SULLE TRACCE DEL PASSATO.

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PATRIZIA BARRESE

Da sempre i fossili hanno suscitato curiosità e spiegazioni improbabili circa lo stupore di trovare conchiglie marine sulla cima delle montagne, pensando al ritiro delle acque del Diluvio universale. Considerati oggetti singolari e attraenti, oltre che dotati di poteri magici, Aristotele pensava che i fossili si erano formati grazie all’azione di un fluido terrestre che pietrificava tutto quello con cui entrava in contatto; nel Medioevo, in  chiese e monasteri,  venivano esposte ossa fossili di grandi dimensioni, a volte attribuite a giganti oppure a draghi.  Superato il significato fantasioso di questi esseri “pietrificati”, a condurre la grande avventura della storia geologica del nostro Paese, sono stati i movimenti delle placche tettoniche che hanno trasformato le sembianze delle zone geografiche del Pianeta. Gli animali giunsero in corrispondenza dei luoghi più diversi, ora in presenza di un mare antichissimo o di spiagge ormai scomparse, ora in aree che oggi risultano montagne o perfino colline: l’innalzamento e l’abbassamento delle acque nell’arco di milioni di anni, ha portato ad un adattamento della natura rappresentato oggi dalla presenza dei reperti fossili. Scoprire e svelare l’enigmatica storia dei primi animali della Terra e il loro ritrovamento fossile, ha sempre rappresentato l’affascinante mondo della paleontologia. I fossili forniscono scorci preziosi sugli antichi ecosistemi, sull’evoluzione e le origini della vita, a partire dal lontano periodo Precambriano. Dai primi organismi appiattiti, a corpo molle, esili e dalle forme e dimensioni variabili, esemplari unici per l’armonia delle forme, sino ai grandi rettili preistorici, l’antica geografia terrestre è stata colonizzata su montagne e spiagge: erbivori, carnivori, giganteschi rettili marini e rettili volanti.

Gli studi geologici, così come la raccolta di piante, di animali e di fossili erano fra le attività che Darwin svolgeva a bordo del brigantino Beagle e, nell’Origine delle specie, fu in grado di calcolare la loro età relativa dimostrando come, attraverso la documentazione fossile, sia possibile ricostruire la storia del nostro passato.  L’Italia, milioni di anni fa, era terra di dinosauri che gli scienziati hanno portato alla luce scoprendo le caratteristiche delle creature che un tempo abitavano il nostro pianeta e quali fossero le originarie sembianze della Terra. I fossili – i resti conservati o le tracce di organismi un tempo viventi – appartenenti ad animali, piante o altre forme di vita del passato, continuano ad essere una parte fondamentale della nostra dell’evoluzione della vita, reperti che talvolta alla stregua della saga di Jurassic World, spuntano a pochi metri da casa.

Fino a circa 30 anni fa era opinione comune che in Italia non fossero vissuti i dinosauri, ciò dovuto alla mancanza di reperti, dagli anni ’90 è stata confermata la presenza di dinosauri in diverse regioni, con impronte e fossili clamorosi: la paleontologia ha dato un grosso contributo alla ricerca, alcuni fossili rinvenuti in Italia sono considerati fra i più importanti d’Europa. Un reperto molto importante per la storia paleontologica del nostro paese è Ötzi, la mummia dell’Età del rame di 5300 anni trovata nell’Alto Adige che ha consentito agli scienziati di scoprire come vivevano gli antichi abitanti dell’Europa, le prime comunità umane capaci d’insidiarsi nei territori alpini e capaci di realizzare i propri tatuaggi. Si credeva che in un territorio frammentato in varie isole, com’era al tempo l’Italia quando vivevano i dinosauri, non potessero conservarsi i rettili giganti: nel 2000 i paleontologi hanno scoperto il Saltriovenator, un grosso ceratosauro lungo circa 5,5 metri in Lombardia.

Tra i fossili più noti il giovane esemplare di Scipyonix samniticus, il famoso teropode Ciro, è vissuto in Campania nel Cretaceo inferiore. Questo dinosauro è stato il primo scoperto in Italia, in provincia di Benevento, e ha consentito alla scienza di comprendere come il Mediterraneo potesse essere un potenziale sito di ricerca dove effettuare scoperte sorprendenti. Accanto ai rettili preistorici anche gli scheletri di rettili marini e i ritrovamenti del nostro parente più prossimo – l’uomo di Neanderthal – sono affiorati nel Circeo e ad Altamura in Puglia: considerati fra i ritrovamenti più rilevanti in Italia, hanno consentito di capire i movimenti delle diverse specie durante le fasi dell’era glaciale. E tra i fossili rinvenuti in Sicilia, con l’antica fauna preistorica dell’isola e le piccole scimmie presenti in alcuni siti fossiliferi della Toscana e della Sardegna, questa carrellata di reperti, non poteva non menzionare le scoperte presenti in Basilicata. Circa un milione di anni fa, nel territorio del Vulture, viveva un nostro diretto antenato, molto simile alle sembianze di un gorilla, “l’Homo Erectus” che ha popolato il territorio insieme a diverse specie di mammiferi, come il Bisonte e il Cervo, e alcune delle quali adesso estinte, come l’Elefante dalle zanne dritte.

L’Elephas antiquus italicus, risalente al Pleistocene (400.000 – 700.000 anni fa) è tra i ritrovamenti più importanti a livello nazionale, custodito nel Museo Geo-Paleontologico di Rotonda, è stato eletto come fossile rappresentativo della Basilicata in quanto esemplare completo che ha conferito a questo luogo un’importanza storica e paleontologica senza pari. Dello stesso periodo geologico, nelle guglie dei calanchi pleistocenici di Pisticci, laddove era presente il mare, il “sentiero dei fossili” è rappresentato da un costone di centinaia di metri di conchiglie. Tra i grandi fossili rinvenuti in Basilicata, lo scheletro di una balenottera “Giuliana” di circa 30 metri, scoperto sulle rive del lago di San Giuliano, nell’agro tra Matera e Miglionico, rappresenta un esemplare oggetto di studio dei dipartimenti di Scienze Naturali dell’Università di Pisa, Catania e Bruxelles. Tra le tante meraviglie lucane, è possibile andare anche alla ricerca di antichi reperti, a testimoniare un mondo passato che rivive nel sito paleolitico di Venosa e conservato presso il Museo archeologico della città di Orazio. La fauna vissuta nel Pleistocene ha portato alla luce la sorprendente presenza di un osso appartenente ai “leoni delle caverne” presenti nel sito archeologico di Notarchirico, nelle vicinanze di Venosa, che rappresentano la più antica evidenza conosciuta della presenza del Panthera spelaea in Italia. 

Il sito archeologico di Notarchirico è ricco di informazioni paleoantropologiche e noto per aver fornito alcune delle prime testimonianze della cultura Acheuleana in Europa, documentando la presenza di insediamenti umani: un adolescente di Homo heidelbergensis vissuto circa 690.000 anni fa quando le diverse fluttuazioni climatiche imposero sfide adattative senza precedenti sia agli animali che agli esseri umani. Poco distante dalla cittadina di Venosa e sempre nell’area del Vulture-Melfese, un altro reperto suggestiona gli ammiratori dello Scavo Paleolitico di Atella. Studi stratigrafici hanno evidenziato la presenza di un antico lago scomparso a seguito della formazione del vulcano del Vulture e in corrispondenza degli scavi sono stati rinvenuti resti ossei di Bos primigenius, un enorme bovino estinto, progenitore del Bue. La presenza di questi resti ha fatto ipotizzare che tali mastodontiche creature si erano probabilmente impantanate vicino al lago durante la caccia notturna. 

Scoprire le ricchezze preistoriche d’Italia e del patrimonio paleontologico del nostro paese equivale a intraprendere un appassionante viaggio alla scoperta di situazioni ambientali e faunistiche ormai estinte da milioni di anni. Il tour proposto porta a immergersi nell’affascinante viaggio tra i fossili delle diverse ere geologiche con l’obiettivo di far tornare tutti, anche gli adulti, al tempo in cui, si consultavano i libri con le immagini di dinosauri e creature fantastiche alla scoperta di un mondo straordinario. I reperti archeologici e paleontologici costituiscono un’attività di studio e valorizzazione delle zone coinvolte nei diversi ritrovamenti, per rendere fruibile al grande pubblico questo ampio patrimonio scientifico che coinvolgerà le scuole, arricchendo di un alto contenuto educativo. Dedicare attenzione al patrimonio archeologico presente nel nostro Paese significa creare una rete che contribuisca a valorizzarlo e a farlo conoscere ai più, non soltanto agli addetti ai lavori, perché questi ritrovamenti meritano la massima attenzione anche per le ricadute che possono avere sul turismo. La Basilicata è ricca di luoghi di interesse e anche questi ritrovamenti contribuiscono a rendere più attrattiva la cultura presente nella regione che punta a valorizzare il territorio e le sue tante risorse ancora da scoprire. Esplorando il significato dei fossili, testimoni del passato, osserviamo l’evoluzione della vita, e man mano che dissotterriamo e analizziamo questi resti, la storia del nostro pianeta diventa sempre più affascinante…ogni reperto rappresenta una pagina nascosta della Terra raccontata con una voce silenziosa ma potente.

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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