UN GIOCO DI FINE ESTATE

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Immaginiamoci un paese.

Un nuovo paese lucano. Il centotrentaduesimo.

di GERARDO ACIERNO

Un paese di fantasia (ma non troppo) e chiamiamolo, che ne so, Torretta, visto che quasi tutti i nostri paesi, chi più chi meno, hanno torri e castelli a testimoniare un’antichissima storia e forsanche una nobile e fiera civiltà. E su questa, come dire, fantasia, proviamo a inventare una storia, una riflessione, un racconto breve, insomma a spendere due pensieri, quattro parole, così, per allontanare la tristezza del ritorno al lavoro e a illuderci che dalle nostre indicazioni esca fuori qualcosa di buono, di concreto e di nuovo per la nostra terra.

Questo che segue è quanto mi appartiene.

“Anche Torretta, come tutti i paesi lucani, patisce e tanto, sia lo spopolamento sia la disoccupazione, soprattutto quella giovanile. Eppure – ironia della sorte – la regione è un brulicare di tralicci e trivelle a caccia di petrolio e di metano; è una costellazione di pale eoliche piantate come croci sacrileghe su calvari incontaminati; è una distesa di pannelli solari infilzati in terreni sistematicamente dissodati dalla furia non soltanto dei cinghiali. Un micidiale mix di selvaggia ricchezza immaginato e portato a termine da mani (e da menti) a volte in modo scellerato senza ottenere alcun effetto progressivo. Chi governa questi territori afferma che tutto va bene sottolineando, anche a ragione, la presenza di paesaggi mozzafiato, angoli di natura incomparabili, set cinematografici montati un po’ dovunque, cordialità, cibo e accoglienza di alto livello. E tuttavia nel Circolo, detto anche degli Anziani, sodalizio fatto soprattutto di chiacchiere e distintivi, si respira perplessità, diffidenza. I soci non riescono a spiegarsi l’accanimento di giornali e televisioni nel raccontare di serbatoi di petrolio bucati, di scorie radioattive interrate, di fumo rosso fuoriuscito da ciminiere di potenti inceneritori, di suicidi sospetti, di corsi d’acqua come fogne a cielo aperto, delle continue indagini giudiziarie su capannoni industriali in disuso e sacchi di amianto abbandonati in discariche abusive, delle miserevoli condizioni nelle quali si trova il lago della piana, un tempo riserva naturale per uccelli e animali d’ogni genere, oggi disperatamente chiuso, diventato sito di conquista per pescatori di frodo e amanti sperduti. 

      Nessuna risposta arriva a questa serie di problemi, men che meno dai governanti i quali ribadiscono, non si sa con quali certezze, che in Basilicata si vive ‘alla grande’ grazie ai milioni di euro elargiti dalle Compagnie del petrolio. Queste, in verità, prendono a piene mani e continueranno a farlo fino al 2068, restituendo saltuari oboli di convenienza, senza incidere nel profondo del secolare ritardo socio-economico della regione. I soci non sono convinti del fatto che a Torretta come nel resto della Basilicata si punta tutto su una modernità portata dai peperoni cruschi dimenticando che negli invasi l’acqua per l’agricoltura lucana o si perde o serve in massima parte alla Puglia; che si esulta per le mille celebrazioni di sagre d’ogni genere ma dopo una prima visita da parte di turisti nazionali e internazionali suggerita dalla curiosità si ricasca nell’oblio; e che infine si faccia affidamento su di una cosiddetta ‘paesologia’ introdotta e sostenuta da verseggiatori mediocri e da una classe dirigente tanto miope quanto svogliata. E intanto la Basilicata aspetta, ancora e ancora, aspetta un mutare, un cambiamento che tarda ad arrivare. 

     Di certo – e i soci del Circolo degli Anziani ne sono seriamente convinti – Torretta non è cornice per scenari texani checché ne dica il Corrierone di Milano con altri quotidiani del Nord che continuano a indicare la Basilicata come il Texas d’Italia e né il paese si esalta con scoppi di allegria carnevalesca. Così com’è, abitata da gente assuefatta a cerimonie e comportamenti poco propensi a cedere il passo alle novità, anche Torretta è scultura per la memoria; è una tavola colorata sulla quale il Tempo tratteggia, di solito con mano pesante, il suo naturale passaggio; è una miniera dalla quale Chronos estrae carrellate di ricordi e di rimpianti dal cuore e dall’anima sia di chi parte sia di chi decide di rimanere in questo angolo del Sud chiamato Basilicata o – se si vuole – Lucania. Aspettando.”

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