UN DISASTRO CHIAMATO CINGOLANI

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Il giorno dopo l’approvazione della legge che pone tra i valori costituzionali anche quello della difesa dell’ambiente , il ministro tecnico Cingolani porta all’approvazione il Pitesai, il piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee,  il cui contenuto va in direzione esattamene contraria ai principi appena entrati nella Carta . Con la scusa di dover affrontare nell’immediato la crisi energetica, si fa una operazione che assolutamente non risolve il problema , presenta costi ecologici notevolissimi e fa rimanere al palo l’azione di innovazione nella politica energetica che pure si stava affacciando, con il potenziamento delle energie alternative e la sperimentazione di nuove fonti, come l’idrogeno.

Inutile dire che il piano, ancorchè interessa teoricamente molte aree italiane, si concentra su quei territori dove già il gas viene estratto e quindi ,ancora una volta, si abbatte sula testa della già martoriata  Basilicata, che si vede non solo minacciata dall’estrazione sul mar jonio ma dal raddoppio dell’estrazione sulla terraferma.  Servisse questo sacrificio a salvare il Paese in un momento di emergenza, uno se ne farebbe una ragione. Ma gli esperti ci raccontano che solo il 4 per cento del consumo italiano di gas viene da produzione nazionale e che, ancorchè raddoppiassimo questa cifra, l’Italia rimarrebbe ugualmente al freddo e con gli impianti spenti. Per parlare con i numeri, il paese produce 3,2 miliardi di mc di gas e ne consuma annualmente 72 miliardi di mc . Col raddoppio non arriveremmo neanche al dieci per cento del totale. Nel frattempo spendiamo qualcosa come dieci miliardi per andare incontro ai maggiori costi delle imprese, e , nonostante questo, lasciamo riversare sui cittadini il costo di una inflazione che trova la sua giustificazione , o il suo pretesto, nell’aumento dei costi energetici. Così che salviamo le imprese ma impoveriamo comunque le famiglie

Non ci vuole molto per capire che questa toppa è peggiore del buco, perché a) non produce effetto di miglioramento della situazione energetica; b) rischia di perpetuare la provvisorietà per molti mesi con l’effetto di dissanguare le casse dello Stato senza che si compia un passo in avanti; c) allontana lo sforzo di realizzare fonti alternative di energia. Insomma: Utilità zero per la collettività e profitti massimi per le imprese estrattive che non vedevano l’ora di prosciugare i pozzi ancora attivi e di perforarne altri.

Non è certo da un personaggio come Draghi che ci si aspetta questo comportamento da chi campa alla giornata e procede con gli occhi bassi, per cui c’è da dire che sta riponendo fiducia sulla persona sbagliata . Un governo che sappia guardare lontano affronterebbe il toro per le corna e  creerebbe da subito una strategia risoluta e coraggiosa di uscita dalla crisi, puntando su investimenti nel fotovoltaico e nell’eolico e non continuando ad inseguire la spesa corrente delle bollette. Cioè  anziché contribuire alla spese della bolletta senza poter cambiare la situazione , creare una linea di incentivazione robusta per mettere in condizione le imprese di  realizzare da subito progetti di approvvigionamento energetici alternativi, le comunità energetiche, l’eolico,  l’idrogeno , in maniera da trovarci nel giro di un paio di anni con una situazione completamente cambiata e tale da farci diventare un po’ più indipendenti. E se dai un compito del genere ai manager delle imprese, togliendogli vincoli e autorizzazioni, nel giro di un anno la situazione cambia radicalmente. Le stesse imprese petrolifere, che in questa occasione, contano miliardi di profitti, dovrebbero poi essere obbligate a pareggiare il surplus di appovvigionamento transitorio  con la stessa quantità di energia alternativa da realizzare sui territori estrattivi o almeno spendere gran parte del surplus di utili , sia destinati allo Stato che ai privati, in energie alternative o in centri di ricerca delle nuove fonti di energia. 

Invece l’incoerenza ci porta a finanziare un superbonus  che non mette al centro la riqualificazione energetica come un elemento trainante, ma i lavori edilizi o di consolidamento, relegando al contributo del 50 per cento o del 65 per cento, l’efficientamento energetico. Così che si è mobilitata l’edilizia per rifare i palazzi, ma non si è aggredito il gap energetico che sta strozzando l’Italia. Eppure, a parole si è detto che questo sforzo di creare il nuovo dovrebbe partire dai territori che più hanno subito la violenza del vecchio sistema di approvvigionamento. A parole, appunto. Nei fatti, è silenzio, incoerenza, incapacità di alzare la voce!  ROCCO ROSA

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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