TALENTI LUCANI: PIPPO CANCELLIERI. CHI SONO LE ZAVORRE DI QUESTA REGIONE?

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CON L’ARTICOLO DI OGGI SI CONCLUDE LA SERIE DI RICORDI CHE L’ING.PIPPO CANCELLIERI HA TIRATO FUORI SU RICHIESTA DI TALENTI LUCANI DAGLI ANNI PIU RICCHI DI ESPERIENZA DELLA SUA PROFESSIONE CHE LO HANNO PORTATO PRIMA SUI CANTIERI DELL’ALTA VELOCITA’ IN EMILIA E A BOLOGNA IN PARTICOLARE , POI NELLO STUDIO DI PROGETTAZIONE ESECUTIVA DEL PONTE DI MESSINA. PROFESSIONALITA’ DEL GENERE DOVREBBERO ESSERE UNA RISORSA PER UNA REGIONE CHE VOGLIA CRESCERE, E INVECE DIVENTANO “ZAVORRE INUTILI”PER UN SISTEMA CHE LA BRAVURA LA VUOLE SOLO FUORI DEI TERRITORI REGIONALI, MENTRE DENTRO I CONFINI VUOLE GENTE FIDATA, DISCRETA, CHE NON HA UNA PROPRIA IDEALITA’, CHE SI ALLEA ABBASSANDO LA TESTA IN NOME DEL DENARO. E QUESTO MENTRE SI COSTRUIVANO VIADOTTI CHE CENTRAVANO IL QUARTO PIANO DI UN FABBRICATO, OPPURE SI FACEVANO DIGHE CHE NON SI SAREBBERO MAI APERTE. UNA POLITICA CHE NON RICONOSCE IL MERITO E’ UNA POLITICA SUICIDA E MESCHINA, DI CHI IL TERRITORIO NON LO SERVE,MA LO TRADISCE. PRIMA I CINQUESTELLE, ADESSO LE SARDINE HANNO TOCCATO E TOCCANO IL TEMA VITALE DELLA MORALITA’ DELLA COSA PUBBLICA. QUANDO CAPIREMO CHE E’ ORA DI DARE UNA RISPOSTA SERIA? R.R.

PIPPO CANCELLIERI

INTERMEZZO STAZIONE DI BOLOGNA

ALTA VELOCITA’

 

Il movimento fu plastico.

Lo ricordo ancora.

Dal pianerottolo di arrivo al diciassettesimo piano, fino sbattere contro il muro di caposcala dell’intermedio col sedicesimo, l’ho ancora davanti gli occhi.

I primi due gradini li saltò d’impeto, dal terzo ribalzando sui talloni iniziò a scomporsi mentre annaspava nell’aria alla ricerca della ringhiera che sembrava sfuggirgli ad ogni tentativo di afferrarla saldamente, fino al quart’ultimo dove le scarpe intrecciandosi fra loro gli consentirono finalmente il tuffo in avanti verso la parete; parete che naturalmente non si scompose all’urto della sua massa segaligna.

Poi si alzò e mentre scappava giù verso la salvezza degli uffici di sotto:

“Questa me la paghi!”.

“Torna quando vuoi che ti faccio risalire direttamente dal piano terra, se ne avrai ancora voglia”. 

Gli applausi mi arrivarono perfino da un cantiere in Venezuela! 

E’ così che funziona in certi ambienti la dove la misura non è la Umanità prima ancora della carica professionale, a regolare i rapporti fra le persone. 

Il problema comunque rimaneva.

E il problema era inventarsi la tecnica realizzativa dei 50+50 diaframmi di paratie ad arco in pianta ai sensi del volere di Bofill e per come tutti potete vedere nel loro effetto definitivo alla sosta del treno AV a Bologna.

Io sostenevo che si potesse fare a patto di realizzare in testa doppie travi di correa spezzate a semicerchio che scaricassero sui puntoni a T rovescio verticale le spinte. Spinte eliminate da puntoni contrasto, poi definitivi in qualità di travi di piano ai tre livelli di progetto.

Naturalmente ci aveva già pensato il progettista ma io proponevo un rivestimento armato “top-down man mano che si scendeva con gli scavi.

Il vantaggio?

Il vantaggio sarebbe stato evitare il Kelly ma perfino la testa idrofresa che poneva enormi problemi di smaltimento dei fanghi di risulta.

Si sarebbe potuto utilizzare una normale benna mordente in ambiente bagnato ai polimeri o meglio ancora alla bentonite con un impiantino di separazione continua della parte solida da quella liquida non fosse altro perché queste sarebbero state ben differenziate invece che confuse per stress idrico perfino a livello di colloidi.

Per sei mesi a battagliare sull’argomento, come pure su altri di non meno conto mentre la scadenza contrattuale dei tre anni si avvicinava pericolosamente.

Alla fine la telefonata dell’ing.Silva.

“Pippo, lascia tutto e torna da noi che dobbiamo iniziare la Salerno-Reggio fra Gioia Tauro e Reggio Calabria!”

“Ma Ing. … “

“Guarda che sappiamo tutti cosa si sta consumando li da te! E poi sappi che fra poco aprono la busta del Ponte e mica vuoi rischiare di rimanere a scavare una fossa mentre altri fanno la più grande opera mai immaginata da una mente umana?”.

Fu così che feci una relazione circostanziata sull’andamento dei lavori aggiungendo consigli che mi sembrò poi avessero ascoltato anche sostituendo alcune figure (presuntuoso vero?) e mi dimisi!

Loro restarono a scavare e a finire l’opera per i successivi otto anni, io a consegnare nello stesso tempo, la A3 nel tratto più complesso dei 60+60km di ponti impossibili e gallerie tremende nei graniti metaformati fortemente fessurati e con lingue di sabbia che ogni tanto sfornellavano per giornate intere!

Una figata.

Naturalmente non furono tutte rose con le peggiori spine che assicuro non erano tecniche ma per così dire, di politica.

Impregilo, come tutte allora, iniziava la trasformazione da Società di Costruzioni Generali pura a una Holding che di fatto coordinava Affidatari e Subappaltatori.

In sostanza quelli come me iniziavano ad essere di troppo, esattamente come le centinaia di mezzi d’opera che man mano venivano ove non ceduti certo mai più sostituiti.

Valeva anche per le persone ovviamente.

Gente che aveva costruito letteralmente mezzo mondo, sacrificando perfino affetti ed amicizie, diventavano di colpo obsoleti! Avanzi di una storia della quale disturbava perfino sentirne il racconto.

Il processo lo avevo visto iniziare già al CAVET quando quelli del completo grigio scuro mezza taglia in meno, svolazzavano per corridoi sempre con un foglio Excel a riquadri colorati in mano.

Questi mica sapevano che con Excel si potevano integrare anche le equazioni differenziali ma pure operare test relazionali, salti condizionati e che con l’ausilio della logica “if or not” prevedere quindi progettare qualsiasi scenario.

“Rino, siamo gli ultimi elefanti!”

“N’gnè, hai ragione è l’inizio della fine del mondo, bada bene non del nostro mondo ma del Mondo!”. 

E non era ancora arrivato il telefonino smart! 

Dietro avevo mio padre, quello dello Viadotto Sfalassà, davanti avrei assistito al Polcevera che finiva giù assieme alle vite di 43 poveri sventurati. 

Mentre scrivo ogni tanto alzo gli occhi verso la libreria che ho di fronte.

Che fine faranno i testi di Odone Belluzzi, quelli di Piero Pozzati, di Capurso con dedica, di Terzaghi e del mio più amato, il Bowles in qualità di Bibbia delle fondazioni?

Intanto pigio i tasti del mio i3_IV° col quale dimensiono una tettoia in legno di venti metri quadri per un cliente che forse mi pagherà a Pasqua 2020.

E mi viene in mente la mia HP_67 che mia madre come ultimo sacrificio per la enorme cifra di 650.000£ volle regalarmi nel ’78.

Chi mai potrà più capire cosa era progettare alla Winkler le fondazioni dell’Albergo Pierfaone, utilizzando una macchinetta in Notazione Polacca Inversa con soli 225 passi di programma, venticinque memorie, quattro flag di cui uno fisso e un altro disinseribile a passaggio, la stessa che tra l’altro vedevi sulle scrivanie degli Ingegneri della NASA!

GLI INGG.,CANCELLIERI, CAMPA, COLLOTTA, AL CANTIERE DELLA STAZIONE DI BOLOGNA

Ormai solo lacrime nella pioggia! (Cit.).

Miei cari ora la mia avventura più impegnativa è diventata rallentare ove non impedire la fuga di Antonio Vespe.

Antonio che per confronto in pari età ha cento volte più numeri di me, e che ormai ha la valigia pronta a raggiungere Annarella a Milano dove lei ha iniziato una splendida carriera in una banca di affari.

Che sconfitta se te ne vai Antonio! (Scusatemi per pietà la licenza del cambio di tempo ai verbi ma rende meglio quanto provo in questo momento).

Antonio, se parti anche tu a chi cazzo mi dovrò rivolgere per consiglio di professione?

Certo mi resterebbe Michele Grieco o Egidio Ponzo … ma sono in età come la mia e quindi persi come me in ultimi sogni ormai non più realizzabili.

Il sogno di un Sud finalmente autonomo perché ha abbandonato per sempre la cuginanza per il merito!

Un Sud dove i ragazzi non partono più ma che anzi ritornano per sempre con le loro fidanzate a godere di pane e frittata, peperoni cruschi, aria pulita e profondi silenziosissimi paesaggi al tramonto. 

Grazie per avermi letto fino ad ora, ma come ho detto a Rocco Rosa che mi ha tanto sopportato su Talenti Lucani, mi prendo una pausa. 

A chissà quando, Pippo.

 

 

 

 

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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