Doveva uscire il 30 giugno, è uscito con un mese di ritardo, ma del piano sanitario regionale, così come deliberato dalla Giunta regionale se ne parlerà da settembre e tutto lascia capire che sarà un tema direttamente collegato con le elezioni del 2018. Già le prime avvisaglie arrivano e proprio da casa pd, con un Santarsiero che esprime perplessità su una presunta soppressione dei DEA di secondo livello, cosa che per la verità non è scritta da nessuna parte e il Presidente Pittella che chiarisce che è una proposta aperta e che parlare prima del tempo è un errore. I nodi però ci sono e tutti attengono al fatto che se si vuole portare la sanità in periferia, con una riorganizzazione dei distretti sociosanitari da qualche parte bisognerà risparmiare. E non c’è dubbio che si guarda soprattutto all’ulteriore accorpamento delle ASL e degli ospedali. Una sola ASL regionale comprensiva degli ospedali? Non c’è da scommettere una briciola, perché significherebbe aprire una questione politica dirompente, offrendo il fianco alla polemica e allo sfruttamento elettorale. Una sola asl regionale e un solo ente ospedaliero regionale? E’ stato tentato da Pittella ma il campanilismo materano è prevalso, e quando si tocca la sanità, i materani fanno blocco come nessun altro. Due aziende sanitarie provinciali comprensive degli ospedali? I pro e i contro si equivalgono. Da un lato si sposta di fatto l’attenzione sul territorio creando una sinergia tra gli enti ospedalieri e la sanità territoriale. Niente duplicazioni ma un sistema che nella integrazione trova margini di economia. Dall’altro si depotenzia, almeno nell’immagine, il ruolo autonomo del maggiore ospedale regionale , che oggi si muove con libertà e capacità di guardarsi intorno. Ma la ASL n.2 , anni fa, aveva il controllo del San Carlo , oltre quello di Villa d’Agri e quelli che hanno vissuto quella stagione possono dire che proprio l’ospedale potentino ne è uscito rafforzato e valorizzato. Si tratta di trovare manager che sappiano fare il proprio lavoro , tenendo insieme realtà diverse ma complementari. Piuttosto , l’attenzione alla forma finale del sistema sanitario, non deve distogliere l’o sguardo dalla vera priorità. Che è quella dei distretti collegati ad aree omogenee dal punto di vista territoriale, economico, sociale, demografico. Da anni diamo i numeri sui distretti, prima tredici, poi nove, poi sette: facciamo delle aree programma il punto di riferimento di tutto quello che è la pubblica amministrazione ed i servizi che esso eroga: dalla scuola alla formazione, alla sanità, ai servizi veterinari, al trasporto. Una volta decisa la zonizzazione perfetta, si applichi tutto di conseguenza. In questa maniera il discorso si allarga a tutta l’utenza e non solo a quella parte interessata di operatori e politici. r.r.
SANITA’. ADESSO ARRIVA IL BELLO!!
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