TRA NARRAZIONE E STORYTELLING: LA LUCANIA DI SERGIO RAGONE

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Leonardo Pisani

di LEONARDO PISANI

Quando parla di sè e lo fa raramente dice in terza persona “Ha pubblicato qualche libro e molti ne conserva nel cassetto”. In realtà Sergio Ragone di libri ne ha scritti diversi e sono tutti in qualche modo narrazioni tra il digitale e il tradizionale, tra la cronaca e l’onirico. Ne ricordiamo qualcuno: #Potenzavisibile. (Universosud, 2017) ¸#Vedimaratea. (Universosud, 2018)¸ #VentiMatera. (Universosud, 2019)¸ #Euapiedi. (Edizioni dei Cammini, 2019)¸ #LuogoIdeale (Universosud, 2019) Ora Mediterranea (edigrafema 2020). Ragone, lucano doc con la prospettiva in Europa, è un  digital strategist e giornalista pubblicista. Tra i primi blogger politici italiani, dai suoi profili social sono partite le narrazioni #euapiedi e #luogoideale, diventate mainstream. Sergio Ragone è anche stato  Testimonial TIM di Matera Capitale europea della Cultura per il 2019. Insomma ha fatto del digitale il suo mestiere e della scrittura una buona ragione per resistere, ma ama anche gli odori, i profumo e gli angoli della Basilicata e dei luoghi ideali. Ne parliamo con lui.

Partiamo dall’inizio anzi iniziamo dalla partenza: sei stato tra i primi ad utilizzare professionalmente i social net work in Basilicata e  quando un giorno decidesti di girare a piedi la tua città, il video  da e prodotto è diventato virale 

“Più che altro, la vera sorpresa fu proprio la mia scelta di attraversare Potenza a piedi, una bella sfida per un pigro come me. Scherzi a parte, è stata una sfida innanzitutto culturale, proprio come io intendo la rete e l’uso dei social: provare cioè e cambiare la narrazione di Potenza, per molti città anonima e fatta di cemento e disordine. La mia narrazione #euapiedi ha permesso di mettere Potenza al centro di una storia diversa, che racconta tutt’ora le città del mondo attraversate a piedi. Ricordo lo stupore di tanti quando ne hanno parlato media come il Corriere della sera, Repubblica o la Rai ed è proprio per quello stupore provinciale che ho continuato a raccontare la Basilicata attraverso il web e con i libri. Perché le rivoluzioni sono innanzitutto culturali ed hanno bisogno di visioni e del coraggio di andare in direzione ostinata e contraria. Oggi leggo con piacere che in tanti si compiacciono della presenza della nostra Basilicata, e di Potenza, sugli schermi televisivi e cinematografici, ma se si è arrivati a questo risultato è perché c’è stato un lavoro silenzioso e costante negli anni precedenti che in tanti, a partire da chi oggi riveste ruoli nei settori culturali e turistici della città, hanno dileggiato”.

 Poi si inizia con L’Europa, a quando il tour mondiale…? A parte scherzi con Matera 2019, una dimensione internazionale c’’è stata.

“Matera ha da sempre un ruolo internazionale, non lo scopriamo oggi e non lo abbiamo scoperto nel 2019. Anzi, se mi è consentito, vorrei chiarire una cosa: Matera 2019 non è stato il riscatto di nulla ma bensì il riconoscimento di un percorso di crescita costante che parte da molto lontano ed aveva l’ambizione di arrivare lontanissimo, del quale però si è persa ogni traccia”.

Sergio, ami Potenza, ami Maratea, ami la Basilicata. La racconti molto, ma non c’è il pericolo di cadere nella retorica? La Lucania è anche disoccupazione, emigrazione, strade malmesse. Luogo ideale ma allo stesso tempo ambiente maltrattato. Che ne pensi?

“La retorica appartiene a chi continua a parlare di Potenza come nuovo set cinematografico e di Maratea come la “perla del Tirreno”. La retorica appartiene alla propaganda del momento, noi invece ci occupiamo del racconto della Basilicata da molto tempo ed è proprio per rifuggire dalla retorica che abbiamo messo al centro della narrazione le persone ed i luoghi. Perché è nelle storie e non nella storia unica che si vuol raccontare all’abbisogna che risiede la bellezza della nostra terra”.

 Hai seguito anche il cinema, le varie produzioni. C’è una critica che gira in questo periodo e non riguarda solo la Basilicata, ma l’intero Mezzogiorno, che sembra raccontato con stereotipi oppure idealizzato. Sei di questa opinione, oppure hai altra visione?

“A me questa polemica è parsa l’ennesima occasione per qualcuno di ricavarsi uno strapuntino di visibilità. La dirò così come la penso: la settima arte in Basilicata, e al Sud, ha prodotto nuove economie e ha dato opportunità di crescita e, questa volta si, di riscatto sociale a tanti. Se in questi anni ci siamo levati di dosso l’antico abito della terra di tardo progresso e lento sviluppo lo dobbiamo anche al cinema, al lavoro fatto dalle grandi e piccole produzioni cinematografiche, agli artisti e alle istituzioni che hanno creduto in una scommessa che sembrava impossibile. Mi ripeto, lo so, ma le telecamere che oggi riprendono la Basilicata non sono frutto del caso, ma di una strategia precisa in cui tanti hanno creduto e continuano a crederci, lavorando costantemente anche se silenziosamente e senza prendersi meriti”.

Ma tu scrivi da sempre: Sergio sei anche giornalista, fai radio oltre che essere narratore, in un mondo che compra sempre meno libri e diventa sempre più digitale e di approccio visivo. Un male? Sono i tempi che cambiano? Oppure vi è un’altra spiegazione?

“È  lo Zetgeist e noi non possiamo farci nulla. Però capiamoci: se si vendono meno libri o si comprano meno giornali non è certo per mancanza di storie o di notizie, semmai è perché sono cambiati i modelli di consumo che in tanti ancora si affannano a comprendere. E poi vince sempre la qualità. Se un grande scrittore di questa terra come Gianluca Caporaso vende tanto e pubblica con grandi case editrici non è certo frutto del caso. Lo stesso vale per la stampa e le televisioni di Basilicata”.

Si può fare cultura e allo stesso tempo impegno sociale con la cultura? E dare una prospettiva politica, in una  dimensione aristotelica, dell’essere umano come “animale  sociale”?

“Un mio maestro mi ha insegnato che la Politica – che ti chiedo di scrivere con la “P” maiuscola – è innanzitutto un percorso  di vita che attiene alla sfera culturale. La crisi delle classi dirigenti, regionali e nazionali, è esattamente ascrivibile alla mancanza di una solida base culturale. Quella malsana idea dell’ “uno vale uno” ha disseminato nelle istituzioni, a più livelli, incompetenze e sacche di conservatorismo dall’aria pop.  Un ruolo fondamentale lo giocano oggi le scuole, gli insegnanti, i luoghi di condivisione e socialità fisica o digitale che siano. La Politica non è morta, ma smettiamola di ferirla continuamente altrimenti non ci resteranno altro che i like ai post social e nessuna soluzione dei problemi del paese reale”.

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