TOM JOAD E’ VIVO PIU’ CHE MAI

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La leggenda narra che una sera dei primi anni ’90 Bruce Springsteen stesse guardando la tv a casa sua, e a sera tarda passavano The Grapes of Wrath (Furore, in italiano), il film del 1940, vincitore di ben due premi Oscar, diretto da John Ford con Gregory Peck, e tratto dall’omonimo romanzo scritto da Steinbeck un anno prima.

Springsteen si appassionò alla vicenda della famiglia Joad, contadini dell’Oklahoma con le terre svendute alle banche per pagare i debiti della prima grande crisi economica americana, che si mette in viaggio verso un favoloso Ovest per cercare lavoro nei campi di frutta e lungo la strada perde la dignità, l’unità e perfino – per alcuni di loro – la vita. Il parallelo con quanto stava e sta ancora accadendo nelle migrazioni da qualunque Sud del mondo verso un Nord capace di dare “a decent job or a helping hand” è troppo forte perchè Springteen non lo rilevi e scriva, di getto, The ghost of Tom Joad, una struggente ballata nella quale si parte dal profugo degli anni ’30 descritto da Steinbeck per arrivare a parlare di povertà, disuguaglianze, migrazioni, polizia violenta e disumanità della economia di mercato. Tom Joad, ci dice Springsteen, è ancora qui con noi e ancora deve combattere per ottenere uno straccio di vita decente.

Siamo nel 2020. Cisco Bellotti, cantautore, front man dei Modena City Ramblers nella compagine originaria, scrive insieme a Luca Taddia una difficile ma molto fedele traduzione in italiano della canzone di Springsteen, e dall’11 dicembre, a mo’ di regalo di Natale, la rende disponibile per i suoi fan su tutte le piattaforme digitali. La versione di Cisco conserva l’amarezza e il senso di impotenza (e di denuncia) dell’originale. L’armonica e la chitarra richiamano le atmosfere dei MCR degli esordi, in un impasto gradevolissimo che non fa affatto rimpiangere la ballata di Springsteen; il testo rende molto bene ed affronta tutti i temi già affrontati dal Boss, ed è incredibile come suoni ancora più adatta ai tempi difficilissimi che stiamo vivendo, come se il tempo, dagli anni ’30 di Furore, attraverso gli anni ’90 della prima versione Boss non fosse mai passato. Anzi, tutto sembra peggiore: i flussi migratori ormai sono mondiali, così come la crisi di un sistema occidentale e di una economia liberista che ha acuito le differenze fra ricchi e poveri invece di lenirle.

Di Tom Joad, che grida al mondo la sua disperazione, che chiede aiuto per una mano di aiuto e un lavoro decente, c’è ancora bisogno. Buon ascolto.

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Sull' Autore

Ida Leone

Esperta di Fondo Sociale Europeo e delle politiche della formazione e del lavoro. Mi interesso anche di fenomeni di innovazione sociale e civic hacking: open data, wikicrazia, economia della condivisione, creazione ed animazione di community di cittadini. Sono membro del gruppo di lavoro che ha portato Matera a Capitale europea della cultura per il 2019. Sono orgogliosamente cittadina di Potenza e della Basilicata, e lavoro e scrivo per migliorare il pezzetto di mondo intorno a me.

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