by ROCCO ROSA
Mi diceva anni fa Adamesteanu, un grande uomo ed il più lucano dei Soprintendenti di Basilicata, lui che veniva dalla Romania, che il patrimonio archeologico della nostra regione è emerso fuori per il dieci per cento, e per il restante 90 per cento o non è stato scavato oppure è stato scavato e riseppellito, per mancanza di fondi e per evitare il rischio che quei tesori svegliassero appetiti inconsulti. Da quei tempi ad oggi le cose non sono cambiate se non in peggio, perché il Ministero dei beni culturali ha fatto un lungo ventennale sonno e si è svegliato due anni fa, con un Franceschini che il ministro lo sa fare, e poi perché la Regione in questi trent’anni non ha ritenuto di investire grosse cifre in un settore in cui non c’era una risposta elettorale diretta, cioè investimenti poco proficui dal punto di vista delle carriere politiche. Eppure se c’è un settore capace di dare una svolta al turismo questo è l’archeologia che è un patrimonio diffuso in tutta la regione e che potrebbe essere la vera rete connettiva che manca in Basilicata.
Basti ricordare la preziosità dei reperti che sono usciti nella Val d’agri, a seguito della costruzione di oleodotti per rendersi conto che tutta la bellezza della Magna Grecia può essere recuperata e almeno altri dieci siti potrebbero andare ad arricchire la mappa delle mete turistiche lucane. L’attenzione sulla questione è stata posta dal consigliere regionale Piero Lacorazza, il quale , già nella sua carica di presidente del Consiglio e ora come semplice consigliere, si è fatto portatore di un progetto che è la premessa logica di una politica di investimento nel settore e cioè la Carta delle potenzialità archeologiche, un censimento , per singole particelle catastali, di tutto quello che si sa essere sepolto e un censimento, con modalità moderne tipo GIS, di quello che ancora non si sa. Verrebbe in sostanza realizzata una banca dati dell’esistente che non solo costituirebbe la carta di lavoro per operare nei vari siti ma anche un punto di riferimento per la pianificazione urbanistica, evitando che magari su un’area dal valore scientifico immenso ci vada una discarica. Il progetto è bello, ma perché si realizzi occorrono due condizioni a) che la soprintendenza di scrolli di dosso questa aureola di filiera elitaria ( datemi i soldi e faccio tutto io), b) che il tutto, nella realizzazione, si traduca in appalti diffusi aperti alle imprese lucane. Sono anni che certi settori sono esclusivo appannaggio di ditte esterne alla regione: sono più bravi gli altri? Se si incominciamo a preparare le nostre imprese, a formarle e a diventare esse stessi i protagonisti della riscoperta e della custodia di questi tesori. Io sono convinto che tutti i grandi finanziamenti di cui la regione può disporre non deve finire in cemento selvaggio ma in opere di manutenzione, di riattamento, di ripristino, di difesa del territorio e di riscoperta dei suoi beni ,sopra e sotto terra.
QUI SOTTO,IL PDF DELLA PROPOSTA PROGETTUALE .