TRAMUTOLA, LA CHIESA DELLA SANTISSIMA TRINITA’

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tesori di basilicata

VINCENZO PETROCELLI

 

 

Diversamente dalla chiesa San Pietro di Tramutola(1), prima chiesa della omonima valle, di cui è incerta l’ubicazione, la chiesa della SS Trinità – che il Beato Marino fece edificare nel 1163 e che tre anni dopo fu consacrata dal Vescovo di Marsico, Giovanni III, ex cappellano del Beato Marino e monaco del Monastero di Cava – ancora oggi è la Chiesa Parrocchiale. Infatti, Marino abate di Cava, chiese a Giovanni vescovo di Marsico, che la nuova chiesa ubicata sul fondo della chiesetta di S. Pietro di Tramutola, fosse dedicata solennemente in onore della Santissima Trinità(2).

La necessità di una nuova chiesa nasce da una visita pastorale, nell’anno 1163, del Beato Marino Abate di Cava, il quale si accorse che l’antica chiesa di S. Pietro di Tramutola non era più sufficiente per la numerosa popolazione, allora decise di costruirne una nuova in onore della Santissima Trinità. Probabilmente la prima idea del Beato Marino prevedeva che ai primitivi abitanti della valle potessero aggiungersi altri contadini e pastori sviluppando la comunità attorno all’antica chiesetta di San Pietro, solitaria, dando origine ad una nuova e ricca borgata, ma ciò non si verificò. Infatti, la chiesa S. Pietro di Tramutola, detta poi in vineis nelle vigne, rimarrà sempre una chiesa solitaria, in quanto gli abitanti del casale e i nuovi arrivati, preferirono allogarsi nei pressi della fontana ‘Ncap l’Acqua e sviluppare le località il “Casaletto” e “Capocasale”, toponimi ancora oggi così denominati.

I coltivatori dei terreni della Valle S. Pietro avevano creduto più opportuno edificare sulle collinette che degradano dai fianchi dei Castelli, al di sopra e al di sotto della fontana costeggiando, da una parte il Busentino, fiumicello che nasce dall’odierno ‘Ncap l’Acqua, e dall’altra il torrente Fosso di Lupo, che scendeva e scende dal ponte di Carnevale verso Valle Cupa, e man mano al piano. Perciò la chiesa della Santissima Trinità sarà costruita sopra ad un poggio, verso le località insediative della valle San Pietro costituite dalle contrade Farnete, Castelli, Manca, Chianelli e Monticello che le fanno da cornice. Le parti terminali della chiesa, del seminario (3) e il palazzo abbaziale (4), costituiscono una cinta fortificata dove si svolsero le vicende legate al Feudo Abbaziale del Barone Abate di Cava. Il complesso degli edifici della cinta fortificata vede prevalere la semplicità e l’organicità cioè siamo in presenza di moduli geometrici che si fondono con il rigore strutturale: chiesa, seminario, palazzo abbaziale, con sottostante arco che consente agli abitanti di Tramutola di recarsi in chiesa – oggi, come in epoca feudale, allorquando conduceva anche alla corte baronale. Lo schema dell’abbazia che ritroviamo a Tramutola é lo schema benedettino classico. Intorno al chiostro, o cortile interno, di forma rettangolare, elemento di comunicazione tra la chiesa e la corte baronale, con pozzo centrale e giardino, si susseguono la sala capitolare con la sovrastante abitazione dell’abate, o suo vicario, e il dormitorio, il refettorio e la cucina in un corpo a sé, il noviziato e i vani funzionali alla corte baronale.

La chiesa parrocchiale risulta costruita ad una distanza considerevole rispetto al centro dell’abitato, che in epoca feudale dipendeva dal complesso abbaziale fortificato ed il paese risultava separato dal complesso abbaziale, dall’unico accesso costituito dall’arco sul quale poggiavano le torri dell’abbazia e della corte baronale. La collocazione della chiesa, dentro le mura della fortezza, rappresenta una singolarità rispetto alla consueta forma dei nostri paesi, in cui la Chiesa parrocchiale occupa, in genere, il baricentro del paese nella posizione di un poggio. Questa singolarità é prodotta dalla storia di questo paese in cui il barone, che è anche abate, esercita il controllo dei suoi vassalli su tutta la valle, anzi, controlla anche coloro che si recano a messa o chi non lo fa, dovendo attraversare l’unico arco che separa la chiesa dal paese.

In ogni caso la scelta degli abitanti del casale, di edificare sulle pendici dei Castelli, fu dettata dalla necessità di proteggersi dalla malaria. Pertanto la chiesa di San Pietro di Tramutola, rimaneva troppo discosta dal Casale e quindi fu necessario edificare un’altra chiesa come, infatti, si fece e che fu consacrata con una solenne funzione nel 1166. Si riporta l’introduzione della Bolla di dedicazione di Giovanni III: Marino per la grazia di Dio, Abbate di Cava, la cui persona è sommamente venerata per la santità dell’Ordine cui presiede e non meno amabile per le virtù personali, piamente ha richiesto Noi, Giovanni, per la stessa grazia di Dio, umilissimo Vescovo della chiesa Marsicana, e una volta indegno monaco dello stesso ordine, che consacrassimo la Chiesa da lui fatta costruire nelle terre di S. Pietro di Tramutola ecc…(5)

La chiesa della SS. Trinità era ad una navata e non superava la lunghezza di 15 m.t. e così rimase fino al 1505 (Leone Mattei Cerasoli), epoca in cui fu restaurata per merito dell’arciprete Andrea Cestaro. Questa chiesa con le dimensioni ridotte, era sufficiente per la popolazione del tempo.

In seguito, a ragione di un periodo di pace e di tranquillità, la popolazione crebbe, il paese si allargò e verso la fine del secolo XVI si potevano contare da seicento a settecento fuochi. Il numero delle persone appartenenti ad un fuoco non fu mai un numero fisso, rigido, ma un numero variabile da cinque a nove persone per fuoco. In ragione di ciò, considerando ogni fuoco composto da cinque persone, si desume che intorno al 1598, Tramutola era abitata da circa tremilacinquecento persone. E’ certo che gli abitanti mossero delle lagnanze nei confronti dell’Abate, alla Santa Sede, con la richiesta di erigere una seconda chiesa Parrocchiale. Così vennero dei visitatori apostolici, prima due Abati e poi il Vescovo di Tricarico e tutti espressero il loro parere sull’utilità della nuova Parrocchia senza, peraltro, prospettare l’assoluta necessità. Solamente nel 1628 fu deciso di ampliare la chiesa esistente.

L’intervento consistette nell’aggiungere due navate laterali più basse e più strette della nave principale ed un prolungamento in avanti. Il lavoro riuscì assai decoroso per quella chiesa che doveva presentarsi molto bella dopo gli interventi di restauro ed ampliamento. Forse, in quella circostanza di prolungamento in avanti della chiesa, fu realizzata la lunetta con stemma, sovrastante il portale d’ingresso e sorretta da una mensola in pietra, ove i monaci di Cava, I Cassinesi, posero le insegne religiose, con le iniziali S. T. (Santissima Trinità), che conferivano raffinatezza e reputazione. Quindi sulla parte della facciata sovrastante la porta di accesso della chiesa, é inciso lo stemma su di una lastra in pietra con al centro uno scudo personale a due fasce e al sommo la mitra, il tutto appoggiato su una base floreale. Nel contenuto della lunetta, sono racchiusi i simboli di quel potere spirituale e di giurisdizione feudale che da Cava si propagarono per la Terra di Tramutola. Lo stesso motivo floreale, su cui poggia lo scudo, é scolpito sulla parte esterna della lunetta sia a sinistra che a destra con una variante particolare del fiore di sinistra con pistillo gocciolante.

La facciata della chiesa della S.S. Trinità – lato della chiesa su cui si apre l’ingresso principale – è costituita da un portale centrale e due porte laterali. Sia il portale che le porte laterali sono composte da due piedritti, che sostengono un architrave orizzontale; i piedritti della porta centrale presentano due croci scolpite, appena visibili, a metà altezza, mentre i piedritti delle porte laterali sono privi di elementi decorativi scolpiti sulla pietra. Solitamente attraverso la porta di sinistra passavano le donne, attraverso quella di destra gli uomini, mentre la porta centrale era riservata al passaggio del clero e degli amministratori dell’Università.

Sul basamento della facciata poggiano due coppie di lesene (pilastro poco sporgente dal muro) collegate al primo cornicione orizzontale con funzioni di sostegno. Sopra il cornicione, che sovrasta la lunetta, si sviluppano le continuazioni delle due coppie di lesene con al centro un finestrone. Sopra al finestrone si sviluppa in orizzontale il cornicione che sostiene il frontone che è una struttura di forma triangolare, posta a coronamento della facciata che racchiude al centro una superficie chiamata timpano con ornamento decorativo in stucco. E’ una facciata a salienti, termine architettonico usato per definire la forma della chiesa con una successione di spioventi posti a differenti altezze. La presenza di ogni singolo saliente, a lato del vertice di copertura, corrisponde ad una navata. Sul fianco destro si innalza il campanile di forma quadrangolare con cella campanaria aperta.

Come si diceva, sovrastante il portale centrale é situata la lunetta. Lo stemma al centro della lunetta – costituito da una lastra in pietra scolpita, che sovrasta il portale della chiesa della S.S. Trinità di Tramutola e raffigurante il committente dell’opera – non é lo stemma di un cardinale, come qualcuno ipotizza, bensì di un abate temporale e territoriale. Infatti, al sommo dello stemma a due fasce non vi è un Galero, cappello cardinalizio, bensì trattasi di una Mitra, copricapo di un vescovo o di un abate temporale, con le due infule scendenti dal bordo inferiore. Non é neppure lo stemma della Badia di Cava, perché lo stemma posato sul portale d’ingresso dell’Abbazia SS. Trinità di Cava, é a tre fasce e non a due fasce come quello collocato sull’ingresso della chiesa della Santissima Trinità di Tramutola. Lo stemma contenuto nella lunetta della facciata della chiesa di Tramutola, presumibilmente è lo stemma del feudatario di Tramutola: il Barone Abate di Cava.

Ma ritorniamo all’ipotesi che qualcuno indica, cioè che la lunetta sovrastante il portale della chiesa di Tramutola, possa contenere al suo interno lo stemma di Prospero Carafa, cardinale commendatario della Badia di Cava. Voglio pensare solo ad un errore di battitura, ma nella storia della Badia di Cava, esiste un cardinale commendatario che si chiama OLIVIERO CARAFA e non Prospero Carafa.

Ma veniamo alla sostanza della discussione.

Oliviero Carafa è stato cardinale commendatario della Badia di Cava dal 1485 al 15 aprile 1497. Anzi, il 22 marzo 1492, presero possesso del Monastero di Cava i monaci della congregazione di S. Giustina da Padova, chiamati proprio da Oliviero Carafa, per risollevare le sorti del Monastero e delle sue dipendenze. L’incorporazione definitiva avvenne con bolla papale di Papa Alessandro VI del 10 aprile 1497, e il 15 aprile Oliviero Carafa si dimise dall’incarico di Commendatario dell’Abbazia Santissima Trinità de La Cava, in quanto la bolla papale aboliva in perpetuo la commenda.

La storia ci dice che dal 1394 al 1497, la Badia di Cava venne retta prima da vescovi e successivamente da cardinali commendatari; da ciò consegue che tutti i feudi lontani da Cava, erano lasciati al loro destino, perché la Badia di Cava aveva abbandonato il suo antico splendore di virtù e santità. A Tramutola non mancavano preti concubinari e in tutta la diocesi più di un esponente del clero si era reso protagonista di episodi di violenza. Quella dei preti bestemmiatori, concubinari, mangiatori e bevitori e anche violenti, incapaci di confessare, dire messa e leggere il latino, era una triste realtà.

La Chiesa della Badia di Cava, durante il periodo del vescovado e della commenda cardinalizia, non solo non diresse né controllò la religione popolare, ma neppure avrebbe potuto farlo. Essa mancava, nel senso più generale del termine, delle risorse educative per trasmettere alla massa del popolo qualche cosa che andasse oltre le formule più elementari. In realtà gran parte del clero di parrocchia era costituito della stessa “pasta” dei suoi parrocchiani e con essi condivideva concetti erronei e una visione semplificata della vita.

I nuovi monaci di S. Giustina da Padova con la bolla papale di Alessandro VI – che restituisce la giurisdizione episcopale agli abati di Cava – ben presto cominciarono a rivedere e riconoscere i diritti della Badia usurpati da baroni e signori in tutti i territori dipendenti e pensarono a riacquistare il feudo di Tramutola. Trattarono per questo con i Capece, per i diritti sulla bagliva e ne ottennero la retrocessione di alcuni diritti. Un documento di fine cinquecento ci fa conoscere, inoltre, quale fosse la miseria sia del popolo che del clero di Tramutola. Il 28 febbraio 1498 i preti di Tramutola, Antonio De Luca, arciprete, Andrea Cestaro, Antonio dei Pierri e Giovanni di Moliterno, riuniti nella chiesa di S. Sofia (oggi Piazza del Popolo, in epoca feudale Piazza Maggiore) per mezzo del loro procuratore Prisco de Muria, vendono al notaio Pasquale Morena, per dieci ducati d’argento, una terra di loro proprietà presso Marsico, detta lo barco de Janni (suppongo si tratti della contrada Vellegiani), per le necessità della chiesa della S.S. Trinità e specialmente per autenticare certi testamenti fatti l’anno precedente a tempo della peste e trascritti dal sacerdote Cestaro, come scrittore privato, non essendosi potuto pagare il notaio.

Quindi, circa la “decodificazione” dello stemma contenuto all’interno della lunetta che sovrasta il portale della chiesa della S.S. Trinità di Tramutola, l’articolista testualmente sostiene: “non abbiamo notizie di interventi sulla struttura della chiesa sino al 1496, quando l’arciprete Antonio De Luca e il vicario Andrea Cestaro fanno eseguire lavori di riparazione, come attestava l’iscrizione, che si poteva leggere sino a qualche tempo fa sulla cornice dello stemma litico infisso sul portale dell’ingresso principale della chiesa… I documenti ufficiali attestano la vendita di un terreno e non parlano di lavori di riparazione, bensì di necessità della chiesa della S.S. Trinità e specialmente per autenticare certi testamenti. Gli interventi di ristrutturazione menzionati dall’articolista e riferiti all’anno 1496, non esistono. Solo nell’anno 1505, la chiesa fu restaurata dall’arciprete Andrea Cestaro.

Così si manipola la memoria storica. L’Articolista non reca alcun contributo nuovo, anzi blasona erroneamente.

La mia “analisi revisionista” é motivata da un semplice desiderio, educare ad una storiografia corretta. Personalmente sono animato dalla curiosità di rivedere certi eventi storici esplorandoli a fondo da nuove prospettive.

I primi lavori di restauro eseguiti nella chiesa della Santissima Trinità di Tramutola, quindi saranno eseguiti nell’anno 1505, quando abate di Cava è Michele Tarsia (1504-1506), però penso che i lavori furono discussi ed approvati durante la visita del 20 febbraio 1501, dall’abate Giustino da Taderico-Harbès d’Argenta (1499-1501 prima volta e 1503-1504 seconda volta). L’abate Giustino da Taderisco è il primo abate che ritorna a Tramutola, dopo oltre un secolo di assenza di un abate in visita pastorale.

Questa è l’epoca degli abati temporali e territoriali, I Cassinesi, e non più dell’Ordo Cavensis. La riforma poneva a capo della Badia abati temporanei e la nomina non spettava alle comunità locali, ma al capitolo generale che portarono una certa rinascita nel Monastero di Cava e nei suoi possedimenti.

Però, per una rinascita vera di Tramutola, bisogna attendere l’anno 1591, quando qui viene eretto, il primo seminario della diocesi, in ottemperanza a quanto prescritto dal Concilio di Trento.

Quando nell’anno 1492 i monaci di S. Giustina da Padova, entrano nel Monastero di Cava e quindi di conseguenza anche a Tramutola, le condizioni morali ed economiche della Badia e dei suoi feudi dipendenti, erano quelle rappresentate innanzi, di conseguenza si può rigettare l’ipotesi fantasiosa dell’Articolista che pretenderebbe far risalire l’epoca della realizzazione della lunetta sovrastante il portale della chiesa della S.S. Trinità, all’epoca in cui Oliviero Carafa reggeva il Monastero di Cava, quale cardinale commendatario. Aggiungo di più, lo stemma della famiglia Carafa é a tre fasce, mentre lo stemma scolpito all’interno della lunetta che sovrasta il portale della chiesa della Santissima Trinità di Tramutola, è a due fasce.

Faccio rilevare, inoltre, che la chiesa della S.S. Trinità, rimarrà ad una sola navata e con dimensioni ridotte, fino alla prima metà del seicento, epoca in cui furono eseguiti i lavori di ampliamento e, quindi, anche se la lunetta fosse stata realizzata all’epoca del cardinale Oliviero Carafa, la facciata della chiesa ampliata non poteva contenere alcuna incisione risalente al 1496, perché per eseguire i lavori d’ampliamento la facciata primitiva era stata abbattuta e la nuova facciata ricostruita di sana pianta. Infatti, i tramutolesi nell’anno 1598, muovono delle lamentele contro l’abate, alla Santa Sede, con la richiesta di erigere una seconda parrocchia. Vennero dei visitatori apostolici e tutti dettero parere sull’utilità della nuova parrocchia, ma non ne videro l’assoluta necessità. Trascorsero alcuni anni e nel 1628 fu deciso di ampliare la chiesa esistente, aggiungendo due navate laterali e prolungandola in avanti, come già detto innanzi.

Durante il mese di aprile 1729, un violento terremoto la rovinò a tal punto che occorsero tre giorni per sgomberare le macerie. Allora fu rifatta e ornata di stucchi e pitture, sviluppata con l’abside e il coro e vi fu rinnovato l’organo dal maestro Antonio Alfano di Rivello. In questa fase dei lavori, l’organo fu sistemato sul pontile in legno, quale elemento separatore dalla struttura della chiesa, a forma di ponte sulla porta centrale. Sul pontile, cui si accede da una scala a chiocciola incassata, é stato posizionato lo strumento musicale composto da canne all’interno delle quali vibra l’aria per produrre i suoni, con tastiera e una pedaliera. I lavori furono completati nell’anno 1731 e la spesa complessiva per l’esecuzione dei lavori fu di 384 ducati dei quali 113 versati dai patroni delle cappelle, 150 dall’abate Filippo Maria de Pace (1729-1735) e 121 furono raccolti con la questua.

L’epoca della realizzazione della lunetta e del relativo stemma, é quindi il periodo che va dal 1628 al 1731.

 L’abate di Cava, abate mitriato(6) con l’acquisto della giurisdizione criminale di Tramutola e con successivo privilegio del viceré De Gusman, del 20 aprile 1634, diviene unico barone di Tramutola. E’ per questa occasione che non solo furono eseguiti lavori richiesti dal popolo di Tramutola sulla chiesa della S.S. Trinità, con le attuali dimensioni, ma si presenta l’occasione per realizzare una facciata monumentale per il territorio di Tramutola a testimoniare, con la lunetta e stemma, una funzione innanzitutto di rappresentanza del Barone Abate di Cava feudatario di Tramutola. Nonostante l’importanza della chiesa del feudo Tramutola, non esistono né documenti né attribuzioni antiche dell’edificio o di un architetto. Comunque, non é da escludere che durante l’esecuzione dei lavori post terremoto del 1729, furono promossi importanti lavori di ammodernamento e, quindi, in quella circostanza potrebbe essere stata realizzata la lunetta con stemma. Ovviamente, propendo per il periodo in cui furono eseguiti i lavori d’ampliamento e prolungamento in avanti della chiesa, quale periodo di realizzazione della lunetta con scudo a  due fasce e al sommo la Mitra che rappresentano il messaggio di potere racchiuso nella lunetta.

La chiesa della SS. Trinità ebbe altri restauri e sempre in concomitanza a lavori che erano eseguiti dopo un terremoto, così fu il 1857 e 1892. Si sa per certo che durante la fase dei lavori a seguito del terremoto del 1857, realizzati da Gabriele Petrelli di Padula, furono creati sulla facciata i capitelli ionico al primo livello della facciata e capitelli corinzio al secondo livello per spezzare la monotonia artistica della facciata, venne realizzata la conchiglia sul finestrone a volta, la cornice decorata e la decorazione del frontone.

Da un documento(7) fatto compilare dall’abate Massimo Albrizi (1723-1729) del 1723 abbiamo una descrizione di tutte le chiese e cappelle di Tramutola e da questo documento si riportano le seguenti notizie.

Il campanile era situato in fondo a destra e cadde per lesioni nel 1582. Si usò per molto tempo quello della chiesa del Rosario. In un pubblico parlamento dell’Università, nel 1624, fu deciso di ricostruirlo, contribuendo ognuno come poteva chi con la manodopera e chi con il materiale, ma in seguito non se ne fece niente.

Entrando nella chiesa della S.S. Trinità a destra vi era la cappella della SS.ma Concezione, della famiglia Cinciarelli realizzata nel 1697, adesso vi è l’accesso al nuovo campanile.

Dopo di questa vi era quella di S. Michele della famiglia Falvella, poi dei Cestaro dal 1558.

Quella di S. Antonio di Padova, dei Marotta, è la stessa di quella attuale.

Infine, al lato destro, quella di tutti i Santi, edificata dalla famiglia Troccoli, presso l’antico campanile che cadde durante il terremoto del 1582.

Questa cappella situata in fondo sul lato destro della chiesa della SS. Trinità, sull’altare aveva un quadro su tavola che rappresentava il Redentore contornato da una moltitudine di Santi ed ai lati vi erano due monumenti di marmo.

In ultimo vi era la cappella del SS.mo, con un altare ornato di un polittico su legno con la Deposizione di Gesù dalla Croce in mezzo e ai lati S. Giovanni Battista e S. Cataldo Vescovo nelle basi due Angeli, S. Pietro Apostolo, S. Antonio di Padova e S. Caterina a destra, S. Paolo, S. Francesco di Assisi e S. Lucia a sinistra. Nel secondo ordine superiore la SS.ma Trinità che incorona la Vergine e ancora in alto l’Annunziata e S. Gabriele.

Il ciborio di legno dorato a forma di piramide era composto di vari ordini di colonnine, archi e cornici. Nella cappella del SS.mo vi era pure una Confraternita.

Nello spazio attualmente occupato dalla navata di sinistra vi era la cappella del Carmine della famiglia Tavolaro costruita nel 1532, poi quella del’Assunta eretta dai Morena nel 1600.

Ancora, quella di S. Antonio Abbate, posseduta prima dai Morena e poi dai Collutiis, dal 1627.

La cappella di S. Benedetto dei Panella dal 1631 in sostituzione di quella di S. Anna che era prima situata presso il campanile, eretta nel 1557 e crollata durante il terremoto del 1582.

La statua di S. Anna fu trasferita nella chiesa della Concezione, e nel 1742, fu unita a quella di S. Benedetto.

In questa cappella vi era anche la statua di S. Deodata, la cui reliquia fu donata dal Papa Clemente XI all’Abate Arcangelo Ragosa (1699-1705) per i tramutolesi.

Infine, nella navata sinistra, la cappella dell’Annunziata di proprietà della famiglia Orlando, poi dei Marotta dal 1730. S. Lorenzo della famiglia Pierri eretta nel 1538 e quindi della Purificazione di Maria SS.ma della famiglia Greco, passata alla famiglia De Muria nel 1566.

Completava la chiesa della SS. Trinità l’altare maggiore presso al muro, prima che dietro vi si realizzasse l’abside dopo l’anno 1729 e si ornasse con la struttura del coro del convento dei PP Cappuccini, un quadro rappresentante la SS.ma Trinità che incorona Maria SS.ma con a destra S. Pietro e S. Alferio e a sinistra S. Benedetto e Santa Scolastica(8).

Nell’agosto del 1932 iniziarono i lavori di restauro della copertura della navata centrale, che costituiva un vero pericolo ed incubo per i tramutolesi che temevano un crollo. Essa fu completamente rifatta a vera regola d’arte, del suo tempo, e così pure, furono restaurate le coperture delle navate laterali e delle cappelle. In seguito furono restaurate sia la sacrestia sia le due cappelle di S. Anna e S. Lorenzo.

In quella circostanza fu abbattuto un muro di divisione fra le due cappelle di cui innanzi, recuperando aria e luce a tutta la chiesa. Dopo questi interventi c’era ancora da rifare il pavimento. I lavori furono in seguito eseguiti, con il concorso alle spese del Cav. Vittorio Cutinelli, il quale vantava diritti di patronato sulla cappella di S. Anna.

In genere lo jus patronatus era associato allo jus presentandi cioè il diritto da parte della famiglia di presentare il sacerdote o il chierico adatto ad essere investito, cioè a possedere il beneficio.

Ai doveri di un patrono apparteneva l’onere di erigere l’edificio religioso e/o mantenerne buona la funzionalità e spesso anche quello di garantire uno stipendio al parroco ed ai suoi collaboratori.

I diritti erano in parte onorifici, quali ad esempio un posto particolare nei banchi o sedili della chiesa e la menzione nelle preghiere, in parte diritti effettivi, quali ad esempio la possibilità, in caso di sostituzione del parroco, di presentare candidati per l’incarico alle autorità ecclesiastiche e di porre il veto al subentro nell’incarico di persone non gradite. Inoltre era diritto (inizialmente) del Patrono di venire seppellito nella sua chiesa. Nel 1969 Papa Paolo VI invitava a rivedere le convenzioni, tra clero e patroni, delle quali non si fa più cenno nel Codice di diritto canonico del 1983.

A ricordo dell’erezione del trono(9) nell’anno 1953, e della consacrazione della restaurata chiesa Parrocchiale, fu murata una lapide all’interno di essa, sul lato destro entrando, scritta in latino. Sul trono fu posta l’Effige della Madonna dei Miracoli dove tuttora s’ammira e si venera.

Per i lavori realizzati in epoca post terremoto 1980, mi sono imposto il silenzio.

 

 

 

 

(1) cfr. mio articolo sul blog “La Cappella S. Pietro di Tramutola ed il cenobio S. Palomba”.

(2) Documento pubblicato da Carlo Palestina “L’Arcidiocesi di Potenza, Muro, Marsico”. Appendice documentaria Vol. III.

(3) Eretto nell’anno 1591, il primo seminario della diocesi, in ottemperanza a quanto prescritto dal Concilio di Trento.

(4) V. Petrocelli “IL PALAZZO ABBAZIALE I beni culturali di Tramtula” Centro Grafico Anzi – 2007.

(5) cfr. Tramutola Cenni storici ricavati dall’Archivio Cavense – Estratto dal Bollettino Ecclesiastico della SS. Trinità di Cava anni 1931 1932. Leone Mattei Cerasoli.

(6) Si dice abate mitriato l’abate che é preposto ad una abbazia territoriale (abbatia nullius dioeceseos) cioè un’abbazia che governa un territorio sottratto alla giurisdizione episcopale.

(7) Archivio della Curia della Badia di Cava, Beneficialia n° 16.

(8) vedi foto.

(9) cfr. mio articolo sul blog “Il primo Centenario dei Miracoli” e “Il Santuario della Madonna dei Miracoli”.

 

 

 

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Vincenzo Petrocelli

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