E’ innegabile, e in parte comprensibile,che con l’arrivo dei nuovi rappresentanti territoriali in Consiglio regionale siano riesplose le rivendicazioni campanilistiche nel settore sanitario, con nuovi paladini dei servizi sotto casa. Ha cominciato l’assessore alla sanità , parlando di un polo ospedaliero metapontino, qualcosa come il terzo ospedale a valenza regionale. Poi, fatta la strada,sono arrivate le istanze da Melfi, da Lagonegro , da Villa d’Agri, tese a riaprire il discorso del ruolo ottimale che dovrebbe toccare loro in un quadro di programmazione dei servizi. Niente di scandaloso, ma molto di pericoloso, perché senza un piano sanitario che inquadri l’intera materia in una logica unitaria e funzionale, il rischio che si corre è di inseguire rivendicazione dopo rivendicazione fino a determinare una effettiva involuzione del sistema sanitario regionale. Quello che è successo a Potenza con la neonatologia , smembrata praticamente da medici che sono andati a potenziare la periferia e con una crisi contingente di personale,è la dimostrazione che , come si dice da noi, “ sparti ricchezza , diventa povertà”, e cioè non funziona né la periferia con poche unità a disposizione, né il centro, costretto a ricorrere a strutture fuori regione per servizi delicatissimi connessi ai parti prematuri. Il deficit che il San Carlo presenta è anche frutto di questo ricorso, mai avuto prima, ai servizi e alle consulenze di altri ospedali, cosa che va ad assommarsi all’aumento già esponenziale della emigrazione sanitaria. Non intendo qui contrapporre una impostazione centralistica dei servizi contro una impostazione periferica degli stessi: quello che si chiede è di non perdere tempo rispetto ad una definizione legislativa di che cosa tocca a chi, perché il rischio è che giorni dopo giorni si vada verso una situazione che sfugge al controllo e crea deficit finanziario, un vistoso passo indietro rispetto a quello che faticosamente si era raggiunto. Colpisce il silenzio del personale medico, dei sindacati di categoria, di quelli degli altri operatori sanitari, nel non far presente la pericolosa involuzione del quadro di riferimento sanitario. Qui non è la politica in discussione: è la capacità di agire come cittadini organizzati per dare il proprio contributo allo sviluppo regionale. Il silenzio è complice. Rocco Rosa
SANITA’ LUCANA, UN PASSO AVANTI E DUE INDIETRO
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