A Potenza il convegno organizzato dal Consiglio a 40 anni dalla scomparsa. Alla presenza di Luisa Saraceno, consorte di Morlino, riflessioni e testimonianze sul politico lucano che diede un contributo importante nell’attuazione dell’Ordinamento regionale.
Aprendo i lavori, il presidente del Consiglio Cicala ha esordito sostenendo che il Presidente del Senato Molrino – incarna l’essenza del ‘Servitore dello Stato”. Un servizio non ‘gridato’, non appariscente, nel nascondimento di «artefice invisibile», «dispiegando una forte capacità di persuasione fondata su argomenti aderenti alla realtà»
Come Ministro delle Regioni, portò a compimento la legge 22 luglio 1975 n. 382 ‘Norme sull’ordinamento regionale’ e il relativo decreto legislativo 616 del 1977 con il trasferimento delle competenze amministrative statali alle Regioni. «Con le Regioni – disse in un suo intervento al Senato – si attua il disegno della Costituzione repubblicana, si concretano gli ideali autonomistici dei cattolici democratici, si porta avanti l’unificazione della comunità nazionale, perché possa pienamente esprimere, nei tempi nuovi, il senso della sua originaria civiltà». Autonomia regionale e Unità nazionale. Due facce di una stessa medaglia che tenacemente portò a compimento non senza critiche che arrivarono anche dal suo stesso partito, la Democrazia Cristiana. . Da lucano aveva a cuore la questione del Mezzogiorno. Questione che, nei suoi discorsi denunciava costantemente anche perché avvertiva come la stessa, fosse una priorità proclamata solo a parole, piuttosto che nei fatti essendo relegata a semplice emendamento nelle leggi finanziarie”. “Ecco perché – ha affermato il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata – è una figura da riscoprire. Non solo da chi oggi fa politica. Ma soprattutto dalle giovani generazioni che sempre di più sviluppano un disamore per la politica e per la “cosa pubblica”.
Il segretario generale del Consiglio regionale della Basilicata, Domenico Tripaldi, che ha coordinato i lavori, nel prendere la parola ha ricordato lo scopo dell’iniziativa, organizzata dal Consiglio regionale: “Riflettere sull’attuazione dell’Ordinamento regionale, che vide nel politico lucano uno dei principali protagonisti e, allo stesso tempo, ricordare l’impegno politico e istituzionale di Morlino”. “Collaboratore di Aldo Moro ed esponente di primo piano della Democrazia Cristiana nel periodo a cavallo tra gli anni ‘70 e i primi anni ‘80, Morlino – ha sottolineato Tripaldi – rischia di cadere nell’oblio a causa della sua prematura scomparsa, avvenuta, a soli 58 anni, il 6 maggio del 1983”. Una figura – ha precisato Tripaldi – molto complessa e ricca. Notorio il suo impegno in materie di grande importanza e, tra queste, quelle della programmazione e dell’agricoltura”.
Giampaolo D’Andrea, presidente dell’Associazione nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia , si è soffermato, sull’intero percorso politico di Morlino a partire dagli inizi: “Esperienza intrapresa da giovanissimo. Momento cruciale della sua formazione è stato il congresso della DC nel 1954, durante il quale aderì alla componente politica di ‘Iniziativa Democratica’. Congresso che fu vissuto dallo statista lucano come momento di recupero della figura di De Gasperi, politico che, sin da allora, guardava al futuro, e che segnò la prima importante apertura nei confronti del Partito Socialista Italiano. In questa fase Morlino si occupò in maniera importante del partito. Ciò che lo caratterizzava era una grande preparazione per cui non si poteva non ascoltarlo. Amava non smentirsi dinanzi a soluzioni politiche raggiunte dopo anche un estenuante lavoro di confronto e di mediazione. Pur rimanendo fermo sulle sue posizioni, non schiacciava mai le opinioni altrui, operando da vero ufficiale di collegamento. E seguendo questa linea, improntata al dialogo e al confronto, iniziò il negoziato parallelo su cui si basava il concetto dell’Autonomia nazionale e regionale. Questo è anche il periodo del profondo rapporto con Aldo Moro e delle grandi intuizioni programmatiche”. D’Andrea ha, poi, ricordato quanto disse di lui Giovanni Spadolini a proposito delle sue singolari capacità di relazioni, in quanto autentico rappresentante della diplomazia politica e quello che soleva ripetere Aldo Moro quando diceva: ‘Ci pensa Tommaso’”. Ricordati da D’Andrea i numerosi e prestigiosi incarichi parlamentari e di Governo ricoperti da Morlino, sin dal 1968 quando fu eletto per la prima volta Senatore fino alla fine dei suoi giorni. Incarichi vissuti sempre con professionalità e dedizione e con sguardo lungimirante. Morlino fondava il suo credo su un principio per lui importantissimo: discutere di contenuto e di merito invece che di astrazioni politiche. Determinante il contributo che diede in ambito sanitario. La vera riforma per lui consisteva in un concreto protagonismo regionale, definito indispensabile, con competenze decentrate e, da qui, le unità sanitarie locali, quali strumenti per garantire prevenzione e salute. Una visione di una modernità assoluta”.
In seguito è intervenuto poi Antonino Iacoviello, ricercatore di Diritto pubblico presso l’ISSIRFA-CNR che ha portato i saluti di Giulio Salerno, direttore dell’Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie “Massimo Severo Giannini”, Consiglio nazionale delle ricerche, non presente per motivi di salute. “Ricordare Tommaso Morlino – ha sottolineato Iacoviello – è un doveroso omaggio a un uomo che ha saputo interpretare il suo tempo storico e che ha saputo dare un contributo attivo alla vita pubblica e istituzionale. Merita di essere ricordato come giurista, come intellettuale cattolico e uomo di partito, come uomo di Governo. E’ un intellettuale che si è formato con rigorosi studi giuridici alla Scuola di Maestri come Capograssi, e di studiosi del meridionalismo come Salvemini.
E’ seguita poi una riflessione sui contributi dedicati al regionalismo da Morlino. “Fu protagonista del dibattito sulla prima approvazione della legge delega sui poteri regionali e poi dei decreti legislativi di attuazione. L’elemento che mi sembra più rilevante è l’evoluzione delle Regioni come enti politici. Leggendo i discorsi parlamentari emerge chiaro il concetto di autonomia di ispirazione sturziana, come un elemento che precede il riconoscimento istituzionale. Morlino mette in chiaro che l’obiettivo perseguito è realizzare un trasferimento delle funzioni amministrative per settori organici, che dovrà poi essere accompagnato dal ruolo unificante delle leggi cornice. Il pensiero di Morlino, come accade non di rado studiando le grandi figure degli intellettuali, conserva spunti di attualità anche per il nostro tempo.
Ha portato poi i saluti Francesco D’Onofrio, professore emerito dell’Università di Roma “La Sapienza”, il quale si è soffermato sul profondo sentimento di amicizia che lo legava allo statista Tommaso Morlino. “Ciò che ci accomunava erano due caratteristiche fondamentali: la comune origine lucana e l’essere legati umanamente e politicamente ad Aldo Moro”. “Per Morlino – ha ricordato D’Onofrio – era fondamentale il pluralismo democratico, strumento atto ad avvicinare i cittadini alle Istituzioni. Lui fu in grado di distinguere, con precisione, quali erano le funzioni pubbliche che dovevano rimanere allo Stato e quali demandare alla società civile. Nel suo pensiero da riscontrare i notevoli spunti di attualità e la profonda capacità di analizzare i fenomeni non solo politici”.
Alla fine è intervenuta Luisa Saraceno, consorte di Tommaso Morlino che ha ringraziato il Consiglio regionale della Basilicata per il convegno organizzato. Saraceno ha ricordato che Morlino “Da dirigente dell’ufficio Enti locali della DC, amava parlava del ‘Comune rurale’, come cellula iniziale dell’Autonomia regionale. Vedeva la completa rottura con lo Stato assolutamente accentrato, prima quello liberale e poi quello fascista. Le autonomie, secondo Morlino, avrebbero aperto la gabbia in cui si era rinchiuso lo Stato centrale, eliminando il divario con il Mezzogiorno. Autonomie, comunque, legate secondo Morlino, ad uno Stato centrale forte”. Saraceno ha, poi, ripercorso l’impegno dello statista lucano nel valorizzare le differenze e le diverse sensibilità territoriali che andavano comunque indirizzate verso un comune percorso, che non significava certo indipendenza e nel ribadire il contributo delle Autonomie nella programmazione economica, anche con l’utilizzo di mezzi finanziari aggiuntivi. Autonomie che dovevano caratterizzarsi per azioni improntate alla collaborazione e non alla separazione. “E qui ci ricolleghiamo – ha detto Saraceno – a quanto dettato dal 2 comma dell’articolo 119 della Costituzione, laddove si parla di istituzione del fondo perequativo per i territori a minore capacità contributiva fiscale. Morlino legava la soluzione della questione del Mezzogiorno alle Autonomie, Autonomie non divisive ma inclusive per giungere ad uno Stato più omogeneo”. La professoressa Saraceno ha concluso il suo intervento richiamando le due questioni tanto care a Morlino: la creazione delle Regioni e quella dell’abolizione del divario Nord Sud: “La prima parte del suo pensiero ha visto la luce, la seconda purtroppo no”.
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