SE NE VA ANGELILLO, ” L’ANGELO DALLA FACCIA SPORCA”

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GIOVANNI BENEDETTO

Antonio Valentino Angelillo, famoso calciatore degli anni 50 e 60, oriundo argentino e lucano di origini, suo nonno era di Rapone, è deceduto all’età di ottant’anni nella citta di Arezzo dove risiedeva.

Fa parte di quella generazione di calciatori oriundi che hanno popolato l’Italia calcistica in cerca di successo e di un avvenire sicuro, esodo che iniziò a partire già dagli anni trenta, e che è proseguito nel dopoguerra agli inizi degli anni cinquanta.

Nel regolamento sportivo italiano è consentito ai calciatori oriundi vestire la maglia della nazionale italiana e già nei due campionati mondiali, del 34 e 38, vinti dagli azzurri, ci fu un grande contributo di calciatori argentini e brasiliani sopratutto: Monti, Enrique Guaita ( nonno di Leandro del Potenza) Andreolo e nel 2006 Camoranesi.

Anche Angelillo insieme ad Altafini, Sivori e tanti altri hanno vestito la maglia azzurra.

La prima maglia indossata da Angiolillo, in Italia, fu quella nerazzurra dell’Inter a vent’anni nel 1957, nello stesso anno sbarcarano in Italia ” il ragioniere” Maschio che andò alla Fiorentina e il “funambolico” Sivori alla Juventus.

Nell’Inter giocò per quattro anni realizzando nel secondo anno il record dei gol segnati in serie A, 33, nel girone a 18 squadre record che mantiene tutt’ora, in quegli anni il grande giornalista Gianni Brera lo paragono’ ad un altro fuoriclasse dei suoi tempi: Alfredo Di Stefano.

Con l’arrivo di Herrera, Angiolillo, non fu più funziale al suo gioco globale che voleva impostare, essendo un calciatore che propendeva più a giocare per se stesso che per il collettivo, ma ci fu un altro motivo, che sembrava più un pretesto, che allontanò ” l’angelo della faccia sporca” da Milano: l’intensa vita amorosa notturna che egli conduceva.

Fu trasferito alla Roma nel 61 per 280 milioni di lire, ma prima di passare alla Roma, ricevette una telefonata di Gianni Agnelli il quale lo convinse a vestire la maglia bianconera per fare compagnia a Charles e Sivori, ma non fu possibile perché il calciatore scoprì che nel contratto di cessione alla Roma era vietato vestire le maglie della Juventus e del Milan.

Nella Roma trovò altri importanti compagni di squadra, Manfredini, Sormani, Orlando e disputò altri quattro anni ad alto livello pur giocando leggermente dietro le punte.

Dopo avere giocato in altri club, dal 70′ e per vent’anni, ha girato l’Italia in qualità di allenatore, nel 90 alleno’ perfino la nazionale del Marocco, l’ultimo incarico fu quello di osservatore dell’Inter dove ebbe il fiuto di scoprire e portare nel grande club un grande talento: Javier Zanetti.

 
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Sull'Autore

Giovanni Benedetto

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way
dell’ esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata.
Per vent’anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi.
Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata.
Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho
lavorato al centro , ibc, di saxa rubra, per inoltrare i segnali televisivi
e radiofonici, provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90,
attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Ho scritto articoli diffusi dai quotidiani la nuova e il quotidiano, inerenti la storia della
ricezione dei segnali televisivi in Basilicata dal 1954 ad oggi e la storia
della sede Rai di Basilicata nata nel 1959.
Collaboro col periodico di attualità e cultura, ” il messo” con sede redazionale ad Albano di Lucania e diretto da Gianni Molinari
Scrivo sul periodico ” Armonia” edito dall’associazione Rai Senior, un bimestrale nazionale destinato a tutti i dipendenti della Rai.


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