SARDINE E MARE SOCIALE.

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RICCARDO ACHILLI

Oggettivamente, la dimensione e la proiezione sovraemiliana che il movimento delle sardine sta avendo merita una analisi specifica. Non basta più qualificarlo come fenomeno di partito messo su da ambienti piddini emiliani in vista delle elezioni. Per meglio dire, così era all’inizio, ed anche smaccatamente, visti i personaggi che hanno proposto la mobilitazione e il loro background. Ma adesso il movimento ha inglobato spezzoni di popolo troppo vasti per poter essere ridotto ad una farsetta elettorale locale.
Credo che esso sia la superfetazione della spaccatura che contrappone due Italie inconciliabili, nata dalla paura di una di esse, che peraltro normalmente non è nemmeno sensibile a militanze movimentistiche, di essere divorata dall’onda inarrestabile dell’altra, innescata dall’efficacissima comunicazione salviniana.
Tale spaccatura è trasversale alla divisione di classe, per certi versi è parallela ed indipendente da essa, e contrappone settori sociali che, sul versante ittico, sono accomunati da una sovrastruttura culturale libertaria, e per molti versi anche liberale e competitiva, sensibile a tematiche specifiche, come l’ambientalismo, il pacifismo, i diritti civili, generalmente di livello culturale medio-alto, in cui però troviamo il giovane precario ad alto sfruttamento, l’impiegato, il pensionato a reddito medio o alto, il dirigente pubblico, l’insegnante o lo studente, o anche il manager o il direttore di banca. Sull’altro versante, troviamo il sottoproletario così come l’operaio, ma anche il dipendente pubblico, insieme alla piccola borghesia, dal pizzicagnolo o dal contadino fino al professionista o all’imprenditore di famiglia elitaria. Questa seconda Italia è legata da una intensa avversione allo Stato nella sua faccia di imposizione fiscale, da una forte impronta securitaria e da una esigenza di protezione sociale e lavoristica, con forme di corporativismo, di chiusura identitaria e di principio di autorità.
Queste due Italie sono incapaci di dialogare in una logica nazionale, perché non nascono da nessuna identità condivisa, da nessun valore comune, è come se parlassero due lingue diverse. Sono solo l’ultima versione di una frattura che risale ad una Repubblica nata da una guerra civile e da un referendum divisivo. In cui la maggioranza silenziosa che aveva sostenuto il fascismo, più per opportunismo che per fede, riflui’ dentro la Dc e gli altri partiti che garantivano forme di protezione consociativa e paternalistica dentro il compromesso dei Trenta Gloriosi, mentre la parte che, aderendo alla identità antifascista e partigiana, aveva di fatto vinto la guerra civile, plasmava la cultura, l’istruzione e gli assetti istituzionali del Paese.
Queste identità hanno perso ogni senso nella realtà: fascismo e comunismo sono scomparsi come dottrine sociali concretamente realizzabili. Ma sono rimaste come etichette identificative di queste due Italie inconciliabili. E nel contesto sociale del XXI secolo, dove i blocchi sociali, con la loro carica di antagonismo, si sono parzialmente sciolti dentro una classe media poco differenziata, ed al contempo sono sorte nuove figure sociali, ibride fra proletariato e piccola borghesia, tali etichette vengono riesumate per dare definizioni semplificate dei due campi in lotta fra loro.
Una lotta che, ripeto, è più sovrastrutturale che classista. Il precario cognitivo ha pochi interessi da spartire con il medio borghese acculturato con il quale manifesta in piazza come sardina. Condivide con lui una visione culturale ed etica della società, che vede minacciata dalla controparte. Controparte che, però, riesce a saldarsi efficacemente su interessi ben più concreti: riduzione del peso fiscale, protezione securitaria e paternalistica dalle minacce lavoristiche, reddituali e identitarie della globalizzazione.
È esattamente per questo che, alla lunga, le sardine perderanno. Perché non hanno un interesse strutturale da condividere, non nascono come blocco sociale, a differenza della destra, ma come istanza ideale, momentaneamente strumentalizzata da un Pd in difficoltà, e presto abbandonata.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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