by ROCCO ROSA
Sono andato alla presentazione del libro del prof. Cuccodoro su Sandro Pertini perché sapevo che il cuore della riunione sarebbe stato l’interrogativo su come si può essere socialista oggi in un Paese che ha sepolto le ideologie e messo in soffitta i partiti. E dovendo dire in due parole come si è svolto l’evento è che ha iniziato Franco Adamo col dire che bisogna fare la casa dei socialisti ed ha finito Pittella col dire che la casa naturale dei socialisti è il Pd che cambia non solo arredi e foto alle pareti ma soprattutto il modo di stare insieme, che è quello di parlare dei fatti e dei programmi, di introdurre la cultura del fare rispetto a
quella dell’analizzare, del criticare, del dividere, del mediare, del rimandare. Da una provenienza opposta anche Renzi si muove in questa maniera superando resistenze e ostruzionismi e affermando la verità dei fatti, delle azioni, delle scelte e delle decisioni. C’è quindi sintonia perfetta tra due volti e due storie, diverse ma parallele come due binari della stessa ferrovia. E questa ferrovia ha il suo incrocio storico, il suo passaggio a livello, ad ottobre con i referendum che debbono segnare il discrimine tra il progresso di questo Paese o il suo ritorno al passato che poi è fatto di caos, di confusione e di inazione. Pertini c’entra con tutto questo, perché a suo modo il grande Statista italiano è stato un eretico del partito, un irrequieto, uno che guardava avanti, ai giovani , al nuovo. Lui e Berlinguer, sono per Pittella, le due persone della sinistra che hanno coniugato una visione lunga con un ossequio ai principii, alla morale, alla politica come servizio per la gente. E questo seme comune è quello che può far nascere non un partito, non un movimento, ma una cultura riformista e socialista che può consentire di parlare ai giovani e di farli innamorare di una politica alta, come massima espressione di amore per la gente. Il Governatore lucano ha trovato un poco di spazio per accennare ai risultati della sua azione, riassumibili in una drastica caduta della disoccupazione in un aumento del Pil di ben 4 punti ( da meno 3,7 al +03) e una riconfigurazione complessiva del sistema subregionale che consentirà di dare agibilità all’azione nei diversi settori. Insomma un Craxi redivivo che a qualche Nenniano in sala ha fatto rivivere antichi timori.