TEMPO AL TEMPO…..

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di  Gerardo Acierno

Questa è una storia vera. La foto bardata di tricolori, di azzurro, di luce radente e quant’altro per la vittoriosa  sfida dell’Italia contro l’Inghilterra del calcio, di questa storia che sto per raccontarvi ne è l’epilogo.

     Il tutto affonda le sue radici nell’autunno del ’43. Da Roma, dopo l’8 settembre di quell’anno, chi poteva scappava. Anche il re, passando per Pescara, era giunto (o scappato?) a Brindisi. Si cercava riparo altrove: nelle campagne umbre e abruzzesi; sulle colline del Circeo; al Sud, nelle terre lucane e pugliesi. Insomma un vero e proprio fuggi fuggi generale, un tempo difficile che il cinema avrebbe poi titolato con: “Tutti a casa”.

      A casa, qui a Pignola, stava cercando di arrivare in quei giorni un giovane professionista che a Roma lavorava. Dopo un faticoso viaggio in treno era giunto in quel di Battipaglia. Sperare in un treno per Potenza era credere in un miracolo per cui, il nostro amico pagò  un posto a sedere su di un banco inchiodato al cassone di un camion. Aveva famiglia a Pignola. Antifascista da sempre non nascondeva la sua soddisfazione per la caduta del regime. Nella Capitale, però, era pericoloso esporsi. Ma i chilometri percorsi lo allontanavano da quel pericolo e lo avvicinavano alla libertà e alla democrazia.  Si sentiva sempre più felice in compagnia di quella gente che sul camion comunque soffriva e che aveva poca voglia di parlare.

      Alle porte di Vietri trovarono un posto di blocco di soldati inglesi. Il camion si fermò sbuffando. Molti scesero e si appartarono dietro gli alberi. Il giovane impiegato si avvicinò alla jeep dove un rossiccio sergente confondendo il suo sorriso per una smorfia gli chiese i documenti. Il giovane ubbidì ma aggiunse con orgoglio di essere stato sempre un antifascista. Il sergente, ubriaco e stanco, a queste sue parole reagì in modo spropositato, accusando gli italiani di essere dei codardi, di essere stati dapprima tutti fascisti e ora che la guerra stava prendendo un’altra piega erano diventati antifascisti. Insomma una vera e propria tiritera di improperi, offese e botte che colsero di sorpresa il giovane pignolese e il resto della comitiva.

      La notte che quell’impiegato raccontò per la prima volta questa triste sua esperienza era una notte del 1966. E l’Inghilterra aveva vinto, ingiustamente, il Mondiale di calcio. Non fu una notte felice né per lui né per noi giovani di quel tempo che lo seguivamo e ascoltavamo i suoi racconti, le sue avventure, i suoi ricordi. In quegli anni attorno a noi tutto cambiava. Il tempo si tingeva di rosso. Il mondo provava a rivoluzionare se stesso. Cambiammo anche noi. Finì per tutti la gioventù e quel giovane impiegato, nel frattempo diventato anziano, se ne andò pochi anni dopo, di notte, mentre la fisarmonica solitaria e dolcissima di un suo amico stornellava sotto il suo balcone qui in questa piazza la sua canzone preferita.

      La foto in capo a questa vicenda. L’impiegato ha vissuto il resto della sua vita in uno dei palazzi qui fotografati, in questa piazza, trascorrendo lunghe ore tra la gente del posto. In questi giorni circondato da decine di giovani ma rispettando le regole imposte dalla pandemia ho visto sul grande schermo le gesta dei nostri bravi azzurri. E ho immaginato che anche il giovane antifascista picchiato a sangue dal sergente inglese abbia goduto con noi di questa vittoria sportiva. Non conosco l’inglese ma ho avuto la netta sensazione che su quel bianco lenzuolo appeso all’inferriata del muraglione quella enorme scritta nera abbia una traduzione non proprio politicamente corretta, suona  un po’ come il ‘vaffa’ del comico nostrano e se questo corrisponde al vero, mi dispiace per la regina ma sono certo che calza a pennello per quell’ubriacone e violento sergente inglese trovato al posto di blocco alle porte di Vietri circa ottant’anni fa dal nostro amato compaesano antifascista. Viva l’Italia.

 

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