Anche se il Ministro Lorenzin ha dovuto ieri sera frenare sull’intesa Governo -Regione per l’obbligatorietà delle vaccinazioni infantili ai fini dell’ammissione nelle scuole materne e primarie, l’accordo ha dimostrato che la Conferenza Stato-Regioni può essere un luogo decisionale vero, e addirittura quella Camera delle Regioni che invano Renzi ha cercato di far passare nel progetto costituzionale. Forse se si fosse fermato ai Governatori di regioni e Province autonome ce l’avrebbe pure fatta perché il peso elettorale di alcuni Governatori ha pesato non poco nel recente voto referendario. E’ però un fatto che da qualche tempo le Regioni, o per farsi perdonare i disastri che in questi quindici anni hanno combinato, o per un sussulto di orgoglio rispetto ad una opinione pubblica che vedeva perfino di buon occhio la loro cancellazione, hanno capito che nell’unità possono trovare una identità di Stato e hanno messo a segno alcune decisioni comuni, imponendo al governo la linea da tenere. E’ successo con le dieci regioni, poi nove, che hanno proposto l’iniziativa referendaria sul quello che impropriamente è stato definito la”# trivellazioneinmare “, e che alcuni Governatori hanno cavalcato in maniera mirabile e personale fino a diventarne personaggi protagonisti, è successo con i Lea, è successo appunto con i vaccini , sulla quale materia pure hanno dovuto superare le resistenze di alcuni Governatori più possibilisti circa la obbligatorietà della norma. Se si continua di questo passo, si potenzia e legittima uno strumento che è essenziale per portare le istanze dei territori , oggi inascoltate per colpa di un Parlamento che non veniva eletto dal basso ma nominato dall’alto. Stona in tutto questo quadro la mancanza di dialogo tra le regioni del Sud, che più avrebbero il dovere di mettersi insieme, perché in difficoltà socioeconomica, alle prese con un problema immigratorio che nei territori poveri crea disagio e diffidenza, e vittime di un sistema privatistico privato che guarda al Nord come il suo terreno di manovra privilegiato, dalle banche ,alle società partecipate al pubblico, alle grandi aziende.
Il perché i governatori del Sud si salutano appena, lo si deve forse andare a cercare nella cultura antropologica di questa parte d’Italia, con autorità investite dal consenso pubblico che si comportano come i nobili di un tempo, ognuno aspettandosi che l’inchino lo faccia gli altri, chi perché è più grande demograficamente, chi perché è più donatore rispetto agli interessi generali, chi perché la pensa diversamente dal punto di vista politico e non vuole potenziare la forza degli altri. Insomma quello che succedeva su scala piccola, dei marchesi e dei conti che se sin riunivano era solo per parlare male degli altri,sta avvenendo con mezza parte d’Italia che è pronta più a seguire quelli che stanno lontano mille miglia che a fare un condominio con i vicini di casa. Eppure siamo nell’emergenza più vera, con vulcani a rischio, terremoti in scadenza, disoccupazione giovanile in crescita esponenziale. Signori Governtori, la gente vi guarda e voi dovete fare qualcosa.