E’ del tutto evidente che la situazione del coronavirus la si affronta cercando di contattare i sintomatici e per accertarne la presenza del contagio e da qui rifare la catena dei rapporti. E’ il minimo che tutte le Regioni sono tenute a fare nel più breve tempo possibile e nella misura più energica possibile. Che costa ostacola questo processo in Basilicata? Due condizioni: l’una risolta, almeno dal punto di vista delle direttive ma che deve entrare subito in fase operativa e cioè la costituzione di equipe di medici per le visite a domicilio e la seconda, ancora irrisolta, il potenziamento della macchina di processamento dei tamponi che oggi è notevolmente inadeguata, facendo affidamento sull’unico reparto di microbiologia degno di questo nome che è quello del San Carlo di Potenza, messo sottopressione in maniera allarmante. Lo sforzo dell’unità di crisi costituita in sede regionale di dare a questa unità nuovi moduli per la gestione dei tamponi, non è tale da determinare un risultato decisivo e , soprattutto se la curva dei contagiati si impenna, come pare destinata a fare, bisognerà pensare a come moltiplicare questi punti di analisi dei tamponi sul territorio regionale. Ad onta della disponibilità manifestata dai privati ad intervenire in aiuto del pubblico, c’è da prendere atto che i tanti laboratori disseminati sul territorio non hanno le attrezzature specifiche per processare i tamponi da coronavirus e anche a volerle acquistare non hanno la certezza di poterle usare passata la tempesta, trattandosi di attrezzature sulle quali non è possibile pianificare un ammortamento . Tra l’altro siamo in un periodo in cui le ditte fornitrici di attrezzature e strumenti di diagnosi hanno perso la fiducia nel domani e prima di inviare la merce vogliono un bell’assegno o un bel bonifico. Bisognerebbe ingegnarsi su come mettere insieme le due esigenze: quella dei laboratori privati che hanno professionalità ed organizzazione per essere produttivi in questa emergenza ( nella quale peraltro non lavorano se non limitatamente alle urgenze, lasciando oltre la metà dei dipendenti a casa) e quella del sistema sanitario regionale che ha assolutamente bisogno di aumentare notevolmente il numero ed il ritmo di processamento dei tamponi . Una è che la Regione li acquisti e li dia in uso, creando uno o due punti di raccolta nel territorio regionale, fissando la tariffa minima per le prestazioni professionali . L’altra, è di far convergere i biologi verso una postazione di laboratorio pubblico sufficientemente attrezzato e al quale aggiungere quelle attrezzature specifiche. Si scelga la via migliore, ma si costruisca subito una alternativa al San Carlo. Non so se si percepisce il pericolo di un reparto del genere costretto a vivere in quotidiano contatto con il coronavirus. Rocco Rosa
TAMPONI : IL RITMO E I NUMERI SONO BASSI
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