SUL FILO DELL’ACQUA, DONO DA SAPER CUSTODIRE

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Mario Santoro

Chiare, fresche e dolci acque,
ove le belle membra
pose colei che sola a me par donna…
(Petrarca – Canzoniere – CXXVI).

 

I versi memorabili di Francesco Petrarca rendono al meglio il valore e il significato delle
acque che caratterizzano il luogo e gli conferiscono un’armosfera di sacralità al punto che
il poeta desidera, se il destino gli sarà avverso, che il suo corpo possa essere sepolto
proprio lì e cioè presso le ‘chiare fresche e dolci acque’ gradite alla sua Laura.
E Francesco d’Assisi nel ‘Cantico delle Creature’ dichiara con solenne semplicità:
Laudato sii, o mio Signore, per sora Acqua,
la quale è molto utile, umile, preziosa e casta
L’acqua, uno dei quattro elementi della natura che il filosofo Talete reputa principio della
vita, era considerata finanche sacra presso gli antichi ed utilizzata anche per ragioni votive
in taluni riti, sia per purificare il corpo delle vittime sacrificate agli dei, sia per onorare i
morti come scrive Foscolo nel carme ‘Dei sepolcri’:
Le fontane versando acque lustrali
amaranti educavano e viole
su la funebre zolla; …
Non a caso cantata fin dall’antichità come testimonia Eraclito:
Dalla terra nasce l’acqua
dall’acqua nasce l’anima…
E’ fiume, è mare, è lago, stagno,
ghiaccio e quant’altro…
è dolce, salata, salmastra,
è luogo presso cui ci si ferma
e su cui si viaggia,
è piacere e paura,
nemica e amica
è confine ed infinito
è cambiamento e immutabilità
ricordo e oblio.
Insomma l’acqua è tutto! E la religione cattolica ha fatto proprio questo uso trasformando
l’acqua lustrale in acqua santa o benedetta.
Eppure sovente essa è trascurata e finanche sprecata come come accade ai beni di cui c’è
abbondanza. Si coglie tutta l’importanza o l’indispensabilità quando viene meno o si è
costretti alla limitazione, come ha sperimentato, con palese sofferenza, recentemente la
nostra regione.
E se solo nel 1992 l’Onu ha istituito la giornata dell’acqua, va detto che i poeti moderni e
contemporanei si sono sbizzarriti a cantarla.
Così Montale sottilinea la sua purezza:
L’acqua è la forza che ti tempra,

nell’acqua ti ritrovi e ti rinnovi:
noi ti pensiamo come un’alga, un ciottolo,
come un’equorea creatura
che la salsedine non intacca
ma torna al lito più pura.
E il poeta Ungaretti pone in evidenza il beneficio fisico-spirituale del bagno nel fiume
Isonzo:
Stamani mi sono disteso
in un’urna d’acqua
e come una reliquia
ho riposato.
L’Isonzo scorrendo
mi levigava
come un suo sasso.
Ho tirato su
le mie quattr’ossa
e me ne sonno andato
come un acrobata
sull’acqua.
Federico Garcia Lorca esalta l’eternità della stessa e la misteriosità nel suo sgorgare dalla
roccia:
E la canzone dell’acqua
è una cosa eterna.
E’ la linfa profonda
che fa maturare i campi.
E’ sangue di poeti
che lasciano smarrire
le loro anime nei sentieri
della natura.
Che armonia spande
sgorgando dalla roccia!

Fontane piccole e semplici, con o senza le vasche retrostanti, semplici sorgenti tra i monti,
anche piccole polle gorgoglianti, generano sempre una sensazione armoniosa di pace e di
serenità e hanno il potere di appagare e di ingentilire conquistando il fanciullino pascoliano
che è dentro di noi, E viene facile recitare con Arturo Graf:
Gelida, cristallina
dalla rupe zamplilla
l’onda; giù per la china
fugge guizzando, brilla
del sole al lume, e franta
ride fra i sassi,
in mezzo all’erba e canta.
Io son la dolce e pura
acqua che vien dal cielo,
onda che in nube e gelo,

si muta e trasfigura;
la lucida e gioconda
acqua son io
che terge e che feconda…
…Splende per tutti il sole;
alla pura onda mia beve chi vuole.
E sempre per rimanere alla letteratura corre l’obbligo di ricordare le ben note Fonti del
Clitumno del poeta Carducci nel rimando felice alle greggi:
…per l’aure odora fresco di silvestri
salvie e di timi,
scendon al vespero umido, o Clitumno…
Ed è la stessa acqua che rimbalza allegramente e gioiosamente, secondo Angiolo Silvio Novaro:
C’era una volta un giovane ruscello
color di perla che alla vecchia valle
tra molli giunchi e pratelline gialle
correva snello…
Il suo apparire sbarazzino non consente all’acqua di fermarsi a giocare con il bambino che vanamente protende le mani, implora e vorrebbe trattenere il flusso della corrente. Il ruscello è atteso dalla ‘vispa e provvida massaia’, ‘dalla ruota del mulino’ dal gregge
che a sera porge il muso
avido a bere quest’onda chiara
e gode s’io lo sazio, e poi ripara
contento al chiuso…
Ed è la stessa acqua dei fiumi ungarettiani: Serchio, Nilo, Senna, Tevere. Risulta implicito il senso della sopravvivenza che sempre si accompagna al suo dolce fluire.
Resta l’acqua, nella sua varietà ed estrema utilità, bene prezioso come sottolinea
D’annunzio:
Acqua di monte
acqua di fonte
acqua piovana
acqua sovrana
acqua che odo
acqua che lodo
acqua che squilli
acqua che brilli
acqua che canti e piangi
acqua che ridi e muggi.
Tu sei la vita
e sempre sempre fuggi.
Ed è tanto più preziosa, se prossima alla fine come scrive Palazzeschi e cade dal cannello lentissimamente, una goccia ogni tanto, con rumore diverso, monotono e anche fastidioso come di chi tossisce e non riesce a fermarsi:
Clof, clop, cloch,
clof ete,
cloppete,

clocchete
chchch…
E’ giù nel cortile.
La povera
fontana
malata;
che spasimo!
Sentirla tossire…
E piace per gradevolezza e simpatia l’immagine, ancora di Palazzeschi, della persona ormai vecchia che trova modo di riposare e di addormentarsi al rumore dell’acqua presso la fonte, dove magari si è ancora una volta dissetata:
Centanni ha la vecchia…
Al dolce romore dell’acqua
la vecchia s’addorme,
e resta dormendo nel dolce romore
dei giorni dei giorni dei giorni…
Verrebbe decisamente voglia di abbandonarsi alle tante filastrocche che tutti abbiamo imparato nell’infanzia e nella prima fanciullezza.
Dall’acqua alle fontane capaci di raccogliere l’acqua e di contenerla e presenti nelle città, nei paesi, nei luoghi di campagna, il passo è breve quanto obbligatorio. Tornano così alla memoria fontane come simboli di vita, come elementi di unione, luoghi di incontro e di teneri innamoramenti, segni di civiltà, veri e propri monumenti. Basti pensare tra le più antiche alla ‘Fortebranda’ di Siena, alla ‘Docciola’ e alla ‘Mandringa di
Volterra’, alla ‘Fonte Maggiore’ di Perugia, alla fontana di piazza della Morte a Viterbo, alla ‘Barcaccia’ al ‘Tritone’, alla fontana di Trevi solo per fare qualche nome o ancora alle fonti della letteratura come la ‘Fons Bandusiae’ cara ad Orazio con la sua acqua ‘splendidior vitro’ o ancora alla fonte ‘già sì chiara e pura’ cui fa riferimento Ariosto che poi diventa terribilmente sporca, ad opera del folle Orlando, che
…rami e tronchi e sassi e zolle
non cessò di gittar ne le bell’onde.
Ed è sempre l’acqua che viene dal sottosuolo come un miracolo e si offre incondizionatamente e generosamente a tutti gli uomini che magari non sempre sanno goderla in pace come dichiara Silone: All’entrata di Fontamara, sotto una macera di sassi, sgorga una povera polla d’acqua, simile a una pozzanghera. Dopo alcuni passi, l’acqua scava un buco, sparisce nella terra pietrosa, e riappare ai piedi della collina, più abbondante, in forma di ruscello. Prima di avviarsi verso il piano, il ruscello col suo fosso fa molti giri. Da essi i cafoni di Fontamara han sempre tratto l’acqua pEr irrigare i pochi campi che possiedono ai piedi della collina e che sono la magra ricchezza del villaggio. Per spartirsi l’acqua del ruscello ogni estate
tra i cafoni scoppiano spesso liti furibonde…
E torniamo alle fontane, ai giochi di acqua, agli zampilli capaci di creare situazioni straordinarie, con la diversità dei rumori che talora assordano, generando emozione e incantano anche se di notte tacciono, alle mille bocche zampillanti negli intricati e aggrovigliati percorsi, ricorrendo a uno stralcio della bella pagina di D’Annunzio sulla apertura di una fontana artistica da lungo tempo chiusa: Dalla sommità uno zampillo eruppe sibilando lucido e rapido come un colpo di stocco vibrato contro l’azzurro; si franse, si ritrasse, esitò, risorse più dritto e più forte; si mantenne alto nell’aria, si fece adamantino, divenne uno stelo, parve fiorire. Uno strepito breve e netto come lo schiocco di una frusta echeggiò da prima nel chiuso; poi fu come uno scroscio di risa poderose, fu come uno scoppio d’applausi, fu come un rovescio di pioggia. Tutte le bocche diedero i loro getti che si curvarono in arco a riempire le conche sottoposte. La pietra bagnandosi qua e là si copriva di macchie oscure, luccicava nelle parti levigate, si rigava di rivoli sempre più spessi:- infine gioì tutta quanta al contatto dell’acqua, parve aprire alle gocce innumerevoli tutti i suoi pori, si ravvivò come un albero beneficato da una nube. Rapidamente le cavità più anguste si riempirono, traboccarono, composero corone argentee di continuo distrutte, di continuo rinnovellate. Come si moltiplicavano i giochi istantanei giù per la diversità delle sculture, crescevano i suoni ininterrotti formando una musica sempre più profonda nel grande echéggio delle pareti. Gagliardi su la volubile sinfonia dell’acqua cadente nell’acqua. Dominavano gli
scrosci e gli schianti dello zampillo centrale che frangeva contro le cervici dei tritoni…
Pezzo di rara bravura!
E ancora ci soffermiamo sull’acqua dei grandi lavatoi pubblici come scrive Zola nel libro
‘L’assommoir’:
Il lavatoio era verso la metà della strada, nel punto in cui la via cominciava a salire.
Sopra una costruzione piatta, tre enormi serbatoi d’acqua, formati da cilindri di zinco
bullonati, mostravano la loro rotondità grigia; mentre dietro si levava l’essiccatorio, un
secondo piano altissimo, chiuso da tutte le parti da persiane a stecche sottili, attraverso
alle quali passava l’aria, e che lasciavano vedere la biancheria appesa ai fili di ottone. A
destra dei serbatoi, il tubo della macchina a vapore emetteva, a ritmo nutrito e regolare,
getti di fumo bianco…
…Lungo le lastre, ai due lati della corsia centrale, c’erano file di donne, con le braccia
nude fino alle spalle, col collo nudo, le sottane rimboccate, che mostravano le calze di
colore e le grosse scarpe a legazzi. Battevano furiosamente i panni, ridevano, si
rovesciavano all’indietro per gridare una parola nel fracasso, si curvavano in fondo ai
loro mastelli, sguaiate, brutali, madide come in un acquazzone, con le carni arrossate.
Intorno a loro, sotto di loro, era uno scroscio continuo di secchi d’acqua fredda, aperti
che schizzavano, di colpi dei battitoi, di sgocciolatura di biancheria risciacquata, di pozze
scalpicciate che scolavano in rigagnoli sul pavimento in pendio.
La mente va anche al ricordo della tante fontane della nostra città che erano belle a vedersi e dislocate in maniera funzionale, al centro come alle periferie. Davano il senso dell’abbondanza e del recuperato benessere nel getto continuo dell’acqua, di notte come di giorno. Anche le viuzze e le piazze minime dei paesi e le piccole località avevano fontane che risuonavano allegre e tenevano compagnia.
Di esse parleremo in altra occasione!
Ora che tantissime fontane pubbliche sono del tutto scomparse o sistematicamente chiuse senza lasciare scorrere l’acqua neanche per l’emergenza, non possiamo sentire l’allegro suono, e ci accorgiamo che, con la loro assenza, un mondo carico di suggestione, di buone pratiche, di autentico incanto ci viene a mancare, così come taluni aspetti della civiltà passata, fatta di usi e di consuetudini, di incontri, di scambi di idee, di socializzazione alla buona, vengono meno; insomma una parte del nostro vissuto, quella più suggestiva se, per tanti aspetti, non la più bella, non ci appartiene più e la nostra stessa identità è messa in discussione. Stiamo certamente meglio perché abbiamo tanto di più e al tempo stesso ci sentiamo più poveri in spirito e, a tratti, ci prende una sottile nostalgia e desideriamo sempre più fare come la vecchia centenaria di Palazzeschi che si ‘addorme alla fontana’ e fanciullescamente vorremmo anche noi ripetere le antiche cantilene e passare in rassegna le fanciulle di un tempo, rosse negli zigomi, coi barili sulle teste ritte e i secchi alle forti mani e il cuore nel petto a far capriole alla semplice vista del possibile innamorato.

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Sull' Autore

Mario Santoro Mario Santoro è nato a Miracolo (Avigliano) ed è residente a Potenza. Già docente di materie letterarie, è poeta, scrittore e critico letterario. (Mariosantoro43@gmail.com) Ha pubblicato: -Embrici- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1986; -Embrici e poi- poesie -Alfagrafica Volonnino- Lavello, 1987; -Concerto di memorie- romanzo -Ed. La Vallisa- Bari, 1989; -Concerto di memorie- romanzo rid. Sc. Medie -Ed Appia 2- Venosa 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità -Ed Il Girasole- Napoli, 1991; -Pianeta uomo- Tematiche di Attualità- Formato tascabile -Ed. Il Girasole- Napoli 1991; -Sentieri di ragno- poesie -Ed. Il Girasole- Napoli 1993; -Uomo e società- Tematiche di attualità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Elementi di linguistica e psicomotricità- Ed Il Girasole- Napoli, 1994; -Meridiani e paralleli - poesie -Ed La Vallisa- Bari, 1997; -Scorci di tempo- Poesie e prose- Unitre sede di Potenza, 1999; -Viaggio nella terra dei Suomi- cronaca di un’esperienza- Ed Il Portale- Pignola, 1999; -Il riverbero della luna- romanzo –ErreciEdizioni- Potenza, 2000; -Alla fontana...le parole- La Grafica Di Lucchio- Rionero in Vulture (Pz), 2009; -Stagliuozzo come strazzata- Centro Grafico Castrignano- Anzi, 2010 -Il grano azzurro- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz), 2023 -Viaggio con la madre- romanzo ErreciEdizioni- Anzi (Pz),2023 Ha pubblicato, in qualità di critico letterario i seguenti volumi: -Oltre le barriere- Ospiti del centro La Mongolfiera- Tip. L’aquilone- Potenza, 2002; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume marrone- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2004; -La Memoria e l’Identità: Lucania versi- Cento schede- Consiglio Regionale di Basilicata – Potenza, 2004; -La memoria e l’identità- Antologia di poeti e scrittori lucani volume azzurro- Consiglio regionale della Basilicata- Potenza, 2005; -C’era una volta...insieme- raccolta di fiabe- Dipartimento salute mentale A.S.L. num.2 Potenza. Centro sociale La Mongolfiera, Coop Benessere- Potenza, anno 2006. Ha scritto e pubblicato centinaia di percorsi su poeti, scrittori, artisti. E' autore di percorsi poetico-letterari a tema pubblicati su riviste e antologie.

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