UNA CIVILTA’ APPENNINICA fra MARSICO PATERNO E VALLO DI DIANO

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 Bianco e Castaldo su la ‘Civita di Paterno’: quando lo scambio è vita

 

ANTONIO LOTIERZO

                                                                                                                       

                                       A  Mattia e Tommaso, europei come Filippo

Vi è stato un lungo periodo in cui Marsico non esisteva. Il futuro “vallo di Marsico” (attributo con cui la Valle dell’Agri veniva denominata fra Mille e 1902, si veda il Caputi) non esisteva se non come natura, come“ un’ampia pianura corrispondente a un antico bacino lacustre sviluppatosi nel corso del Pleistocene inferiore medio”, così scrisse l’importante archeologo Salvatore Bianco che, con Lucia Cataldo, pubblicò “L’insediamento ‘appenninico’ di Civita di Paterno (Potenza)” (Galatina, Congedo,1994). Proseguendo gli studi di Giuliano Cremonesi, Bianco ricava dalla Carta Geologica d’ Italia il profilo di un territorio costituito da  formazioni calcareo-silico-marnose. Il “paesaggio è costituito da rilievi ad ampi versanti di forma ellissoidica, quali, ad esempio, la Civita di Paterno”, insediamento protostorico, sul crinale dei continui scambi vitali fra Basilicata e Campania, che continuano tuttora, con matrimoni e derrate agricole, specie fagioli, ed una produzione di formaggi di buona tipicità..  La Civita è come una ‘ gola ‘, a circa 800 m, un pianoro che s’interseca con i territori montani mentre il fondovalle è costituito da terreni quaternari alluvionali, irrigati da torrenti, con sorgenti come la Sorgilora.

                             

S. Bianco operò degli scavi 1976 e 1978, anche con M. Tagliente, individuando “ l’area dell’insediamento appenninico sul pendio N della Civita” (p.24), accanto all’altro adiacente toponimo, Valle Romana, dove vennero in luce anche scarsi materiali ‘ di età ellenistica in giacitura secondaria’. Nei più elevati pianori della Civita affiorarono frammenti di ceramiche ad impasto attinenti o ad un insediamento stabile oppure a delle ‘frequentazioni nel corso dell’età del Bronzo’(p.24). Scrive Bianco: “ Nella parte alta della trincea A,…,è stata messa in evidenza una struttura molto rovinata ad andamento semicircolare costruita con piccole pietre,…,forse i resti di un piccolo riparo a carattere temporaneo. Nella parte bassa si sono individuati i resti di un importante muro a secco costruito con pietrame di medie e grandi dimensioni”(ivi)., forse di contenimento, dato che appena oltre il pendio si fa ripido.                            

 Lo scavo ha restituito, oltre a materiale ad impasto ‘pochi frammenti di ceramica figulina di tipo neolitico, indizio di frequentazioni più antiche”. Altre analoghe restituzioni avvennero nel 1978. Il Bianco, con estrema accuratezza, classifica la ceramica in: 7213 ceramiche grossolane;6571 ceramiche grossolane a superficie lisciate; 1930 semifine a pareti spesse; 460 a pareti sottili; 436 ceramiche figulina neolitica. Poche attestate le olle; alcuni grandi contenitori; dodici scodelle decorate sulla vasca; molti scodelloni con vasca profonda a pareti convesse e collo rientrante. Molte le ciotole.  Con diligenza e precisione, la sintassi decorativa viene attestata da Bianco secondo tre tecniche decorative: la decorazione a banda camita da punteggio fitto e regolare; quella ad incisione o intaglio; quella plastica a cordone. Frequenti i motivi curvilinei ad onde e quelli rettilinei a rombi, legati in catene.

                                                                                                                     

Per un lettore curioso, la domanda è: tutta questa preistoria ha un collegamento con noi, con la storia successiva oppure rappresenta soltanto la forma di caratteri ambientali e societari che connotarono una stratificazione che non ha relazione con i tempi ed i contesti successivi, risultando una forma particolare ed autonoma?  E’ ‘terra dei padri’ o è un semplice valico attrezzato, addomesticato e provvisorio per operazioni di transumanza pastorale?  Salvatore Bianco distingue la Basilicata, per morfologia territoriale, in diverse province culturali. La valle dell’Agri e del Sinni rappresentano l’area sud-occidentale, che rende dinamici e continui gli scambi con il vallo di Diano e la pianura fino al Sele che ne racchiudono i confini naturali. Qui per ‘scambi’ intendo quella costruzione della cultura sociale che teorizzò C.Lévi-Strauss e che troverà altre descrizioni.All’internodell’area sud-occidentale, la Valle dell’Agri risulta rilevante sia per la ricchezza delle acque e sia per i terreni adatti ad agricoltura ed allevamento (data la duplice presenza sia di pianura e sia di montagna). E’ unita morfologicamente con la valle del Sinni, per la facilità di direzione verso la costa jonica e verso i valichi comodi con il vallo di Diano e svolse un ruolo attivo di ‘tramite culturale’, di legame  fra i versanti tirrenico e jonico, almeno fino alla romanizzazione che, invece, tagliò fuori la Basilicata dalle lunghe vie di comunicazione (Popilia; Appia), come si evidenzia ancora negli stessi percorsi turistici dei tratturi della via Francigena, che dopo Conza si sposta verso la Puglia. Da meditare,forse, è questa frase di S. Bianco che taglia ed allontanaun legame fra quella cultura appenninica e la storia attuale, medievale e moderna, anche di Marsico Paterno; infatti egli scrive : ”L’esame territoriale prescinde da comparazioni in termini di cronologia assoluta in quanto intende seguire attraverso le vie della transumanza la distribuzione dell’insediamento umano nella media età del Bronzo meridionale, in particolare nei siti dove sono più evidenti i confronti tipologici con (Marsico)Paterno. Inoltre si sottolinea l’impossibilità o la non necessarietà di una cronologia assoluta, laddove le diverse facies regionali evidenziano momenti differenziati, sia pure leggermente, e richiedono un approccio di tipo diacronico, anche per la presenza di elementi tipologicamente più antichi rispetto alla facies appenninica più ampiamente attestata. Ciò si riscontra in particolare a Paterno”(ivi, p.97). Pertanto mi pare che molte correlazioni siano possibili e riscontrabili con la costa jonica (ad es. S. Maria di Anglona e la Sibaritide e Latronico) ma poche o sporadiche con la Basilicata orientale, i cui percorsi erano mediati dall’Ofanto.  Bianco rimarca i contatti molto stretti che si evidenziano fra i materiali della Civita di (Marsico) Paterno e quelli  dell’altura Murgia S. Angelo di Moliterno e di Torre di Satriano, alta vale del Basento  nonché quelli con Latronico e la Grotta del Niglio: è questa l’area vitale per quelle popolazioni. Quasi adiacenti risultano anche le grotte di Polla, di Pertosa, di Costa dell’Elce e Palomba agli Alburni, che erano analoghi “insediamenti stagionali di altura” (p.100). Altro confine al nord, verso la Puglia, è Ariano Irpino, ma poco significativo allora per la scarsità di relazioni, infatti Bianco sottolinea che è l’Ofanto a costituire il ‘confine in senso culturale’ per il Neolitico e per l’Età del Bronzo. Questo gruppo di siti costituiscono una specificità culturale anche per l’Età del Ferro e mostrano “le stesse forme (ciotole a spalla arrotondata o con vasca emisferica o ciotole carenate (…), scodelle con orlo a tesa, vasi a collo distinto(…=, scodelloni, etc),un analogo repertorio di decorazioni e manici, ad esempio con tre fori triangolari(…)(p.100). Notevole appare l’occupazione, a ricovero, delle grotte naturali, anche se non per questa Civita, sempre legate sia alla presenza di acqua e sia a iniziali “ culti di tipo ctonio”. Bianco distingue ancora gli ‘insediamenti stagionali’ dagli ‘insediamenti stabili all’aperto’, collocati su terrazzi ampi. Gli insediamenti stagionali sono ‘posti su piccole alture in prossimità di montagne più elevate adatte all’alpeggio estivo’, con sorgenti e favorevoli all’attività predominante della pastorizia. Il Bianco conclude:  “Il toppo della Civita di (Marsico)Paterno (…) si colloca nell’ambito degli insediamenti stagionali; un dato avvalorante tale tesi è la già menzionata assenza di strutture abitative a carattere permanente, mentre è presente un riparo di tipo temporaneo. Anche il complesso delle forme vascolari, con la presenza diffusa di grandi contenitori destinati alla conservazione di derrate e di piccole forme potorie (ciotole carenate) legate probabilmente anche alla conservazione del latte, sembra indicare una selezione formale connessa a tale carattere dell’abitato. In tal senso appare significativa l’assenza di contenitori di medie dimensioni in genere ampiamente attestati negli abitati di lunga durata.”(p.101)  Quando si verificò un successivo cambiamento climatico ed una mutazione degli ecosistemi, si pervenne ad uno ‘ sfruttamento misto del territorio’ con distinzione di ‘ aree potenzialmente adatte all’agricoltura ed altre adatte al pascolo’ (p.101).  Bianco non dimentica alcuni elementi di natura economica: macine; macinelli; resti di Ovisvel Capra, la cui presenza indicherebbe l’economia mista di cui si è appena detto, anche se qui mancano reperti attinenti la lavorazione del latte, come vasi a listello o bollitoi. Probabile anche la pratica della caccia a fauna di grandi mammiferi, in un habitat di boscaglia e foresta. La presenza di macine e macinelli viene interpretata come attestazione di attività di triturazione del grano sulla Civita, luogo su cui, però, era impossibile la coltivazione di cereali. E’ da ritenersi improbabile un sito a valle e, ad oggi, i dilavamenti naturali, i depositi alluvionali e le frane, ultime nel decennio del 1840, rendono non verificabile qualsiasi ‘centro’ e, secoli dopo, con la conquista romana, l’unico ‘municipio’ sarà costituito a Grumentum, nel resto della valle dovevano consistere insediamenti sparsi o più distanziate ville. Applicando un criterio topologico, Bianco inserisce il complesso di questa ‘Civita’nell’età del medio Bronzo, privo di elementi della facies dell’Appenninico evoluto. Le olle sono pochissime. Le scodelle con orlo a tesa e gli scodelloni con alto collo rientrante testimoniano una tradizione, più antica dello stesso Bronzo medio. Caratteristiche qui sono le ciotole a spalla arrotondata; molte le ciotole carenate, a spigolo arrotondato. Elemento tipico qui è anche il vaso a corpo lenticolare e alto collo cilindrico. I manici sono corti e non molto revoluti. L’arcaicità del sito appenninico è connotata anche dai manici a nastro con apici appena revoluti; dai tre fori triangolari e l’ansa a nastro verticale. Si rispetta la tradizione della ceramica tirrenica ma con decorazioni anche legate a tendenze locali. Gli orlati curvilinei sono riconducibili a pochi schemi di base. Motivi poco comuni sono le clessidre, le ‘C’ contrapposte e le scacchiere; più comuni le ‘onde ricorrenti e contrapposte’. Infine Bianco è indotto a ipotizzare una precedente storica occupazione della ‘Civita’ anche da frammenti di ceramica a superficie scabra ( mentre assenti sono frammenti di tecnica ad incaglio).

                            

 Continuando l’interpretazione presentata da Giuliano Cremonesi, Bianco inserisce (Marsico)Paterno nella facies appenninica tirrenico-meridionale estesa dalla Campania costiera e Basilicata occidentale alla Calabria ed alle Eolie. Già Cremonesi aveva individuato questo gruppo Latronico-Paterno-Noglio come un’entità che si differenzia dalle altre regioni e che deve aver avuto uno spessore cronologico consistente. Intensa appare, poi, la vitalità dei collegamenti e degli scambi attraverso le valli fluviali, scambi attestati anche dalla circolazione di manufatti bronzei diffusi dall’Adriatico, su influenze egeo-balcaniche. Nei fondamentali scambi economico-culturali, i siti stagionali come questa Civita e le stazioni degli Alburni giocarono anche un ruolo basilare nella diffusione sia della ceramica e sia della metallurgia, nelle forme sopra descritte e, nel saggio, compiutamente illustrate, da studiare anche attraverso la poderosa sintesi che ne ha fornito DinuAdamesteanu, che qui resta presente nella prefazioneche inquadra e impreziosisce questo libro.

Salvatore Bianco-Lucia Cataldo, L’insediamento “appenninico” di Civita di Paterno (Potenza), Congedo, Galatina,1994,26 e.

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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