SEGNI E SEGNALI DALL’OCCULTO

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LUCIO TUFANO

LUCIO TUFANO

Oracoli consultati da ogni essere umano, medichesse e cerusici, stre­ghe e fattucchiere assorte nella preparazione di bevande ed intrugli, quoti­dianamente convocati da signori, borghesi, popolani e potenti, oppressi a loro volta da incubi e portati a riverire con timore, rispetto e credulità la “buona donna” o la “bella donna”, così come veniva indicata la strega o la fattucchiera, e come viene denominato il farmaco che, ancora oggi, si usa per lenire il dolore. Erbe e piante dalle quali si ricavavano misture e rimedi e dalle quali occorreva allontanarsi per l’odore che emanavano o per l’am­biguo colore delle loro foglie ma che, se amministrate in decotti o in distillati assieme ad altre sostanze, erano considerate efficaci come rimedi.

Si rinvenivano nelle lande più selvagge e nei posti più scoscesi, adoperate dalle masciare, dalle streghe e dai masciari in odore del demonio.

Eppure Paracelso a Basilea, nel 1527, ripudiò la scienza medica di­chiarando di non conoscere altro se non quanto egli aveva appreso dalle streghe. Questo a dimostrare come tali soggetti avessero acquistato fama e potere presso le popolazioni. È per questo e non solo per questo che si è sempre parlato d’esponenti di un mondo tenebroso e occulto fatto di stra­ne operazioni, di ributtanti alchimìe, e di reali o illusorie guarigioni. Tali en­tità, segnalatrici ed assurte a grande fama presso

PARACELSO ( RITRATTO)

PARACELSO ( RITRATTO)

le varie contrade nella considerazione e nel culto della gente, per una serie di eventi indicibili, ri­velavano di essere principio, motivo e fine del proprio fato” e di costituire ­lo afferma D’Annunzio nel suo Le vergini delle rocce “il tramite conservatore di una energia molteplice … le radici della sostanza, là dove dorme l’a­nima indistruttibile degli avi” facendogli capire come “ciascuna vita fosse somma delle vite precedenti”.

Infatti che cosa spinge ancora gli esseri umani a tendere l’orecchio o a cogliere PARACELSO 2e captare i segnali di indovini, astrologhi, maghi, decifrabili o meno verità, al fine di rasserenarsi, di superare le fasi di panico ed uscire dalle frequenti trappole ed insidie della vita? A tale assillo, che da sempre affligge l’uomo, si è attribuita una misteriosa ingerenza demoniaca.

Perciò vi sono state sensibilità superiori o terrigne, intimamente uma­ne o eccelse che avevano facoltà speciali e segnalavano il male. Sinisgalli nel suo Horror Vacui avverte come “la prova della presenza dell’abisso al nostro lato e lo spavento che di questo vuoto, di questo precipizio, del qua­le ci troviamo sempre a pestare l’orlo come dei sonnambuli, noi proverem­mo, fino ad ammutolire, a perdere la voce se potessimo vederlo, ci è data dalla nostra coscienza, in certi giorni in cui una cadutMedioEvo_Universalis_CARTA_CERUSICO_dettaglioa della memoria ci avverte dell’istantanea lacerazione della rete che ci tiene vivi e salvi sopra l’abisso …”.

Studiosi, storici e ricercatori, antropologi e sociologi, scrittori hanno parlato di un connubio tra l’umano e l’extraumano, tra il reale e l’esoterico, del rapporto tra natura e magia. Gabriele De Rosa ci racconta, nel suo Ve­scovi, popolo e magia nel Sud[1], come fattucchieri e magiari, oscenità e sfrenatezze sessuali, patti e riti con il diavolo, segnalatori fauneschi eterni della mitologia del nostro mondo meridionale “impregnati di paganità, fug­gissero la disperazione attraverso il sogghigno, la beffa crudele e l’orgia facendo intimamente parte di una procedura e di una liturgia opposta e in­versamente proporzionale a quella cristiana, agli antipodi della religiosità”.

Tant’è che i vescovi con i loro appelli e editti raccomandavano al popolo ed ai parroci di stare lontani da siffatte operazioni, venendo in conflitto ­sottolinea il prof. De Rosa – “con la massa opaca dei pastori e demalocchio2i guardiani di armenti, con i fedeli che facevano pratica di magia ed erano impregnati da capo a piedi di superstizione, con il clero che si accomodava ai costumi­ locali, che era spesso corrotto, concubinario e usurario, con i confessori che chiudevano gli occhi, e nulla facevano per incutere il timore di Dio”.

LA SANTONA DI PESCOPAGANO

LA SANTONA DI PESCOPAGANO

“La mentalità pagana – annota ancora De Rosa – con i pregiudizi e l’at­trazione per le pratiche e per la superstizione, s’infiltrava dappertutto e guastava la vita religiosa.

La carnalità alterava ogni rapporto con il trascendente. Vizi che anco­ra alla fine dell’ottocento denunciava monsignor Nicola Monterisi”.

Nella vallata di San Giorgio, un tempo monotona e brulla – lo racconta Tommaso Claps in Al piè del Carmine[2] – lungo i lividi e limacciosi torrenti del­la Tiera e di Rivisco che diffondevano la malaria in tutta la squallida con­trada di Stompagno e Lavangone, al punto di chiamarsi Macchia Maligna, era capitata nel casale un forcone arso di masciara, magra e scura come il manico di un forcone bruciato, brutta e cattiva di nome zì Catarinona …

Quelli che andavano da lei per le pratiche, a stoppare le storte, a me­nar coppe, a cavar sangue agli ammalati e a far da mammana, erano capaci di ammazzare se qualcuno osava dubitare della sua abilità.

Intravedeva i segni della buon-annata, salvò il figlio di Caluscio che era tornato da soldato con i piedi gonfi, una ciocca per un malocchio; fece morire il figlio di Cucchiaredda, nonostante la salute di un bufalo che, per non aver voluto sposare la nipote rimasta incinta era scappato in America, e salvò con i suoi scongiuri, Marcantonio Masciangelo, il mulacchio o trovatello di Vrascina, che avevano trovato con la saraca inta la sacchetta, quando fu appiccato il fuoco al bosco della Vardenna. Persegui­tò Canio Magnorra lu canceddarese che non aveva voluto vivere con lei fino a portarlo al giudizio della Corte d’Assise, riuscendo a penetrare nella sua capanna quando questo dormiva nel casale degli spiriti per met­tergli sulla testa ossicelli di morto e pupazzetti di bronzo, recitando certe sue perverse orazioni per una fattura che neppure il padreterno riuscì a to­gliere.MA CHE STREGA CHE SEI-

Ma tutto ciò non poteva esaurirsi nel tempo trascorso tra ignoranza e superstizione, giacché nel novecentocinquanta anche Ernesto De Martino, nelle sue escursioni in Lucania, ebbe modo di incontrare questi segnalatori, maghi contadini come zì Giuseppe Calvello, a pochi chilometri da Albano di Lucania, presso il “Ponte della vecchia sul Basento” ed altri a Tricarico, ad Oppido e a Genzano. Era consuetudine di attribuire il male esistenziale e le disgrazie individuali alle fatture, all’elaborazione della volontà delle ma­sciare come il tentativo di attenuare l’irrazionale. Vi erano conflitti tra masciara e vittima come quello di Canio de Grazia, contadino, che fu strap­pato di notte dal suo letto dalla masciara, scarmigliata e a cavallo di un grosso cane bianco, per essere trasportato ad un convegno su di una mon­tagna nei pressi di San Chirico Nuovo. Tale ideologia di convegni e di stre­ghe in luoghi determinati si è collegata ad esperienze allucinatorie di viaggi psichici che le persone erano convinte di aver realmente effettuato. Tutto ciò non poteva che riferirsi alle desolate condizioni di una regione depres­sa, esposta alla furia del tempo e degli elementi, afflitta da terremoti, da malaria e da rapine, dal terrorismo brigantesco, isolata e disperata, ove l’intervento dello Stato, quando si verificava, era di inquisizione e di rap­presaglia, fiscale o persecutorio.

 

 

[1] Gabriele De Rosa. Vescovi, popolo e magia nel Sud. Lenida Editori, Napoli 1971.

[2] Tommaso Claps. Al piè del Carmine: Bonetti e novelle basilicatesi. Editori Roux e Viarengo, Roma-Torino, 1906.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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