Silenzio, parla Bardi.

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A una settimana dalle elezioni regionali, regna sovrano il silenzio. Eletti e sconfitti tacciono, mentre gli elettori continuano a giocare la carta dell’indovino su chi sarà nominato assessore e su chi andrà a coprire altri importanti ruoli chiave dell’amministrazione regionale. Ruoli occupati militarmente da una parte politica e, in parte, dall’atra parte politica, secondo il gioco delle parti. Uno scioglilingua che, Cencelli, trasformò in metodo matematico per tenere insieme capre e cavoli. Un metodo che, a quanto pare, non è stato ancora superato da nessun sistema. Piaccia o non piaccia, il metodo Cencelli, se messo in discussione, provoca allungamento dei tempi di accordi e scontenti generali.
A proposito di Generali, il neoeletto presidente Vito Bardi, generale della Guardia di Finanza in congedo, con una nota ufficiale, fa sapere ai dirigenti che le nomine e le proroghe non sono ammesse fino a nuovo insediamento completato e che gradirebbe, in tempi brevi, avere una mappa completa della geografia istituzionale degli uomini e delle donne che collaborano con i dipartimenti, negli enti, nelle agenzie ecc.
Un atto dovuto e legittimo da parte di Bardi che vorrà certamente comprendere meglio qual è lo stato dell’arte delle attività dipartimentali e quale sia il contributo che dirigenti, convenzionati e incaricati offrono quotidianamente alle attività amministrative. Soprattutto, vorrà comprendere, in ragione di quale tipo di competenza, questi ultimi, occuperebbero certi spazi. Auspichiamo che siano queste le ragioni che abbiano mosso il Generale a compiere il primo atto ufficiale da governatore in pectore della Regione Basilicata. Qualcuno però, più concretamente, sostiene che il generale, con questa missiva indirizzata al Direttore generale dell’Ente, abbia dovuto assecondare le richieste di legittimo appetito delle seconde e terze file le quali si sarebbero spese in campagna elettorale sancendo il meritato successo della coalizione di centrodestra.
Nel giorno della celebrazione del 25esimo anniversario della fondazione di Forza Italia, alla sua prima uscita pubblica da Presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, nel suo intervento, però, sgombra il campo da qualsiasi dubbio di questo tipo, insistendo sulla volontà di superare il clientelismo del quale accusa il centrosinistra di essere stato portatore sano negli anni di governo regionale, volendo preferire dal canto suo “meritocrazia e competenze”. Inoltre ha chiarito che vorrà “(…) Contrapporre alle politiche assistenzialistiche del Movimento Cinque Stelle, politiche del lavoro e sviluppo effettivo”. Interessanti propositi per un neofita della politica.
Un messaggio forte e chiaro anche per gli alleati cui è stato recapitato implicitamente l’invito a scegliere nomi e curriculum di rilievo prima ancora che amici per dare corso alla massiccia sostituzione dell’esercito di questuanti, tra i quali una robusta pattuglia fatta da chi, dopo essere stato accontentato in tutto e per tutto dal centrosinistra, ha deciso di cambiare interlocutore sperando di non essere investito dallo tsunami che ha colpito i loro ex dante causa.
L’idea è semplice ma oggettivamente perfetta: Al posto degli amici degli amici e basta, gli amici competenti degli amici e basta.
Per la cronaca, il generale, nel suo intervento all’assemblea Forzista, ha anche ribadito a Silvio Berlusconi la sua incondizionata fedeltà politica, impegnandosi, “oggi come 25 anni fa, convintamente, a restare al suo fianco (al fianco di Berlusconi ndr) nella sfida per l’Europa rispondendo: Presente!”
Nel frattempo, in Basilicata, si ricalcolano i voti per l’attribuzione dei seggi aggiudicati in un primo momento secondo un calcolo matematico giudicato errato.
Dopo giorni trascorsi dallo scrutinio, infatti, ancora non sembra sciogliersi il nodo sui nomi degli eletti e quelli esclusi. L’ex assessore Luca Braia a Matera, teme per il suo scranno regionale che potrebbe essere assegnato al Progressista Pasquale Bellitti. Così come l’ultimo seggio assegnato alla Lega nella circoscrizione potentina per l’unica donna che dovrebbe sedere in consiglio regionale, potrebbe essere assegnato al primo della lista di Fratelli d’Italia, il consigliere uscente Gianni Rosa. Mentre, il seggio del segretario regionale del Partito Democratico, Mario Polese, consigliere uscente, potrebbe addirittura essere assegnato al primo dei non eletti della lista Avanti Basilicata, il collega di partito, Vincenzo Robortella. Un guazzabuglio legislativo che, per la verità, la Basilicata e i suoi cittadini non meritano di subire, specie se causato da un calcolo di potere ex ante.
Un epilogo miserevole per una classe dirigente che, a questo punto, deve necessariamente prendere atto del totale fallimento politico della propria azione, facendosi da parte definitivamente per consentire a nuove energie di costruire un’alternativa di rinnovamento concreto e reale.
Non è possibile in un paese normale che, a distanza di una settimana dal voto, nel silenzio generale della politica, unica vera assente, non si è ancora in grado di conoscere l’esito del voto. Esito che, viceversa, dovrebbe essere la cosa più semplice da stabilire e che invece, per esigenze di parte di chi scrive e approva leggi elettorali, si trasforma in incubo per alcuni, speranza per altri e incertezza assoluta per i cittadini. Cittadini che restano sempre e comunque aggrappati a promesse elettorali e all’illusione che qualcosa possa realmente cambiare sperando che non avvenga solo in meno peggio.

Giuseppe Digilio

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