Un futuro senza petrolio? Da Zurigo una nuova speranza (anche per la Basilicata)

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DONATO MARCHISIELLO

Tra le sfide che attendono l’umanità nei prossimi anni, la più pressante e importante è sicuramente quella ecologica. Tra fake news e pericoli veri, sono state tante le manifestazioni e gli incontri ufficiali sul clima dei governi nazionali, per tentare una via risolutiva e azzerare le emissioni in tempi brevi onde evitare sempre più tragiche conseguenze. Da qualche anno, la risposta sembrerebbe riversarsi su fonti di energia rinnovabili, come il fotovoltaico o l’eolico, sicuramente più “eco-friendly”. Ma proprio in Basilicata, una terra dove petrolio e rinnovabili convivono spesso a discapito di persone e bio-diversità, l’urgenza di trovare delle alternative è probabilmente ancora più sentita rispetto ad altre zone d’Italia: la questione energetica, in terra lucana, è infatti un tema caldissimo e che non poche volte ha innescato moti di protesta delle popolazioni locali, “sballottati” tra odori nauseanti, fiammate o enormi “mostri” di metallo che troneggiano, tra rumori costanti e “perdite”, a poche centinaia di metri dalle loro abitazioni. Ebbene, da Zurigo, così come riporta la testata Science Daily, potrebbe esser giunta una nuova, insperata soluzione: dal Politecnico Federale di Zurigo, considerato come il più prestigioso in terra elvetica, è giunta una scoperta dalle prospettive sicuramente straordinarie. Gli scienziati dell’Istituto di ricerca, infatti, sono riusciti a creare una pianta che è in grado di produrre, a partire dalla luce del sole e dall’aria, un carburante sintetico che gli scienziati definiscono “carbon neutral”, ovvero climaticamente neutro. La pianta, in sostanza, produrrebbe un carburante in grado di emettere, durante la sua combustione, lo stesso quantitativo di anidride carbonica precedentemente “estratto” dall’aria per la sua “naturale” produzione. Una soluzione potenzialmente a impatto zero, come apice di una ricerca durata due anni e condotta da un team capeggiato da Aldo Steinfeld, docente specializzato nella ricerca di fonti alternative di energia al citato Politecnico di Zurigo. Una ricerca che, come racconta Steinfeld a Science Daily, si è svolta principalmente sul tetto dell’Istituto, dove il ricercatore ha gestito un mini “impianto solare” che, così come ha spiegato Steinfeld, «funziona in modo stabile in un ambiente soggetto all’ordinarie condizioni solari», al contempo sottolineando come la tecnologia sia, a suo parere, «pronta per un uso industriale». Ma, oltre al valore intrinseco della scoperta, secondo il team dei ricercatori la novella tecnologia “vegetale” avrebbe, in un’ipotesi di produzione in scala industriale, un costo finale compreso tra 1,20 e 2 euro (dunque, praticamente in pari o quasi con l’attuale prezzo di mercato dei carburanti “ordinari”). E non solo: secondo Steinfield, la pianta potrebbe tranquillamente esser “coltivata” in ambienti caldi e con una forte componente solare, come i deserti. Una soluzione che, oltre a render teoricamente “obsoleto” l’utilizzo delle attuali fonti energetiche, potrebbe teoricamente anche in Basilicata trovare “terreno fertile” per una applicazione industriale, vista anche la, purtroppo continua e progressiva, desertificazione di ampi lembi di terra in regione. «A differenza dei normali bio-carburanti – ha specificato uno dei ricercatori impegnati nello studio, Johan Lilliestam, a Science Daily – dove il potenziale massimo teorico è limitato dalla disponibilità di terreni coltivabili, questa tecnologia potrebbe, ad esempio, saziare l’intera domanda mondiale di combustibili per i velivoli, sfruttando solo l’1% delle aree aride del pianeta. Il tutto, ovviamente, senza sottrarre terreno alle coltivazioni o agli allevamenti» ha specificato Lilliestam. La ricercatrice capo, in aggiunta, ha altresì sottolineato la necessità di «strumenti di supporto di stampo politico provenienti dall’Unione Europea» come ad esempio un «obbligo normativo, per quanto riguarda ad esempio l’aviazione, all’utilizzo dell’ 0,1% del carburante totale necessario alle operazioni come “kerosene solare”» in modo da stimolare, lentamente e progressivamente, il mercato all’utilizzo della novella fonte energetica.

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