
Leonardo Pisani
DI LEONARDO PISANI
Il 21 marzo è una ricorrenza nazionale speciale, che Nando Dalla Chiesa, figlio dell’indimenticabile Generale Carlo Alberto, e uno dei massimi esperti della storia dell’Antimafia ha definito “nel tempo uno dei più grandi appuntamenti fissi scritti nell’agenda dell’Italia civile”: “La Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie“ . Approvata dalla legge 8 Marzo 2017, n. 20, arrivata grazie al grande lavoro di Don Luigi Ciotti, presidente di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e dei suoi attivisti, si celebra simbolicamente il 21 marzo, primo giorno di primavera, nel periodo del solstizio, quando la natura inizia a svegliarsi dai freddi invernali e dia lunghi bui. Un giorno che simboleggia la rinascita del Sole , per ricordare i tanti, i troppi innocenti caduti sotto i colpi delle mafie, spesso anche nell’indifferenza e nella solitudine.
Tra chi contribuì a far nascere il primo vero strumento di lotta efficace alle Mafie fu un coraggioso politico, figlio di umili persone per bene, una famiglia del Sud con stretti legami alla terra siciliana e lucana. Quella attuata da Pio la Torre, fu una svolta storica nella lotta alla criminalità organizzata, alle mafie che colpivano il Paese, senza che una legge specifica. Finalmente quel 13 settembre del 1982, veniva approvata la legge 646, nota come Rognoni-La Torre. Per la prima volta nel codice penale venivano introdotti il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso (art. 416 bis) e la norma per la confisca dei beni ai boss, con il loro conseguente riutilizzo sociale. Eccolo il terzo comma dell’416-bis che introdusse la novità legislativa per un fenomeno che ancora molti all’epoca negavano: «L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.» Pio La Torre, deputato Pci con Virgilio Rognoni della Dc, fu il primo firmatario della proposta di legge che lui definiva “una legge per la democrazia”. Ma non la vide mai approvata, Purtroppo non ebbe la soddisfazione di vederla approvare, il 30 aprile 1982 a Palermo, alle 9:20 l’onorevole Pio La Torre fu assassinato assieme al suo amico e autista Rosario Di Salvo. 
Erano su una Fiat 131 , in una strada stretta, quando l’auto si fermo ad uno stop, si avvicinò una moto di grossa cilindrata e due killer iniziarono a sparare poi da una macchina dietro altri esecutori. La Torre morì sul colpo mentre Di Salvo riuscì a sparare qualche colpo prima di essere freddato. completare il duplice omicidio. Pio La Torre morì all’istante mentre Di Salvo ebbe il tempo per estrarre una pistola e sparare alcuni colpi, prima di soccombere. Poco dopo l’omicidio fu rivendicato dai Gruppi proletari organizzati. Il delitto venne però indicato dai pentiti Tommaso Buscetta, Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Pino Marchese come delitto di mafia: La Torre venne ucciso perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di “associazione mafiosa” e la confisca dei patrimoni mafiosi. Furono condannati all’ergastolo come esecutori dei due omicidi Giuseppe Lucchese, Nino Madonia, Salvatore Cucuzza e Giuseppe Greco. Dopo nove anni di indagini, nel 1995 vennero condannati all’ergastolo i mandanti dell’omicidio La Torre: i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Pio La Torre nacque il 24 dicembre 1927 nella frazione di Altarello di Baida del comune di Palermo in una famiglia di contadini molto povera, da padre palermitano e madre lucana, Angela Colucci figlia di un pastore di Muro Lucano. Muro era la seconda patria per il deputato Pci come ricorda il senatore Piero di Siena sul suo sito http://www.pierodisiena.net/, un articolo pubblicato anche sul Quotidiano della Basilicata del 23 novembre 2010 in occasione dei 30 anni dal terremoto: «La mattina, dopo esserci assicurati che avremmo aperto la sede del partito come ogni giorno, verso le 7 e 30, dal telefono di un ufficio comunale a Verderuolo adibito a ricovero per la notte, riesco a mettermi in contatto con Roma. Mi passano la segreteria del partito e dall’altro capo sono investito da una sequela di improperi da parte di Pio La Torre, allora membro della segreteria nazionale e collaboratore stretto di Berlinguer, che aveva telefonato in federazione per tutta la notte e, ovviamente, non aveva trovato nessuno. Mi trattò quasi come se avessi disertato. Pio aveva un carattere irruento e, naturalmente, era in preda all’agitazione per un evento di cui non si conosceva ancora l’ampiezza e la portata. In quella mattinata del 24 novembre tutti, a Potenza come a Roma, eravamo convinti che il cuore del terremoto fosse da noi, a Balvano, dove era crollata sui fedeli la volta della chiesa facendo numerosissime vittime. Ma Pio mi chiese anche della “sua” Muro Lucano, il paese di origine della madre, dove lui siciliano aveva trascorso lunghi periodi della sua infanzia. Nell’ansia e nell’alterazione di quella telefonata vi era l’apprensione per quella che egli considerava la sua seconda patria in cui tornava, da dirigente del Pci, sempre con piacere».