SEDOTTO E ABBANDONATO: LA TRISTE STORIA DI DANIIL KVYAT

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Ha incassato la solidarietà di Alessandro Secchi su Passione a 300 all’ora, e la stima di Mario Donnini per Autosprint. Non basteranno a Daniil Kvyat per rimanere nel giro. Il pilota russo defenestrato dalla Red Bull ha poche chances di rimanere in F1 (Gasly preme per sostituirlo in Toro Rosso dal prossimo anno e altre porte sembrano chiuse per il russo). Ed è un peccato.

Kvyat non è un fermo. Ha vinto in Formula BMW e Formula Renault, e ha conquistato il titolo GP3. Nelle quattro gare d’esordio in F1 è andato a punti in tre occasioni. Ancora acerbo è approdato in Red Bull: un inizio 2015 non proprio esaltante ha fatto però seguito a prestazioni impensabili. Che lo hanno issato al 7° posto in classifica finale: una casella davanti al compagno di squadra Ricciardo.

Anche l’inizio del 2016 non è stato esaltante. I ferraristi gliene hanno dette di tutti i colori a causa dei suoi incidenti con Sebastian Vettel (l’ultimo proprio in Russia, a Sochi). Con questa scusa Helmut Marko ha convinto la Red Bull a sostituirlo con l’astro nascente del vivaio bibitaro: Max Verstappen. Non è inverosimile pensare che l’olandese abbia forzato la mano minacciando di firmare un pre-contratto con Ferrari: questa sembrava essere una clausola dell’accordo per la fornitura dei motori del Cavallino alla Toro Rosso.

La retrocessione in Toro Rosso ha distrutto psicologicamente Kvyat. Due punti in dieci gare, più altri due nel GP di Singapore. L’entusiasmo del paddock si è acceso nell’insensata (eppure così sentita) battaglia contro Verstappen: quando l’ha visto nei proprio specchietti sulle strade della città indonesiana, Daniil si è rifiutato di lasciare spazio. La politica non belligerante delle Toro Rosso nei confronti delle macchine della Casa madre è andata in frantumi nel duello più acceso della gara di settembre. In spregio a ogni team radio piovuto dai box nel casco di Kvyat.

Kvyat, ex Red Bull, ora Toro RossoA conti fatti la Red Bull Racing non dovrebbe aver sbagliato. Aveva un pilota migliore e l’ha portato tra le sue fila: l’investimento è stato premiato con una vittoria e l’attenzione di tutta la stampa specializzata per le carambole dell’olandese volante.

Ma sotto la visiera ci stanno dei ragazzi. Il crollo emotivo che ha subito Daniil nel corso dell’anno scorso è stato palese. Prima della sostituzione, neanche Ricciardo era riuscito a portare la macchina di Milton Keynes sul podio: il duopolio Mercedes-Ferrari era più pronunciato a inizio stagione. Kvyat c’era riuscito. Lo stesso Kvyat fuori dai punti per quasi tutto il resto dell’anno alla guida della Toro Rosso.

La pressione rovesciata addosso al 22enne «russo di Roma» (parla fluentemente in italiano ed è stato spesso coinvolto dalle giornaliste di Sky in siparietti per i servizi pre-gara) era troppa. Il ragazzo non ha retto e questo potrebbe avere conseguenze letali per il suo futuro nella categoria. Ed è a mio parere sbagliato che sia permesso a una grande squadra della F1 distruggere un talento in questa maniera. Soprattutto se si tratta di un giovane talento.

Se la corsa al più giovane si trasforma in una spirale di piloti bruciati a inizio carriera, allora vale la pena appoggiare la proposta di Jacques Villeneuve di alzare l’età minima per entrare nel Circus a 21 anni.

Anche perché farsi licenziare per telefono non è umano. «La chiamata è durata 20 minuti» riportava Motorsport.com in un articolo del 18 agosto. «Poi sono tornato a letto a finire di vedere la puntata del telefilm che stavo seguendo [Il Trono di Spade]». Daniil, meritavi di più.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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