Un appello al governo Meloni e ai vertici di Stellantis per rilanciare gli stabilimenti italiani è stato al centro della forte mobilitazione dei lavoratori del gruppo che in ventimila hano sfilato dino a Piazza del Popolo a Roma. le sigle presenti (Fiom-Cgil, Fim-Cisl, Uil Metalmeccanici) sisono per la prima volta da tanto tempo presentate insieme ed unite, a dimostrazione della gravità della sittuazione. Stellantis mentre dimezza la capacità produttiva dello stabilimento di Melfi e di tutto l’indotto lucano di componentistica, raddoppia la capacità produttiva dello stabilimento di Kenitra in Marocco”. Sono racchiusi nel dossier di Confindustria Basilicata, depositato ieri in Terza
commissione consiliare regionale, i timori per il futuro del comparto automotive lucano. Auditi dai consiglieri regionali il presidente Francesco Somma ed il direttore Giuseppe Carriero snocciolano non solo dati e percentuali ma chiedono interventi e presentano proposte. Questo perché – come evidenziato nel dossier – “da più di due anni assistiamo al graduale ma costante smantellamento dell’automotive a Melfi. Intanto, i nuovi investimenti da parte del Gruppo nella provincia di Kenitra in Marocco proseguono. “La situazione in cui versa il settore automotive nella nostra regione è sempre più preoccupante. La riorganizzazione del sito produttivo Stellantis di Melfi va avanti e l’indotto fa sempre più fatica a mantenere il passo della committente, a causa della poca visibilità sulle nuove commesse e dei volumi da produrre nel prossimo futuro” sottolinea il presidente di Confindustria Somma che, ricordando come “ad oggi solo il 50% circa dei fornitori dell’indotto ha acquisito commesse sulle nuove vetture da produrre a Melfi” spiega che “decisive saranno le prossime settimane per invertire la rotta e provare a incidere su una strategia industriale che attualmente prevede per Melfi una produzione pari a meno della metà delle autovetture rispetto alla capacità produttiva massima raggiunta”. “In assenza di risposte, ci troveremo presto di fronte a una prospettiva di desertificazione industriale, e quindi di collasso dell’economia regionale con perdite occupazionali consistenti, solo sull’indotto di Melfi si potrebbe arrivare al 50% in meno di occupati” mettono in luce gli esponenti di Confindustria. Un timore quello della perdita dei posti di lavoro condivisa anche dagli esponenti dei sindacati dei metalmeccanici (Cgil Fiom, Cisl Fim, Uil Uilm, Ugl Uglm, Fismic Confsal e Aqcfr) e dal sindaco di Melfi Giuseppe Maglione che dopo aver sottolineato il “clima di grande incertezza che grava sullo stabilimenti Stellantis di San Nicola” mettono in luce “la necessità di rivedere anche le scelte sull’elettrico”. “Metà della produzione e dell’occupazione è concentrata su Melfi – spiega il primo cittadino Maglione – Si tratta di un fatturato importante per il Pil della Basilicata e di una crisi che impoverisce l’intero territorio, creando anche spopolamento”. Di qui, l’idea di un obiettivo comune e condiviso per risollevare le sorti di un’azienda che contribuisce “in modo determinante a sostenere il Pil regionale e a tutela dell’occupazione”.
STELLANTIS, LA SCIAGURATA SCELTA DEL MAROCCO
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