UN BOSS IN SALOTTO

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PATRIZIA BARRESE

Lunedì 16 gennaio: data storica per un “boss in incognito”, non il reality-game che mette a confronto il boss di una fabbrica con i suoi dipendenti, quanto l’epilogo del blitz dei carabinieri del Ros che hanno catturato Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Ultimo capomafia stragista, fu coinvolto negli attentati contro Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due funzionari pubblici che spesero la loro vita nella lotta alla mafia e si spensero nei differenti attentati ordinati da Totò Riina a distanza di pochi mesi nel 1992, con una carica di tritolo.  La notizia della cattura di Matteo Messina Denaro dilaga, perché l’uomo dallo sguardo impassibile, condannato all’ergastolo per decine di omicidi, ha una carriera consolidata nell’organizzazione criminale di Cosa Nostra. 

Giovane rampante nei clan malavitosi, ebbe rapida ascesa come capomandamento, esecutore di omicidi sanguinosi in cui kalashnikov, revolver, fucili e tritolo rientravano nella gamma delle armi adoperate e, i cadaveri barbaramente seppelliti con ancora un anelito di respiro o spirati con attentati dinamitardi o brutalmente strangolati e sciolti nell’acido, forse ad oggi hanno il meritato riposo. Le indagini della latitanza, riportano notizie di un uomo che, oltre ad aver compiuto stragi da Nord a Sud dello stivale, dalla Sicilia a Roma, Firenze e Milano, oltre ad aver ordito strategie di attacco al patrimonio culturale del Paese,  è stato inserito dalla rivista Forbes nell’elenco dei dieci latitanti più pericolosi del mondo.

Dedito al soddisfacimento della propria sete di vendetta e all’arricchimento di beni materiali, Matteo Messina Denaro è tuttavia un uomo dal linguaggio erudito, eleganza sobria e la passione per il proprio benessere estetico. Durante la latitanza dovette curare una forte miopia che lo aveva condotto a una forma di strabismo oltre a sottoporsi a diversi ritocchi estetici tra naso e labbra per camuffare i segni del tempo e gli anni in cui si mascherava al pubblico con false sembianze e diverso nome “sembrando assente dalla vita sociale”. Sfortunatamente il colore dei capelli e il modello degli occhiali invariati hanno consentito all’intelligenza artificiale e alla tecnologia di riconoscere il latitante: un sistema di riconoscimento facciale automatico, ne ha confermato struttura fisica e identikit del volto. Siamo nell’era della sorveglianza digitale di massa e grazie a strumenti sofisticatissimi e all’ultimo software di “gait recognition”, è possibile riconoscere uomini, nemici della giustizia o mascherati già a partire dall’analisi della postura.

 

Ci sono ancora pagine della mia storia che si devono scrivere”, sostiene di sé il boss del trapanese soprannominato anche Diabolik: quest’ultimo omicida dei fumetti, nato dalla mente geniale delle sorelle Angela e Luciana Giussani, diede vita al famigerato Re del terrore, tenebroso, affascinante e spietato, che inviava tranelli alla polizia, promettendo futuri omicidi. Forse gli stessi di cui si è macchiato Matteo Messina Denaro, una lunga serie di omicidi e reati di vario genere confidati a un amico a cui sosteneva: “Con tutta la gente che ho ucciso si potrebbe fare un cimitero”. Sua la passione/ossessione per la Jaguar di Diabolik, il modello E-Type, che avrebbe voluto personalizzare montando dei mitra sul cofano della vettura.

Dulcis in fundo, nei diversi bunker e salotti del boss, tra scatole prontamente vuotate per far svanire identità segrete e appunti scottanti, quadri, pietre preziose e gioielli: gioielli che esprimono la voglia di lusso e di narcisismo, dal chiaro significato simbolico centrato sulla competizione. Ma i gioielli di M.M.D. esprimono un codice paterno che rimanda all’affermazione e un codice materno basato sul desiderio di liberarsi da tutto ciò che è brutto, negativo e che, paradossalmente, hanno la funzione di diminuire alcune paure, quasi a voler evocare doti magiche per esorcizzare il male compiuto. E tra la scelta de “Il padrino” di Francis Ford Coppola come quadro per decorare le pareti di “casa” e l’idolatria a don Vito Corleone, la passione per la cultura latina non poteva mancare: in isolamento nella sua cella di quattro metri per tre, M.M.D. si è dedicato alla lettura di Svetonio, storico romano dell’età imperiale, autore del De viris illustribus che di quest’ultimo ha fatto sua la nobile citazione :” Se il diritto deve essere violato, lo sia per conquistare il potere”.

Nell’ultima intervista a Paolo Pace, neuropsichiatra infantile e dell’adolescenza, emerge che il boss sia attualmente un mito per molti giovani e pare che i suoi tatuaggi furoreggino per il significato profondo da imprimere sulla pelle: “Tra le selvagge tigri” e “Ad augusta per angusta”, per significare che i grandi risultati si raggiungono solo superando difficoltà d’ogni genere. 

Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

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Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

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