SCIE CHIMICHE A POTENZA? No, l’ennesimo “falso allarme”

0

DONATO MARCHISIELLO

 

Potenza, allarme  nei giorni scorsi quando, grazie ad una rapida (e sin troppo tristemente classica) catena di “San WhatsApp”, si sono diffuse alcune immagini ritraenti “scie bianche” nel cielo del capoluogo lucano. Non solo immagini, scattate all’altezza dell’innesto viario che introduce alla Potenza – Melfi, ma addirittura un vero e proprio video che mostrava un velivolo intento a solcare il “mare azzuro” e, al contempo, lasciarsi dietro lunghe “rette” bianche a dividere il cielo in due. scie chimiche potenzaTutto nella norma? In teoria si, ma la fantasia umana corre alle volte smodatamente ed è subito… scia chimica. E diciamolo altrettanto velocemente: non v’è una e una sola prova, altresì coadiuvata da studi scientifici autorevoli, che dimostri che il “fenomeno” delle scie chimiche sia davvero reale. Ma cosa sono le scie chimiche? Secondo alcune delle più “eminenti” teorie del complotto, alle scie di condensazione create dagli aerei in volo (tendenzialmente legate al rapido raffreddamento dei gas di scappamento dei motori, i quali immettono nell’atmosfera di base molto umida un quantitativo sia di vapore acqueo che di nuclei di condensazione, provocando il fenomeno), verrebbero aggiunti dei non meglio specificati agenti chimici o biologici. Il motivo? In realtà, sarebbero molteplici e andrebbero dal controllo climatico sino a quello mentale. Una “favola” senza uno straccio di prova e smentita più volte da eminenti studi scientifici, l’ultimo, fatto nel 2016 ed ha coinvolto ben 77 ricercatori dell’Università della California che si occupano di atmosfera o di suolo, i quali hanno naturalmente evidenziato scientificamente quanto la teoria sia nulla più che una bufala.scie chimiche potenza

Dal citato studio emersero diverse evidenze, tra cui l’inesistenza di “differenze” tra le varie scie in base alle loro forme o la spiegazione del perché alcune scie fossero intermittenti (e, come si può immaginare, c’entra la variazione del grado di umidità nell’aria). Lo studio altresì confermò con rilievi certificati e professionali (a differenza di quelli improvvisati e poco “sicuri” dei complottisti) che in prossimità di una gran presenza di scie chimiche in cielo, non sarebbero risultate sul suolo o nell’atmosfera alterazioni chimiche degne di nota, soprattutto inerenti alcune delle sostanze più “chiacchierate” dai complottisti, ovvero stronzio, bario e alluminio. In generale, i risultati dello studio sono stati chiari (e sin troppo prevedibili): nessuno degli esperti intervistati ritiene che le scie degli aerei siano connesse ad un programma segreto di aerosol, e solo uno di essi ha dichiarato di aver misurato nell’atmosfera, in prossimità di una scia in una zona poco abitata, per una sola volta, una quantità di bario superiore alla norma. Ma anche in quel caso la tesi dell’avvelenamento chimico programmato non reggerebbe affatto, perché la concentrazione di bario nel terreno sottostante si rivelò esser nella norma.scie chimiche potenza

Un complotto che, nonostante i continui interventi della comunità scientifica e persino dei governi nazionali atti a smentirne la veridicità, continua a vivere e respirare grazie ai grandi gruppi social composti da ricercatori improvvisati ed altre figure mitologiche. Ma non sono teorie “giovani”: secondo alcuni “storici”, la “leggenda” nacque e cominciò a diffondersi a metà dagli anni ‘90 negli Usa, quando un testo redatto dall’istituto universitario dell’Air Force intitolato Weather as a Force Multiplier: Owning the Weather in 2025, presentato in risposta alla richiesta dei militari di delineare future strategie di modifica del sistema climatico come fittizia rappresentazione di situazioni e scenari futuri. Di lì, naturalmente, apriti cielo (è il caso di dirlo): il documento divenne di pubblico dominio e ben presto l’Air Force venne accusata di diffondere agenti chimici nell’aria. Naturalmente, la stessa agenzia americana rimandò al mittente le accuse, specificando che lo studio non rifletteva in alcun modo le sue pratiche militari e politiche del tempo. Ma, già all’epoca, la questione ebbe una notevole eco mediatica negli Stati Uniti, arrivando persino in parlamento e occupando talk show e programmi radiofonici.scie chimiche potenza

Già all’epoca i sostenitori del citato complotto erano “certi” che le ipotetiche scie chimiche apparissero diverse dalle normali scie di condensazione, delle quali non avrebbero la consistenza e le proprietà note. In particolare, secondo i cospirazionisti, esse tenderebbero a persistere più a lungo, allargandosi pian piano invece di scomparire. Ma, sulla questione, i testi e gli studi condotti a riprova dell’assoluta mancanza di fondamento scientifico alla teoria, si sono sprecati: come riporta, ad esempio, un recente studio condotto dall’Arpav, l’Agenzia regionale veneta per l’ambiente, «la scia di un aeromobile può evidenziarsi in varie forme od opacità e con varia durata, nonché con alcune caratteristiche cromatiche. Le prime tre caratteristiche sono legate al vento e alle condizioni termoigrometriche (instabilità termodinamica, turbolenza, dispersione per trasporto da parte del vento, evaporazione del condensato in aria secca, etc.). Il colore invece è effetto della rifrazione della luce sulla scia stessa, dipendente dalla sua posizione rispetto al sole e all’osservatore». Nella relazione dell’Arpav, viene altresì evidenziato che «la presenza di impurità in atmosfera è un fattore assai importante ai fini della stessa condensazione dell’acqua; così, l’emissione di minuscole impurità con le scie catalizza dietro gli aeromobili il fenomeno della condensa. Inoltre, spesso gli aeromobili emettono come essenziale prodotto di combustione proprio il vapore acqueo ad alta temperatura, che condensa a contatto con l’aria fredda dell’esterno».scie chimiche potenza

Dunque, scie chimiche a Potenza? No, l’ennesimo falso allarme. Tra le altre cose, quella più tristemente paradossale è che la catena di WhatsApp, nata dalla paura di un improbabile e “favolistico” piano globale per avvelenare l’aria e l’ambiente, in realtà è stata essa stessa la “scia chimica”: stime della Bbc rivelano che un messaggio tramite social lascia un’impronta di Co2 di 0,2 grammi nell’atmosfera, l’invio di una mail da 1 megabyte circa 4 grammi, valore che equivale alle emissioni di una lampadina da 60 watt lasciata accesa per circa mezz’ora. La situazione peggiora se si allegano emoticon e immagini: si arriva a 50 grammi. Per non parlare poi della visione di video online, comportamento che genera 300 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno, pari a circa l’intera produzione di gas serra della Spagna e all’1% delle emissioni globali. Cosa significa? Che le scie chimiche non esistono, ma che condividere stupidaggini, quello si, avvelena l’aria (oltre che la mente).

 

 

Condividi

Sull' Autore

Donato Marchisiello

Rispondi