UN “BRESCIANO” AD AVIGLIANO, ALL’OMBRA DEL PIETRAFESA

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di Vito Telesca

Tra il 1620 e il 1625 il pittore lucano Giovanni De Gregorio, detto “Il Pietrafesa”, fece il suo rientro in Lucania, dopo il periodo di apprendistato svolto a Napoli sotto il maestro Santafede.  Prese casa, famiglia e “bottega” a Pignola. Fu in questa fase che il celebre pittore lucano iniziò a formare la sua florida attività insieme ad alcuni allievi. Tra questi troviamo Francesco Guma (pignolese), Francesco Romano da Laurenzana, Attilio de Laurentis da Montemurro, Francesco Paterno da Buccino, suo figlio adottivo Giuseppe De Gregorio ed infine Girolamo Bresciano da Pietragalla. Quest’ultimo è riuscito a ritagliarsi un ruolo finalmente importante nel Pantheon dei pittori lucani del seicento e non è quindi affatto da considerarsi un pittore “minore”. Si tratta di un tardo manierista, che risente fortemente dell’influenza del suo maestro, tanto che la sua produzione è stata per diverso tempo confusa con quella pietrafesana.

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Sono sconosciuti tutti i dettagli relativi alla sua provenienza sociale, famigliare ed anagrafica. Ma se è vero che il primo dipinto del Bresciano è una tela conservata ad Avigliano e dipinta nel mese di novembre del 1628, allora potremmo datare la nascita di Girolamo Bresciano tra il 1605 e il 1610. La pala di Avigliano raffigura S. Maria degli Angeli, Cristo e S. Francesco fra i Santi Antonio di Padova e Antonino ed è conservata all’interno della chiesa del convento dei Frati Minori Riformati di S. Maria degli Angeli (edificato intorno al 1580 circa). I committenti della tela non potevano essere frati, ma erano benefattori del posto, probabilmente non molto ricchi (altrimenti non avrebbero fatto dipingere la tela ad un pittore esordiente, ma almeno al suo più quotato maestro, il Pietrafesa). I committenti sono qui raffigurati, come in tutti i dipinti dell’epoca, in posizione orante sulla parte alta a sinistra. Sono un uomo barbuto ed una donna che lo fissa e che sembra parlargli. Sotto alla tela è visibile anche lo stemma araldico della loro famiglia, sul quale si legge “Simplicitate et Prudentia” e che riprende tre colli tondeggianti (o piccole torri?) sormontati da due uccelli bianchi posti uno di fronte all’altro.

La tela del  Bresciano è inserita in una pregiata cona lignea barocca, indicata dagli studiosi come “Porziuncola”. La scena ritrae S. Francesco d’Assisi, in ginocchio e di spalle, con le braccia aperte in segno di preghiera. Il Santo supplica il Cristo e la Vergine di concedere perdono e indulgenza a tutti i fedeli che si fossero presentati al cospetto della chiesetta, luogo simbolo dei francescani e dove vennero esposte le spoglie del santo prima della sepoltura, ubicata a valle di Assisi. Al centro del dipinto, tra il Santo di Assisi e il Santo Vescovo Antonino, si scorge la vallata di Assisi con la città e il Monte Subasio alle sue spalle. Probabilmente i Frati Minori di Avigliano volevano rendere la chiesa del loro convento una riproduzione lucana della Porziuncola, insita ora nella maestosa chiesa di Santa Maria degli Angeli.

La figura della Vergine Maria è una figura di vittoria e di conforto, con il volto sereno e con un angelo impegnato a posarle sul capo una corona. La Vergine chiede al proprio figlio di ascoltare la supplica del poverello di Assisi. Ha infatti lo sguardo riposto su Gesù e la mano destra protesa ad indicare il santo ai suoi piedi. L’animazione del dipinto vede la figura del “Cristo benedicente”, con la classica immagine che lo ritrae con la mano destra in fase di benedizione e l’altra posata sull’orbe mentre guarda Francesco, concedendo quanto richiesto dal Santo. Nell’angolo in alto a sinistra un angelo srotola un cartiglio con il passo di Isaia “Et egredietur virga de radice Jesse, et flos de radice ejus ascendet” – (E sorgerà dalla radice di Jesse un bastone, e un fiore dalla sua radice ascenderà).

Sotto a sinistra S. Antonio con il Bambino sulle ginocchia ed il suo classico giglio tra le mani con i piedi poggiati su un libro sul quale si leggno le parole di una sua “lectio”. A destra, come anticipato precedentemente, c’è l’immagine più interessante dal punto di vista dello studioso: quella di Sant’Antonino (Pierozzi il cognome), Vescovo di Firenze. Questi ha una posizione diversa rispetto agli altri soggetti del dipinto. Tutti hanno lo sguardo verso il Cristo, verso la parte spirituale. Antonino ha lo sguardo verso la parte terrena, verso l’uomo, il visitatore della porziuncola, verso l’osservatore del dipinto. E’ quindi l’elemento più vicino agli uomini e ai “peccatori” rispetto agli altri soggetti sacri.

Nella mano sinistra regge il pastorale ed un libro (era un teologo eccezionale), mentre dalla destra pende un oggetto che pare essere una bilancia, oppure l’emblema classico del Santo fiorentino: un portamonete. Più in basso un cartiglio con scritto “Deus tibi retribuita” (che Dio te lo renda), parole che riprendono una leggenda che si è tramandata sul Santo Vescovo e al suo incontro con un contadino. Il culto di Sant’Antonino si diffuse particolarmente in Campania perché divenne anche Priore a Napoli e la venerazione esplose nel 1589 nel momento in cui si venne a sapere che il suo corpo era stato trovato incorrotto. Ora si venera nella Basilica Domenicana di San Marco a Firenze.

Probabilmente Girolamo Bresciano era il più dotato e colto fra gli allievi del Pietrafesa e non a caso ha intrapreso una carriera importante che oggi meriterebbe ben altre attenzioni. Sminuito forse dalla sua inclinazione nel cercare di emulare un po’ troppo il Pietrafesa. Negli anni successivi al suo primo dipinto aviglianese Girolamo Bresciano realizzerà, sempre in ambito lucano, diverse opere, quali una Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Carlo (1627) nella Cappella di S. Maria delle Grazie a Terranova di Pollino, la Visione di S. Felice (1637) nella chiesa di S. Anna a Lavello, le Storie di S. Antonio (1645) in S. Francesco a Potenza, S. Michele nell’Annunziata di Vietri di Potenza, la Sacra Famiglia di Muro Lucano. Poi ancora ad Avigliano nella chiesa di S. Vito datata 1640 con la Madonna di Monserrato (santuario nei pressi di Barcellona) e i Santi Giuseppe, Lorenzo e Giacomo.

Nel 1642 il Bresciano era di nuovo in attività ad Avigliano nella chiesa di S. Biagio con una Madonna del Soccorso fra i Santi Biagio e Cataldo, detta anche del Manganello. Quest’ultimo dipinto è stato perduto e si è venuti a conoscenza di quest’opera solo grazie ad una riproduzione fotografica del 1929 relativa a Luigi Emanuele Gianturco. Non è l’ultima opera del Bresciano perché lo ritroveremo a Balvano con una Madonna con Bambino e i Ss. Lorenzo, Francesco e Gaetano, con datazione 1649, poi ancora a Castelmezzano con una Sacra Famiglia e a Brindisi di Montagna con una Madonna del Rosario. Questi ultimi dipinti associati fino a qualche anno fa al Pietrafesa ma poi restituiti di diritto al suo legittimo autore, vissuto un po’ nell’ombra e che si firmava “Hyeronimus Brescianus Pingebat”.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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