Per un Paese o per una regione l’inno è una bella cosa, perchè esprime identità e condivisione. In quanto tale, l’inno deve essere unico, abbracciare tutte le etnìe locali, tutti i dialetti (impresa difficile, lo so), e deve trasmettere il senso di un radicamento di una comunità al territorio rendendolo riconoscibile nelle occasioni ufficiali e non. Ma anche su questo ci distinguiamo. Un inno solo per tutti? Vogliamo scherzare! Noi in Basilicata di inni ne facciamo due. Non ci facciamo mancare niente. Anzi, se mettiamo pure quella vecchia ma ancora famosa canzone di Papaleo, sì quella che faceva “Ba – Ba – Baslcata, tu che ne sai, l’hai vista mai”, ecc. ecc., allora ecco che, miracolosamente, solo come in questa regione sappiamo fare, anche gli inni si moltiplicano come i pani e i pesci, e salgono a tre. Beh signori, tre inni per una regione che è poco meno di un quartiere di Bari, ci sembrano davvero troppi. È come se a Japigia oppure a Mungivacca ci fossero tre inni di quartiere. Come se la mattina si trovassero, che so, i netturbini a pulire le strade, e cantassero ciascuno un inno diverso. “Wagnò, ma ce stai cantann?” “L’inn d’ quartier”. “Ma qual cant? Iè cust l’inn giust”. Eccetera eccetera. Gli inni piovono sulla Basilicata come il cacio sui maccheroni col pezzente. Fanno capire anche a chi vive fuori dal nostro territorio, che forse crede che Basilicata e Lucania sono due regioni una della Campania e l’altra della Calabria – ma della parte nord -, che siamo una regione che non si sa mettere d’accordo nemmeno sulla musica da suonare. Che fossimo un popolo strano, noi che viviamo qui lo sapevamo già. Ma che poi riusciamo a creare confusione non solo per via del doppio nome, di quale sia il vero capoluogo della regione, e adesso anche con la musica. Cose lucane, insomma. Io per dirimere la questione, chiamerei un arbitro super partes, per proclamare quale sia l’inno ufficiale. Resta da capire quale personaggio lucano possa essere veramente imparziale per decidere quale sia la melodia più rappresentativa per l’intero territorio. Papaleo, tu che sei quello che ha scritto la prima canzone, pensaci tu. Mi raccomando, però: imparzialità ed obiettività. Come a dire: ti nominiamo arbitro così fai vincere l’inno che ti piace di più. Qui le decisioni le prendiamo così.
