SCIRE’, 1942

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Giampiero D'Ecclesiis scire 1942 I RACCONTI DI

GIAMPIERO D’ECCLESIIS

Buio. Gelo. Accendo una piccola torcia e sul taccuino del capitano scrivo una lettera al mio Ammore.

Ammore dolce, ti scrivo alla luce di una piccola torcia di emergenza che si va affievolendo, sono chiuso nella garitta di emergenza ormai da quattro ore, il portello è bloccato e dispero di potermi salvare. Ci hanno scoperto all’imboccatura del porto di Hayfa e non c’è stato scampo.

Ci raggiunsero prima con le bombe di profondità e appena emergemmo per cercare scampo o resa ci furono addosso senza requie, ho visto morire i miei compagni, il comandante è saltato in aria con un colpo di cannone che ci colpì da tribordo.

Subito dopo l’acqua ci ha ghermito invadendo tutto il vano di prua.

Cercammo scampo verso la poppa ma fu una corsa contro il tempo,i colpi e l’acqua che risaliva turbinosa invadendo le viscere dello Scirè.

Sono riuscito ad infilarmi nella garitta di emergenza ed ero quasi pronto ad aprire il portellone fidando che, una volta risalito in superficie, fossi salvo, sebbene prigioniero.

Ma dopo poco, quando ero quasi pronto per uscire, ci buttarono addosso altre bombe di profondità, con il fine preciso di sterminarci fino all’ultimo uomo.

Subii un contraccolpo tremendo, sono svenuto e solo dopo un tempo che non saprei definirti mi sono risvegliato al buio, nel freddo della garitta.

Quando ho cercato di riaprire il portellone mi sono accorto che le ultime esplosioni lo avevano danneggiato irrimediabilmente e così, senza altro che le mie mani e quel poco che avevo in una borsa di emergenza che mi ero portato dietro ho cercato di forzarlo. Senza successo.

Morirò. Non c’è che fare amore mio ed allora ho raccolto le mie ultime forze e su questo taccuino da sub ti scrivo queste poche parole per raccontarti le mie ultime ore.

Fa freddo Ammore mio.

Mentre le mani mi si gelano mi viene il mente il profumo del gelato di limone.

Ti ricordi Ammore? Via Caracciolo e tu con quel bel vestito pesca che mangiavi il gelato e appena mi sfioravi la mano con pudicizia.

Ti chiesi di sposarmi Vita mia e tu mi dicesti si. Lo avremmo fatto a Napoli appena finita questa guerra. E invece…..

Non piangere per me mio dolce Ammore, in questa incredibile folle guerra non sono l’unico marinaio a lasciare i suoi cari, mi consolo con la sorte che mi ha concesso, almeno, il tempo e la forza per scriverti queste parole di commiato.

Non piangere Ammore, la guerra finirà e torneranno le rondini nel cielo al posto degli aeroplani e il mare sarà luogo di pescatori e non di navi da guerra.

Ho freddo Ammore, tanto freddo. Il relitto ha subito uno scossone e adesso dalla paratoia di uscita ha iniziato a filtrare un po’ d’acqua che piano sta riempiendo la mia cella, ma non morirò affogato ho ancora la mia pistola e la userò.

Ammore, Ammore mio dolce, mi manca il tuo profumo, mi mancano i tuoi occhi verdi spalancati sul mio viso e quel tuo modo dolce di socchiuderli durante un bacio. Le tue mani, bellissime, le porterò con me sopra il mio viso e mi porteranno fino al Paradiso.

Non piangere per me Ammore e non dimenticarmi, l’acqua si innalza e ormai mi resta poco tempo e faccio una gran fatica a dominare il tremore per scrivere ancora qualche parola.

Ti amo e ti amerò sempre, tra poco chiuderò i miei occhi e l’ultimo mio pensiero saranno i tuoi occhi aperti sul mio volto.

Addio Ammore.

……………………………..

Quando riuscimmo ad aprire quel portello con la fiamma ossidrica la notai subito, una borsa di quelle a tenuta, con i lacci ancora stretti intorno alle ossa del braccio del povero marinaio sventurato che era rinchiuso.
Il Capitano Goldmann mi fece segno di recuperare la borsa e io lentamente, con rispetto, la presi cercando di non danneggiare i resti del marinaio italiano, risalimmo piano verso la nave appoggio e in quel mattino di luglio inoltrato riaprimmo la borsa.
Il testo era chiarissimo, lo fotografammo immediatamente, l’unico tragico scherzo del destino fu che proprio il nome del marinaio scritto in calce alla lettera scritta su un taccuino con la copertina di cuoio nero con sopra lo stemma della Regia Marina risultò illeggibile.
Pensai a quella donna italiana a cui era rivolta la lettera, andai a sedermi a poppa, e piansi lacrime amare da marinaio.

Cap. Samuel Ariel Astein – 
Heil HaYam HaYisraeli – Base di Haifa 34° Antisubmarine squadron

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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