco sapeva di questo pericoloso potere a sua disposizione ed anche Tommaso da Celano, prima ancora di Bonaventura da Bagnoregio, suoi primi agiografi, rimarcano nelle loro vite questi dettagli e spaccati di vita del Santo, sottolineando  come spesso Francesco rifuggiva e rifiutava la venerazione, specie quando sfociava in fanatismo o, peggio, quando poteva essere strumentalizzata. Non è un caso che le prime comunità di francescani crebbero immediatamente dopo il passaggio di San Francesco da quella città e da quella zona, tanto da costringere San Francesco a riscrivere le regole dell’ordine, creare delle strutture, anche se ancora provvisorie, e soprattutto fare legittimare dal Papa il suo ordine e le sue Regole, creando le famose “provincie francescane” in tutta Europa. Anche in Basilicata accadde la stessa cosa. Il primo viaggio di Francesco verso il sud Italia si attesta  poco dopo l’inizio della sua missione, quando con un gruppo di familiari (forse anche sua madre) si reca  a pregare nella grotta di San Michele Arcangelo sul Gargano e da qui poi si spinge  oltre. Una fase in cui il suo predicare non dava risultati apprezzabili (di predicatori all’epoca ce n’erano anche troppi) e il suo nome non era ancora conosciuto. Anche il problema della lingua risultò fondamentale per la sua missione, anche se riuscì a trovare una sintesi e una soluzione nel primo volgare italiano, comprensibile più o meno dalle masse un po’ ovunque. Il latino era ancora la lingua ufficiale della chiesa e degli ambienti imperiali, ma accessibile solo da una percentuale molto esigua della popolazione.

La Cattedrale di Irsina

Pertanto la sua missione potè raccogliere frutti apprezzabili solo dopo il 1214, quando il Santo, ormai nel pieno della sua notorietà in Italia, riuscì  a trovare consensi ovunque, aiutato da una crescente suggestione che i suoi gesti, le sue parole e le sue azioni provocavano nella popolazione. Nessuno riusciva ad aprire i cuori come il poverello di Assisi e il Papa ne era ben cosciente, soprattutto in un periodo di profonda crisi morale per la Chiesa, con il proliferare di personalità  dichiarate eretiche e spesso blasfeme e di scontro frontale con la corte Normanno-Sveva. Infatti, scrisse agli inizi del novecento il Salvatorelli, come i suoi arrivi nelle città italiane fossero  dei trionfi “simili all’entrata di Gesù in Cafarnao o in Gerusalemme. Le campane suonavano a festa, uomini e donne accorrevano, i bambini battevano le mani e cantavano. Una folla si accalcava intorno, voleva vedere il “Santo”, toccarne la tonaca”. Probabilmente non proprio così, ma qualcosa di molto simile. In questo contesto San Francesco fece la sua  forse ultima discesa nel mezzogiorno d’Italia. In Basilicata giunse dopo aver visitato la Puglia e dove lasciò, anche qui, folle acclamanti e nuovi seguaci per il suo ordine.

 Il percorso del Santo nel sud Italia e soprattutto in Lucania è solo ipotizzabile. Potrei però azzardare la datazione di questa visita in Lucania: 1222, ovvero quando vengono segnalati,  in modo più massiccio e nei luoghi più disparati del sud Italia, gli episodi legati alla presunta visita di San Francesco.

Il “Trattato dei Miracoli” di Tommaso da Celano segnala in Basilicata tre episodi inerenti a guarigioni fatte “nel nome del Santo”. Uno nel materano, uno a Potenza e uno a Venosa. Il virgolettato non è casuale perché non si riferisce a contatti diretti dei miracolati con San Francesco ma avvenuti in momenti successivi,  non solo al suo presunto passaggio, ma addirittura qualche anno dopo la sua morte (1226).

Sicuramente San Francesco si è addentrato in Lucania e altrettanto quasi certamente ha visitato quei luoghi di aggregazione dove era possibile incontrare il maggior numero di persone possibili. Quindi Potenza, Melfi, Matera, Venosa e Tricarico,  le cinque città dove, anche secondo le leggende popolari tramandate nel tempo, il poverello di Assisi ha predicato. Erano tra le città più popolose della Lucania nel XIII secolo. Alcune leggende vedono il Santo passare anche da Irsina, Miglionico, Grumento, Marsico e Pietrapertosa. La data 1222 del suo verosimile passaggio dalla Basilicata è confortata anche dall’episodio di Agropoli, quando “su uno scoglio lo videro predicare ai pesci”.

Ritornando ai miracoli citati dal “Tractatus de miraculis Beati Francisci” di Tommaso da Celano, quindi postumi alle presunte visite del Santo di Assisi, si segnala quello che viene definito dall’agiografo uno dei miracoli più clamorosi. Nelle campagne tra Bernalda e Miglionico (Tommaso parla di Pomarico) l’intervento del Santo resuscitò una fanciulla, unica figlia di una donna rimasta sola, morta poco prima. Anche se non è facile stabilirlo con certezza è da escludere la presenza fisica del Santo accanto alla bambina. A sorreggere la tesi di una semplice apparizione mistica è lo stesso testo del trattato di Tommaso da Celano perché alla fine dell’episodio scrive “Poi voltandosi la madre verso la figlia, invocando il nome del Santo, la sollevò viva ed incolume”, anche perché nel testo originale in latino l’enigma viene risolto dalla parola “apparens”. Tra l’altro anche le due “vite” scritte su  San Francesco, seppur successive, come la Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio e la Vita Santi Francisci di Giacomo da Varazze, confermano l’apparizione, escludendo il passaggio e la presenza diretta nel momento del miracolo.

Ad ogni modo San Francesco lascia la sua eredità spirituale anche nel materano, perché  qui, come altrove, si segnala una fioritura  di comunità francescane, come a Miglionico, a Irsina e nella stessa Matera. Il secondo miracolo lucano è segnalato a Venosa e sempre da Tommaso da Celano. Nella città di Orazio si segnala il miracolo compiuto nei confronti di una donna guarita per sua intercessione da una grave malattia alla gola che le impediva di respirare. Anche questo episodio sembra postumo alla sua presunta visita, poiché si parla di “intercessione”. A Potenza ci sono invece ben due miracoli e non solo uno come raccontato dal “Trattato”. L’episodio “ufficiale” racconta di un certo Ruggero, canonico della cattedrale di Potenza, il quale subito dopo la morte del Santo e sempre “per sua intercessione”, fu guarito da una non ben precisata e grave malattia. L’episodio narrato parla poi di una ferita apparsa improvvisamente nel palmo della mano sinistra di Ruggero, ciò per aver dubitato della Santità del poverello di Assisi e dell’autenticità delle sue stimmate ricevute sul monte della Verna. Purtroppo nessun’altra fonte ci viene in aiuto o approfondisce questo ennesimo prodigio del Santo in Lucania.

L’altro clamoroso miracolo di San Francesco è stato scoperto nel 1928 dallo storico francescano Michael Bihl che nella sua “Legenda Sancti Francisci Neapolitana. Supplentur ex eademaliqua in Vita II” (in Archivum franciscanum historicum) pubblicò un atto notarile datato 1278, scritto per conto del giudice reale dal notaio della città di Potenza. Nel documento si cita un miracolo eclatante compiuto sempre per intercessione di San Francesco. Avvenne a Potenza nell’aprile del 1274. Due operai edili, mentre costruivano le fondamenta dell’attuale chiesa di San Francesco, furono improvvisamente sepolti sotto una frana. Dopo alcune ore di scavo nel tentativo di ritrovare i due malcapitati, e mentre intorno un gruppo di Frati uniti ai potentini in ansia, pregando a gran voce invocavano il Santo, accadde il miracolo. Proprio quando le speranze di estrarli vivi si facevano ormai flebili furono estratti incolumi, tra lo stupore e la gioia della popolazione che non poté che gridare al miracolo.

Tricarico

Da questo episodio, come da altri racconti, riusciamo a comprendere come a Potenza si segnalò subito l’organizzazione di un buon numero di frati e la creazione della prima comunità francescana probabilmente nata all’indomani del suo plausibile passaggio dalla città. Questa comunità divenne talmente grande che, sempre secondo il già citato “Trattato dei miracoli”, nel 1240 si fa riferimento ad un eremo francescano e una chiesetta ad esso dedicata a Potenza. Il convento definitivo venne fondato nel 1265 e subito dopo ci fu l’edificazione della chiesa attuale nel 1274. Questo complesso di frati minori si segnalò come tra i più importanti della Provincia francescana tanto da essere teatro, nel 1534, di un Capitolo provinciale. in copertina,la chiesa di Miglionico

*(ASSOCIAZIONE STORIA MERIDIANA)

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