NINO CARELLA
Il PD perde le amministrative e non lo sa. O fa finta di non saperlo.
I vertici nazionali del PD, in perenne esaltazione, minimizzano la sconfitta. Dicono che non è andata bene, ma che poteva andare peggio. Che sostanzialmente il progetto tiene, al massimo la colpa è degli irresponsabili a sinistra che hanno abbandonato il partito.
Ma se la fotografia dà parzialmente ragione alla lettura autoassolutiva del renzismo, è il film che la smentisce: è vero infatti che il centrosinistra vince in 67 grandi Comuni e il centrodestra in 59; ma si partitva con il centrosinistra in netto vantaggio: 81 amministrazioni di centrosinistra, contro le 41 del centrodestra.
“Rispetto al passato quindi c’è stato un arretramento del centrosinistra e un avanzamento del centrodestra” sentenzia Youtrend. E c’è poco da arrampicarsi sugli specchi.
Anche il M5S avanza, passando da 3 a 8 comuni. Numeri piccoli per i Movimento che fanno presuntuosamente sorridere chi magari li rapporta ai 20 Comuni vinti da liste civiche (e insomma il Movimento di Grillo altro non sarebbe che una grande civica nazionale, con i limiti e i difetti del caso). Ma che segnano l’avanzata dei grillini sui territori, segnale sempre molto pericoloso per chi auspica di sgonfiarlo. Ma che i vertici del PD, in perenne esaltazione, non vedono. O fanno finta di non vedere.
Infatti, è con tutta evidenza il PD a soffrire la sconfitta maggiore. Da dove arriva allora tanta spocchia e sciatteria nel fare spallucce al risultato e andare imperterriti avanti per la propria, sdrucciolevole strada? In passato segretari nazionali si sono dimessi di fronte a battute d’arresto anche meno clamorose, perchè si rendeva evidente, o quanto meno plausibile, che la linea politica condotta dai vertici non pagava in termini di consenso. E la prima regola era: non danneggiare il partito. Forse talvolta si è anche esagerato con i sensi di colpa, a scapito di una continuita politica che necessitava di tempo medio lunghi per decantare, ma ciò non dovrebbe sollevare Renzi e il suo cerchio magico dal fare una profonda riflessione, dopo la terza o quarta sconfitta elettorale consecutiva. Il mito del 40,2% è rimasto sullo sfondo delle slide di quell’assemblea Nazionale in cui fu strombazzato per ore; e non è più tornato.
C’è chiaramente qualcosa che non funziona nella strategia renziana; nell’idea di base, di trascinare il PD al centro per accaparrarsi i voti in uscita libera per l’imminente caduta di Berlusconi e spaesamento del suo elettorato di riferimento, che ha un evidente limite: Berlusconi è infatti ancora vivo e vegeto, e lotta cone un leone, nonostante si faccia ritrarre con teneri agnellini come testimonial.
I voti del centrodestra, sono in cassaforte al centrodestra. È verosimile a questo punto pensare che non usciranno di là, al limite verranno sversati in capo al loro leader di turno. Ed è triste pensare che, dal loro punto di vista, le destre stiano compiendo un percorso di selezione della classe dirigente assai articolato e meritocratico, misurato con il dato concreto dei risultati elettorali e dei sondaggi. E se si imporrà Salvini, sarà per investitura popolare, conquistata sul campo, e per efficacia comunicativa scientificamente dimostrabile. Non (solo) per la mano in capo di qualcuno. Come non vedere in questo il razionale disegno di un uomo d’impresa? Che evidentemente, sta preparando la sua eredità, in barba a qualunque patto Nazareno precedentemente sottoscritto.
Possibile che Renzi non se ne renda conto? Quanto tentativi di scardinare quella cassaforte deve fare ancora, prima di rassegnarsi all’evidenza, e capire che l’Italia non ha bisogno di un’altra destra, ma di un grande, moderno, vero, trasparente partito socialdemocratico? Che indirizzi il Paese verso uno scatto di sviluppo sostenibile, di servizi pubblici efficienti, di mercato regolamentato, di temperamento delle disuguaglianze, di certezza nei rapporti lavoro, di sostegno alla famiglia, di apertura sociale, di protezione dell’ambiente, di integrazione europea, di espansione dei diritti e… devo continuare? Vi prego, basta, la risposta a tutto non può essere: 80 euro.
E se una parte si scivola al centro, quanto ci vorrà dall’altra a capire che non è ri-facendo un altro glorioso partito comunista che si intercetteranno bisogni e istanze della “sinistra”?
Basta leggere i giornali per percepire il grande turbinìo e movimento nel centro-sinistra, di questi tempi.
- La sensazione, però, è che si continui a girare, a girare, a girare a vuoto…
