TRIONFO M5S, TONFO PD. E ORA?

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valerio lottino

Al termine di una delle campagne elettorali più becere e vuote degli ultimi anni, caratterizzata da sciacallaggi mediatici, fake news, politicizzazione di fatti di cronaca nera e strumentalizzazione di ideologie ed idealismi, il popolo italiano è stato chiamato al voto ed ha risposto a gran voce presente. Circa il 73% degli aventi diritto si è infatti recato alle urna per esprimere la propria preferenza e per poter, dopo diversi anni, decidere da chi farsi rappresentare in Parlamento. E anche in questo caso, al netto di una legge elettorale confusionaria e di una diffusa inconsapevolezza iniziale sulle modalità di voto, i numeri parlano inesorabilmente chiaro.

Luigi Di Maio, leader M5S

I vincitori di questa tornata elettorale sono senza ombra di dubbio i grillini del M5S che, senza alcuna coalizione iniziale, riescono a superare il 32% di consensi tanto al Senato quanto alla Camera dei Deputati: un trionfo. Un trionfo reso ancora più ragguardevole dai numeri raggiunti nel Sud Italia dove praticamente tutti i collegi uninominali sono stati conquistati dai grillini. In virtù di questi numeri parlare di “voto di protesta” è riduttivo oltre che ingeneroso nei confronti dei milioni di italiani che hanno creduto fortemente nel progetto pentastellato. Di pari passo è pura miopia pensare che il successo meridionale sia stato determinato dalla promessa del reddito di cittadinanza ai disocuppati (e non occupati) avendo esso più concause. Adesso, comunque, comincia la vera sfida e Di Maio, nella prima uscita post scrutini, è stato abbastanza eloquente. Infatti, seppur la forte affermazione, il Movimento si trova ad affrontare la prima problematica: la mancanza di numeri per poter governare da solo l’Italia. Volente o nolente, se vorrà davvero trasformarsi in partito guida per il Paese, dovrà cercare alleanze al di fuori della propria cerchia. E, soprattutto, dovrà trovare chi abbia intenzione di svolgere il ruolo di co-protagonista all’interno del nuovo Governo. E qui potrebbe entrare in gioco un’altra forza politica: la Lega, il cui leader è salito al secondo posto del podio di questa corsa elettorale. La Lega, con più del 17% dei voti, si pone infatti alla guida della coalizione del centro-destra. Centro-destra che, grazie anche al 14% dell’immortale Silvio Berlusconi, al deludente 4% della Meloni e all’irrilevante 1% di Fitto, è riuscito ad imporsi come coalizione di maggioranza. Anche qui, salvo “inciuci” post elettorali, il centro destra non ha i numeri per guidare da solo il Paese. Vedremo cosa succederà e, soprattutto, il ruolo che Mattarella deciderà di prendere all’interno di questo stallo.

Berlusconi, Meloni, Salvini

Analizzati i vincitori è doveroso analizzare anche i vinti. Il Partito Democratico, che da diversi anni rappresenta il maggior partito del centro-sinistra, non esce semplicemente sconfitto da questa tornata elettorale ma ne esce con le cosiddetta ossa rotte. Seppur sia stato il secondo partito votato in Italia dopo il Movimento 5 Stelle, la sconfitta è stata storica. Mai il centro sinistra, nella storia repubblicana, aveva ricevuto una batosta elettorale di questa portata. Addirittura alcuni degli storici “feudi rossi” come l’Emilia-Romagna o la Toscana, hanno voltato le spalle al Partito Democratico e al suo segretario. Una caduta libera che ha portato in meno di due anni il PD dal 40% al 20% di consensi: esattamente la metà. Le cause di questo tonfo sono diverse e, purtroppo, dovute principalmente alla scarsa chiarezza e trasparenza del suo leader Matteo Renzi. Se da un lato c’è da riconoscere al Partito Democratico il merito di aver dato una forte spinta civilistica al Paese con la legge sul biotestamento e le unioni civili, dall’altro lato non si può nascondere la difficoltà nella gestione del caso Monte Paschi di Siena, del caso Boschi, delle bizze di De Luca in Campania e, soprattutto, della personificazione del referendum costituzionale del 4 Dicembre scorso da parte del proprio leader. La conseguenza di questa disfatta sono state le dimissioni (anche se in differita) di Matteo Renzi da segretario del partito che, nel suo discorso, ha escluso categoricamente l’inciucio con altre forze politiche e ha rafforzato il ruolo che avrà il PD in Parlamento: l’opposizione.

Matteo Renzi, segretario PD

Al di là del lavoro svolto dal centro sinistra italiano che, come già detto in precedenza, ha comunque portato ad alcune conquiste civili per il Paese, le cause di questa debacle vanno trovate alle origini. Per l’ennesima volta nella propria storia la sinistra italiana ha dimostrato poca compattezza con la creazione momentanea di piccoli partiti sconfitti in partenza (il riferimento a “Liberi e Uguali”di Grasso, Speranza & co. non è casuale) che hanno letteralmente stancato il proprio elettorato. Ma, soprattutto, ha tralasciato la sua indole popolare: la sinistra dovrebbe tornare tra la gente, capire i suoi problemi e farsene carico, stare vicino alle classi meno agiate, combattere per i diritti dei lavoratori e dei non lavoratori, guidare il cambiamento e guardare al futuro con fiducia. Quando avrà ritrovato la sua via, probabilmente potrà ritornare ad avere un ruolo politico chiave all’interno di uno dei paesi più belli del mondo. Ruolo che al momento ricoprono meritatamente altre forze politiche che, probabilmente, hanno colto ciò che loro non sono stati in grado di cogliere. E siccome l’Italia non è uno stadio dove si tifa una fazione politica piuttosto che un’altra, la speranza di tutti dovrebbe essere quella di avere un paese migliore al di là di chi ne sia alla guida. Una speranza trasversale che deve prendere tutti, i vincitori e i vinti, e che deve arrivare con convinzione a chi avrà l’onore/onere di guidare il Paese per i prossimi 5 anni.

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Sull' Autore

Valerio Lottino

Nato a Potenza il 23 Agosto del 1988, vivo ormai lontano dalla mia città natia da diversi anni. Nel 2011, dopo aver conseguito la laurea triennale in Economia Aziendale, mi trasferisco a Milano per completare gli studi presso l’università di Milano – Bicocca. Qui conseguo la laurea magistrale in Scienze dell’Economia con una tesi sull’analisi del PIL come indicatore quantitativo (e non qualitativo) dell’economia di una nazione. Bancario dal 2014 prima a Milano, poi a Padova e Bologna, città in cui attualmente vivo.
Da sempre appassionato di calcio, nella tarda estate del 2006 corono il sogno di esordire con la maglia rossoblu in un Potenza – Nocerina: da lì seguiranno diverse esperienze calcistiche nei campionati di serie
D ed Eccellenza. Seguo con interesse le vicende di politica nazionale e locale e amo profondamente la mia terra.


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