testimonials in….de fonseca. Altro che terra di pastori!

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teresa lettieri

Quando vidi il nostro ex Presidente del Consiglio presentarsi all’incontro con il Presidente delle Filippine Benigno Aquino III in un dress-code piuttosto distante da quella che è l’etichetta di un cerimoniale di quel tipo, pensai al classico errore di tintoria. Tu vai a ritirare il tuo bel vestitino presentando il  ticket spiaccicato nel portafoglio da mesi tanto da diventare illeggibile, ed il gioco è fatto! Ti porti a casa qualcosa che non ti appartiene e che se non verifichi al momento può giocarti brutti scherzi, soprattutto se ti capita di utilizzarlo di domenica e sei invitato ad un matrimonio, ad esempio. Invece, la tintoria non c’entrava nulla e quell’abito, scartata anche l’ipotesi che potesse appartenere al figlio (troppo giovane per poterlo indossare), confermò un atroce sospetto.

Il vestito era quello giusto, scelto dal legittimo proprietario e non credo suggerito da alcuno che diversamente avrebbe meritato la fucilazione immediata o la contumacia a vita. Non solo l’orlo dei pantaloni aveva tradito la calza (o calzino?) a costa larga in nuance ceruleo (non basta che appartenga alla stessa cartella colore dell’abito), anche la giacca, peraltro aperta dinanzi l’ospite, stentava a rispettare le misure canoniche previste dalla sartoria maschile ( mi spiegava un vecchio sarto che l’altezza giusta della giacca in un uomo è data dalla lunghezza delle braccia di modo che la mano possa accogliere perfettamente al suo interno l’orlo, più difficile a spiegare che a immaginare). Corta, quasi cortissima tanto da far pensare ad un errore di taglia (o di drop?). Considerato che l’hipster style si potrebbe concedere solo ai giovani ventenni, che peraltro lo stanno già abbandonando a favore di lunghezze normali, un look da premier impegnato in cerimonia istituzionale dovrebbe scongiurarlo come il crocifisso con Satana. Eppure, nonostante la batosta sonora per la nostra moda che ha dettato stile inventandone addirittura senza risultare mai fuori dagli schemi anche quando osava, pare che il premier’s style sia  diventato un esempio nel campo del “è tutto concesso”. Ovviamente, anche nel campo femminile degli orrori non sono così rari, soprattutto di recente. Durante l’ultimo compleanno di Jennifer Lopez che in mise “vedo non vedo” ha fatto vedere tutto, anche quello che Eva la prima donna celava dietro una foglia, i feriti nonché defunti dell’alta moda hanno segnato una dura sconfitta (oltre il parterre maschile visibilmente confuso). Noi lucani, beneficiari e custodi della cultura tout court griffata 2019, non abbiamo perso l’occasione di dimostrare come, non il bon ton che a noi ci fa un baffo, ma il casual-sportive-trendy-liberal-scottish-hawayanas-pagliadiviennastyle lo abbiamo in pugno. E se il mondo ha sempre pensato che la Basilicata non esisteva, o era una semplice sputacchia stampata sui sussidiari delle scuole elementari, terra di pastori sottomessi ai lupi, di briganti spesso confusi (e pure con i sensi di colpa), di acqua regalata e petrolio di ottima qualità, ora ha dovuto cambiare idea o perlomeno cominciare a guardare verso orizzonti ambiziosi.  Tra i talenti della moda locale che mai si sognerebbero di approvare look tanto temerari quanto improbabili, alla faccia di chi suggerisce, consiglia e raccomanda, vanno annoverati coloro i quali si sentono  testimonial. Di cosa è ancora difficile scoprirlo, potremmo solo immaginarlo. Non della cultura perché quella oramai trasuda al lucano medio, poi con questo caldo. Non della Basilicata perché oramai la presenza ubiquitaria è diventata un marchio, come vedere la mela dell’Apple nel tabacchino di Rocca Calascio. Ma dello style, signori miei! Noi oramai produciamo e vendiamo style ovunque. Basta un bermuda, una ciavatta e una paglietta, in colori e forme diverse per presenziare in qualsiasi luogo. Da un palcoscenico ad un battesimo, da uno speech su green tassativamente balneare ad una premiazione con tanto di statuetta in pura lega, un bermuda risolve il problema degli orli. Perché aprire l’armadio e chiedersi quale sarà il pantalone giusto per la serata? Tagliamo la testa al toro (ops tagliamo i pantaloni) e divertiamoci con il ginocchio in vista che se accompagnato da una De Fonseca 2.0, evoluzione della ciavatta, non consente repliche a  nessuno, nemmeno per il pubblico in sala. Ma chissenefrega…dell’etichetta. L’avrà staccata dal bermuda?

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Teresa Lettieri

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