TANTA INNOVAZIONE E UN PIZZICO TRADIZIONE: LA UNIVERSOSUD DI ANTONIO CANDELA

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Leonardo Pisani

di LEONARDO PISANI

Possiamo definirlo un “Calabrolucano”, e come quelle antiche linee ferroviarie è tenace e non si ferma mai, nessuna fretta nel costruire ma costruisce e bene. Antonio Candela, nato a Cassano allo Ionio è sposato con la lucana doc Manuela e ha studiato all’Unibas.  Ingegnere, vive e lavora in Basilicata e si occupa  di Progettazione e gestione di progetti innovativi con ricadute sociali e culturali. “Ho avviato-dice- una mia impresa, la Universosud  ( www.universosud.it) una società di Comunicazione e sviluppo su progetti innovativi legati al settore culturale e digitale. La società nasce nel 2012 ed è composta da 4 unità di personale e 3 soci su 2 sedi e da circa 10 collaborazioni freelance. Siamo specializzati in comunicazione bancaria. Dal 2015 ( a seguito di bando ad evidenza pubblica ) la società è in consorzio con l’Università della Basilicata ed inoltre ha fondato una piccola e vivace casa editrice: Editrice Universosud.( www.editriceuniversosud.it)

Ingegner Candela come nasce la sua vocazione a trasformarsi da neo laureato ad imprenditore.

Non saprei identificare il quando, ma certamente il come. ho sempre avuto passione per le competenze scientifiche e per lo studio ingegneristico con particolare riferimento alla sostenibilità e alla bio edilizia, ma ho amato follemente il settore del volontariato, con il suo mettersi al servizio delle persone, di costruire progetti e sviluppare processi. Negli anni universitari molto del mio tempo l’ho sottratto ( ahimè ?!) allo studio per dedicarlo al mondo dell’associazionismo giovanile. Terminato il mio percorso di studi, però, la mia voglia di restare al “sud” era ed è l’azione propulsiva che ha declinato il mio agire. volevo impegnarmi qui, essere a servizio della comunità e fare qualcosa per il mio territorio. Con alcuni amici, fin da subito, abbiamo sentito l’esigenza, proprio per la volontà di restare, di dover immaginare un percorso, uno strumento che potesse declinare questa volontà: da lì l’idea di costituire una azienda e di metterci dentro tutto quello che avevamo a cominciare dalle nostre competenze. sapevamo che la sfida era ed è difficile, ma la voglia di provarci alla fine ha avuto la meglio.

Lei ha puntato anche su settori innovativi e su settori che in Basilicata non hanno poi un grande mercato per via dei numeri. Parlo della Casa editrice e anche della esperienza del Comincenter. Quali sono state le difficoltà

Quelle di voler realizzare dei progetti ( nel caso del Comincenter ) che ai più non era chiaro o di scommettere su processi culturali complicati ( editrice). La difficoltà maggiore è stata il lungo processo di analisi e sviluppo del progetto, il suo corretto approccio, l’analisi dei dati e la visione in un territorio che non era forse così pronto a questo: il Comincenter ha sempre rappresentato il nostro ruolo sociale di impresa. Provo a spiegarmi meglio. Il Comincenter non è un progetto che genera economia diretta per l’azienda, ma il suo compito è quello di generare opportunità: aiutare giovani e meno giovani ad imparare una corretta azione di politica del lavoro, imparare a ricercare opportunità, sviluppare competenze trasversali e rendersi proattivi è il principale “lascia passare” personale per cogliere opportunità. In questo, il business per Universosud è minimo. piuttosto l’azione del Comincenter genera nuovi occupati, nuovi imprenditori, nuove economia. così facendo generiamo nuove economie indirette per Universosud: se un giovane o meno giovane entra nel mercato del lavoro più facilmente produrrà economia per se stesso, magari chiederà ad Universosud di lavorare insieme e quindi di generare business, ma soprattutto renderà il nostro territorio meno fragile economicamente. E’ banale dirlo: ma se le persone e le aziende vanno via,  a chi Universosud potrà offrire servizi? la stessa logica sulla casa editrice: anche quello è uno strumento per dare opportunità a tanti talenti giovani e meno giovani di produrre cultura e di sperare di poter raggiungere il proprio risultato editoriale.

Nel 2016, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella vi ha insignito di una medaglia di rappresentanza per l’evento biennale del libro universitario e nel 2020 – in periodo Covid- la camera di commercio della Basilicata vi ha assegnato il premio quale migliore aziende under 40 della Basilicata. Conoscendola da anni, lei di certo è contento dei riconoscimenti ma non intende fermarsi qui…

 I riconoscimenti ( anche tanti altri a dire il vero ) sono solo conferme della bontà delle cose che facciamo. In un territorio “arido” nel riconoscere a chi è rimasto un merito e a raccontarne i risultati raggiunti ( molto più spesso si racconta chi è andato via ) l’essere riconosciuto nel lavoro che si produce ci gratifica molto e ci sprona a fare sempre meglio. Certo, di strada ancora ne abbiamo da fare e stiamo lavorando, proprio in questo periodo di Covid, a nuovi progetti aziendali: reputational risk manager ( https://www.reputationalriskmanager.com ) #La166 sono solo un esempio di quello che abbiamo prodotto in tempo di Covid. stiamo lavorando anche ad altri progetti molto diversi da quelli realizzati oggi, con il fine ultimo di generare sempre e comunque opportunità, ma di questo riparleremo a tempo debito……

Il Comincenter è un incubatore di imprese, quindi la domanda è d’obbligo :come vede la crisi.?  Il Sud potrebbe avere effetti negativi ritardati e poi maggiori difficoltà a riprendersi, non avendo capitali e tessuto produttivo come il Nord. Che ne pensa?

Utilizzando l’unico strumento in nostro possesso: lavoro e formazione continua. Nelle prime settimane, come sarà capitato a molti, eravamo un pò smarriti e ci abbiamo messo un pò di giorni per mettere a fuoco quello che dovevamo fare. Abbiamo discusso molto, progettato molto e  questo ci è servito per mettere a fuoco le cose da fare. questa pandemia ci ha reso più umani: nell’era dei social, del digitale, dell’artificiale, abbiamo capito ( ove ce ne fosse bisogno ) di quanto siano fondamentali i rapporti umani, i luoghi, la capacità di restare in ascolto e diversificare le attività. Nella prima fase pandemica ebbi a  parlare di “rigenerazione Umana”: per me è molto più importante rigenerare prima le persone e le comunità, poi i luoghi perchè solo con le persone si possono immaginare luoghi e comunità. Il sud ce la fa se capisce quanto sia fondamentale la cooperazione tra persone e tra aziende: abbiamo molto da ricostruire, in termini di politiche sociali, culturali, del lavoro ma potremmo farcela se saremo in grado di costruire modelli di cooperazione sostenibili. Abbiamo una grande sfida ed una grande responsabilità davanti.

 Lei parla sempre di talento e della capacità di essere resilienti. Ci spieghi

La resilienza è sempre stato un termine utilizzato per raccontare la “propria capacità ad adattarsi al cambiamento, all’essere capaci di adattarsi per superare un periodo di difficoltà. al sud poi, come spesso ci capita, l’abbiamo associato al fatto di “trovare una scorciatoia” o fare di necessità virtù per riuscire a vivere o lavorare. Beh, questo paradigma va reso sistemico nell’accezione positiva: quanto più saremo capaci di affrontare e fare i conti con questa crisi sanitaria prima ed economica poi, tanto più potremo cogliere l’opportunità di quel cambiamento culturale di cui il sud del nostro paese ha bisogno. Non è più il tempo di chiederlo agli altri, né alla generazione che ci ha preceduto, ora è il nostro tempo per rinnovare quel patto economico-sociale di cui la nostra Basilicata ha bisogno. Non mi iscrivo al “partito” di chi parla della scorsa generazione come quella che ha saputo solo “consumare le risorse” di varie generazioni: a loro va dato merito di aver investito nei propri figli e nipoti affinchè potessero arrivare ai più alti traguardi culturali e formativi. L’errore , se vi è stato, è quello di aver confuso l’opportunità con il merito. Mi spiego: grazie al lavoro di molti sono aumentate a dismisura le opportunità, ma avere un opportunità non significa che tutti sono in grado di raccoglierla e raggiungerla. La produttività pro capite del nostro paese negli ultimi 30 anni non è cresciuta: siamo rimasti (unico caso in Europa) fermi. Solo rimettendo al centro il merito potremmo costruire una visione diversa. e per farlo dobbiamo riappropriarci come generazione di un termine caro ai nostri genitori e nonni: il sacrificio.

 

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