TUTTI GIU’ PER TERRA

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antonio nicastroANTONIO NICASTRO

La gente lucana è tradizionalmente mite, paziente, sopporta di tutto, senza sussulti, qualcuno  dirà che i lucani seppero, nel 2003, in maniera civile ma determinata, ribellarsi all’imposizione del governo di collocare nel metapontino il mega deposito di scorie nucleari, ma quella ribellione la possiamo considerare la classica eccezione che conferma la regola, se cosi non fosse non si spiegherebbe perché la Basilicata è diventata terra di emergenze.

La globalizzazione e le nuove politiche liberiste che si sono impossessate dell’Italia svantaggiano la nostra regione in maniera eclatante. E’ tutto il Sud che sta vivendo un declino lento ed inesorabile ma noi lucani, per l’inconsistenza numerica che ci caratterizza, subiamo in maniera ancora più decisa la crisi planetaria che fa tremare le vene nei polsi  agli economisti di mezzo mondo. Volendo fare una catalogazione delle varie criticità che riguardano la Basilicata  non si può fare a meno di stilare una classifica, partendo dalla politica e proseguendo con il lavoro, la povertà, lo spopolamento, il territorio, le infrastrutture, i servizi ed in ultimo, non certo per importanza,  l’ambiente.

Ebbene si, la Basilicata è interessata da una crisi della politica, i  tanti anni di amministrazione  del centrosinistra denotano un’usura che sconfessa il famoso detto che recita “il potere logora chi non ce l’ha”. Anche in  questa legislatura regionale, l’ultima con il famigerato “listino”, ci sono state rimescolamenti e sostituzioni di membri di Giunta, esecutivo che pur disponendo di una solida maggioranza ha imbarcato al suo interno alcuni ex avversari.  Si assiste da troppo  tempo ad uno spettacolo indecoroso, una transumanza da un partito all’altro, da una coalizione a quella che fino al giorno prima si combatteva, un assalto a postazioni in enti più o meno utili, un’affermazione di personalismi esasperata. Una lotta di potere per il potere mentre tutti intorno c’è lo sfacelo, macerie. Questa dissolutezza della classe politica lucana ha portato a non monitorare in maniera adeguata il mondo del lavoro, prima  tragica emergenza lucana. Da qualche anno, senza soluzione di continuità, si assiste allo sfacelo nel settore dell’ industria. Fabbriche che chiudono una dopo l’altra e migliaia di persone passano dalla cassa integrazione alla mobilità alla disoccupazione, un film che si replica in continuazione. E chi perde il lavoro in Basilicata difficilmente ne trova un altro ed allora ecco rispolverare la valigia dei nostri avi, prima era legata con lo spago oggi è con le ruote, ma che cambia? In entrambi i casi conduce i figli di questa terra in altre realtà. Ed ecco che viene coniato un nuovo vocabolo, “spopolamento”, che fa rima con tradimento, tanta famiglie costrette ad emigrare perché la classe politica non ha saputo disegnare un credibile modello di sviluppo. Una pioggia  di danaro piovuto dall’ Unione Europea, che doveva servire a creare le giuste condizioni per il prosperare dell’economia, si è dissolta nel nulla.

E nei paesi che si spopolano quelli che restano devono fare i conti con un territorio fragile, privo delle opere di civiltà che consentono di vivere dignitosamente. Basta una stagione più piovosa della media per mettere in ginocchio molte comunità: frane, smottamenti, cedimenti sulle già fragili strade lucane rischiano di isolare vaste aree, in una regione, catalogata geologicamente instabile, che ha subito danni causati dall’uomo e dalla furia della natura, occorrono un  mare di soldi per adeguare e rendere sicuri, oltre alle strade, tanti centri abitati. Una regione di poche anime, però, non ha un futuro: siamo poco più di un quartiere di una metropoli come Roma, disseminate in un vasto ed accidentato territorio, privo di importanti infrastrutture che dovrebbero connettere, oltre città e paesi lucani al resto d’Italia, ad attrarre investimenti che porterebbero occupazione, è destinata a soccombere. Strade inadeguate, niente interporti, nessun porto, una ferrovia marginale al resto del paese e con un’incompiuta, la Ferrandina – Matera che è diventata un’icona dello sperpero di denaro pubblico. E con questi chiari di luna vogliamo che lo Stato pensi alla piccola Basilicata per venire ad investire in infrastrutture? Se non ci ha pensato la classe politica locale a far uscire la nostra regione dall’atavico isolamento, oggi, in tempo di federalismo, sarà difficilissimo se non impossibile, che provveda lo Stato centrale a farci venir fuori dalla melma.

Rassegniamoci quindi a veder morire i piccoli centri della Basilicata, non scandalizziamoci se non ci saranno risorse per tenere in vita i servizi vitali per le nostre comunità, le emergenze che i Sindaci denunciano in continuazione si aggraveranno ulteriormente. Ben 26 comuni dei 131 della Basilicata hanno meno di 1.000 abitanti, molti dei quali fittizi perché chi è andato a lavorare o studiare altrove mantiene la residenza anagrafica per mera ragione di cuore, ci sono 4 comuni al di sotto dei 500 abitanti, gli abitanti di San Paolo Albanese, per esempio,  sono meno di un grosso condominio di Potenza. Sarà difficile che i servizi vitali per le comunità resteranno disponibili in tutti i comuni, l’ufficio postale, la farmacia, la pompa di benzina, la banca, la guardia medica,  sono già spariti in molti Comuni, ma hanno chiuso anche  le botteghe degli artigiani e i negozi di prossimità…… E’ quindi intuibile il livello della vita che i pochi abitanti dei piccoli centri, costituiti  da una popolazione formata per lo più da pensionati, sarà sempre più scadente.

L’agricoltura, che per anni è stato il settore trainante per l’economia di vasti territori, è in crisi profonda per vari motivi, una volta c‘è la siccità (una beffa nella regione dei tanti invasi!) un’altra le inondazioni, sta di fatto che i campi si svuotano e gli imprenditori agricoli sono alle prese con enormi problemi legati alla commercializzazione dei prodotti. Stessa sorte tocca agli allevatori che rivendicano più attenzione da parte delle autorità.

Qualcuno potrebbe pensare che ci possiamo consolare con l’ambiente e la natura incontaminata regalatici dal buon Dio: l’economia dei campi, lo sfruttamento delle risorse naturalistiche e paesaggistiche, potrebbero sostituirsi o affiancarsi, in termini di occupazione, all’economia del settore industriale e del terziario, per quel poco che rimane in vita. Ma anche queste risorse rappresentano un’altra grande emergenza, per le troppe “iniziative” che da tempo sono state attuate o che si vogliono attuare in Basilicata.

Il più grande giacimento di petrolio su terra ferma d’Europa lo abbiamo nella verde valle dell’Agri, un territorio che teoricamente dovrebbe essere vincolato e preservato perché si trova all’interno del Parco Naturale della Valdagri, è invece “stressato” dalle perforazioni e dalla lavorazione del greggio prima di essere inviato in raffineria. Aria, acqua e terreni circostanti al Centro Oli di Viggiano risentono e risentiranno delle tante sostanze pericolose legate alle estrazioni, a breve entrerà un altro polo estrattivo nella valle del Sauro che provvederà a deteriorare  ulteriormente le risorse ambientali senza aver inciso in maniera decisiva sull’occupazione.

Altre emergenze derivano per la scellerata idea di far costruire megaimpianti per il trattamento dei rifiuti, l’inceneritore Fenice nel melfese era nato per smaltire solo i rifiuti della FIAT ma poi ha cominciato a bruciare di tutto e si è avuto l’inquinamento delle falde acquifere che compromette la coltivazione di cereali e pomodori nel vasto comprensorio fra Melfi e Lavello.

Risale a molti anni fa, invece, l’inquinamento da amianto nella Valbasento a cui si è aggiunto un nuovo impianto, Tecnoparco, che tratta i rifiuti e gli scarti petroliferi, su quest’azienda in cui la Regione è comproprietaria, la Magistratura sta indagando perché sembra che hanno commesso gravi illeciti.

Come se tutto ciò non bastasse da qualche anno la Basilicata è diventata terra di produzione di energie alternative all’ingrosso, una sorta di contrappasso per compensare i danni arrecati dall’estrazione di gas e petrolio. Basta guardarsi intorno per constatare che il paesaggio dell’intera regione ha subito profondi mutamenti a causa della sterminata presenza di pale eoliche e campi fotovoltaici. E’ come se tutto il vento d’Italia s’è concentrato sulla nostra regione e qui le multinazionali dell’energia lo catturano per trasformarlo in energia ”pulita”, forse non sono troppo puliti gli affari che ruotano alle pale eoliche se è vero, come e vero, che spesso e volentieri le notizie sull’eolico transitano sulle pagine di cronaca giudiziaria dei media locali.

I nostri politici invece di attivarsi per difendere la Basilicata e tutelare  territori, ambiente e salute dei lucani da troppi scellerati attacchi sono in tutt’altre,  e a volte poco nobili, faccende affaccendati.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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