TAVECCHIO HA IDEE GIOVANI

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by ROCCO SABATELLA

IMG-20160301-WA0000Ci siamo già occupati alcuni giorni fa degli scarsi risultati delle squadre italiane in Europa con il calcio di casa nostra che adesso si aggrappa ad un possibile miracolo della Juve a Monaco di Baviera, difficile ma non impossibile e a quello quasi impossibile della Roma a Madrid. Ma certo se le cose non dovessero andare per il verso giusto la crisi si acuirebbe e richiederebbe interventi da parte della Federazione. E in effetti il presidente Tavecchio ha sotto mira due argomenti che sono vitali e sui quali è scontato che a breve ci saranno provvedimenti normativi: la presenza di troppi stranieri nelle squadre italiane con rare eccezioni e l’eccessivo indebitamento del sistema calcio, anche in questo caso con eccezioni molto risicate. Certo è opinione generale, non solo dei vertici federali, che il sistema non può reggere ancora per molto questa situazione. Lo dicono i bilanci delle società italiane che continuano a spendere sul mercato e non si preoccupano minimamente di mettere un freno a questa situazione. Che tra l’altro, in molti casi, non hanno portato giovamento ai risultati. La Federazione Italiana qualcosa già ha fatto mettendo un tetto alle rose di prima squadra. Ma ovviamente ciò non è bastato. E siamo d’accordo con Tavecchio che in Italia deve nascere e crescere la cultura della sconfitta che deve essere accettata sia dai tifosi e soprattutto dai dirigenti. Che devono cominciare a preoccuparsi anche di dare un assetto organizzativo diverso alle loro società. Partendo dai campi di gioco. Che in Italia sono i peggiori del mondo e nessun nel nostro paese si preoccupa minimamente di invertire la tendenza. Con la sola eccezione della Juve. E allora sarebbe necessario che per qualche anno le società che si vogliono dotare di una struttura di proprietà in grado di attrarre più tifosi la domenica o quando si gioca, non facciano campagna acquisti ma destinino i soldi del mercato alla costruzione dello stadio nuovo. Concetto che si lega strettamente, come detto, a quello di non rammaricarsi per alcuni anni di non vedere risultati sportivi. Certo non sarà facile fare accettare ai tifosi questa soluzione ma è una delle poche praticabili e senza dubbio a medio periodo porterebbe i suoi risultati positivi. In Inghilterra questa soluzione l’ha adottata autonomamente l’Arsenal quando alcuni anni fa ha deciso di costruirsi un nuovo stadio, l’Emirates Stadium e per pagare l’opera, costata circa  600 milioni di euro, ha dovuto per alcuni anni abbandonare campagne acquisti faraoniche per affidarsi a giovani di valore provenienti dal suo settore giovanile o scovati, attraverso gli scouts, in tutti i paesi del mondo. E alla fine il risultato per l’Arsenal è stato doppio: valorizzazione assoluta dei giovani che sono diventati pilastri della formazione di Wenger e stadio di proprietà che permette incassi annuali consistenti per cui la società è tornata ad essere giustamente ambiziosa. E se le società italiane si comportassero in egual misura, state certi che un decisivo passo in avanti verso il superamento della crisi si farebbe in maniera seria e duratura. Sulla crisi economica del sistema calcio incide, in misura non marginale, anche la presenza di troppi stranieri nelle squadre italiane. E si badi bene che non sempre si tratta di giocatori di qualità eccelsa. Molte società hanno speso fior di quattrini per ingaggiare elementi che non si stanno dimostrando all’altezza della situazione. Quando con una politica più sensata avrebbero potuto fare affidamento sui settori giovanili per scegliere giovani di valore, immetterli in prima squadra e far loro acquisire l’esperienza necessaria per emergere.  Siamo certi che molti giovani che invece vengono mandati a maturare in altre formazioni, avrebbero fatto sicuramente meglio dei tanti stranieri tanto reclamizzati e che alla prova dei fatti si sono dimostrati poco affidabili.  Anche su questa questione Tavecchio ha promesso di intervenire anche nel supremo interesse della nazionale visto che Conte o chi prenderà il suo posto dopo gli europei incontra oggettive difficoltà di scelta nelle convocazioni.  Insomma con pochi accorgimenti mirati, limitazione degli stranieri, stadio di proprietà, stop alle spese folli, maggiore fiducia nei ragazzi dei settori giovanili e  l’accettazione, senza gridare allo scandalo, di annate a secco di trofei,   si potrebbe cominciare un percorso virtuoso che nel giro di qualche anno porterebbe il calcio italiano fuori dalle secche in cui si trova già da diverso tempo.

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