
Marco Di Geronimo
Rocco Rosa mi ha chiesto di condividere una conversazione social che si è svolta ieri tra me e Giovanni Petruzzi. In risposta a un mio articolo di qualche giorno fa, il Presidente dell’Associazione culturale «L’Alternativa» aveva pubblicato un interessante articolo sulle prospettive future della sinistra italiana sul nostro sito web. Nei giorni successivi io ho scritto un intervento sulla lezione che la sinistra italiana dovrebbe apprendere dall’evoluzione delle sinistre europee, anche stimolato dalla lettura del suo articolo. Riporto qui la conversazione, che è avvenuta pubblicamente sui nostri profili Facebook, premettendo che, se Giovanni riterrà, sono disponibile a rimuoverla.
Giovanni Petruzzi | Caro Marco Di Geronimo è del tutto evidente che questo tuo interessante articolo replica al mio precedente intervento. Qualificare sinistra di governo il futuro soggetto politico del cambiamento non significa affatto caratterizzarlo quale “moderato”, termine, secondo me, desueto, soprattutto in quest’epoca storica in cui le persone sono (giustamente) arrabbiate nei confronti delle classi politiche dominanti. Né tanto meno ritengo che personalità come Sanders e Corbyn siano collocabili al di fuori della sinistra di governo. Il leader laburista ha mancato di poco quest’obiettivo, che dovrebbe rappresentare l’orizzonte di chiunque svolge attività politica. Pur rappresentando per lunghi anni una minoranza all’interno del Labour Party, Corbyn non è stato MAI permeato da una cultura politica minoritaria, tant’è che ha SEMPRE militato nel partito laburista riuscendone a conquistare la maggioranza. Porsi concretamente l’obiettivo del governo non significa rinunciare ai valori ed alle idee fondamentali della sinistra, bensì strutturare un partito popolare e di massa che si prefigga di governare la Cosa Pubblica per migliorare le condizioni materiali di vita e di lavoro delle persone in carne ed ossa in un’ottica di giustizia sociale, solidarietà e pari opportunità. Al contrario, è ingabbiata in una logica meramente di testimonianza la forza politica che, prescindendo dal consenso, si pone quale scopo unicamente quello di essere presente nelle assemblee elettive. L’errore politico storico commesso in Italia è stata la fondazione del Partito Democratico con la fusione a freddo fra la sinistra riformista ed il centro cattolico-democratico, che funzionavano meglio ed erano capaci anche di esprimere una virtuosa sintesi programmatica nell’azione di governo quando rappresentavano partiti distinti. Io sono per la costruzione di un soggetto politico autenticamente e limpidamente di sinistra, il quale se raccoglierà i consensi per governare autonomamente tanto meglio. Altrimenti potrebbe allearsi con un partito liberaldemocratico. In tale ottica auspico una separazione nel Pd con i “passeri” (coloro che hanno una sensibilità limpidamente di sinistra) che formano un nuovo partito insieme a noi di Articolo UNO – Movimento Democratico e Progressista ed alle variegate forze progressiste diffuse nella società ed i “merli” (quelli non proprio di sinistra e/o centristi) che promuovono un soggetto liberaldemocratico, magari ispirato a Macron.
Marco Di Geronimo | Carissimo Giovanni, leggo a breve l’intero tuo post, ma premetto fin da ora che il mio articolo non è una replica, ma una riflessione che è nata anche dopo la lettura del tuo articolo, senza pretesa di rispondere, ribattere od obiettare.
GP | Concordo. Ho scritto “replica” per semplificare. Entrambi stiamo alimentando il dibattito sulle prospettive della sinistra. Sarebbero interessanti anche altri eventuali punti di vista che spezzassero l’afonia di un campo politico, ove in tanti anzicchè esprimersi sul futuro della politica in generale preferiscono guardare esclusivamente al loro futuro e destino personale.
MDG | Caro Giovanni, mi perdonerai per la lunghezza, ma la tua risposta meritava una precisazione chiara.
Io credo che ci sia un certo equivoco tra noi sul significato di sinistra di governo. Di certo la definizione è la tua (una sinistra che si prefigge di raggiungere il Governo e che agisce di conseguenza); io viceversa tratto una conseguenza del concetto, che pare essersi diffusa in epoca recente anche complice il dominio renziano. E cioè il rischio di scambiare il mezzo per il fine. Innumerevoli interventi a innumerevoli assemblee (non posso dire di ‘innumerevoli’ compagni…) ricordano spesso il ruolo del PCI nel Novecento: ruolo che non si è mai concretizzato in una partnership di governo. Ora, mi si potrebbe rispondere, e sarebbe corretto, dicendo che il PCI era un partito che vantava di certo il calibro, l’approccio e la strategia giusta per aspirare al Governo del Paese (tale da condizionarne la politica perfino dall’opposizione). Ma a questo punto, molti potrebbero obiettare che la sinistra accusata di minoritarismo in realtà aspira a vario titolo a conquistare i banchi del Governo o a indirizzarne la politica esternamente, e in senso radicale. E tra le fila di questa sinistra, c’è chi accusa la sinistra che si propone di governo di non avere una vera consistenza ideologica ma solo di aspirare alle poltrone dell’esecutivo anziché quelle del legislativo (e mi si lasci dire che quando sento Bersani vantarsi di essere liberale sono davvero in imbarazzo nel dare loro torto). Ecco, il senso della mia riflessione è proprio questo: il dibattito attorno al quale va costruita la sinistra non può essere quello sulle strategie politiche, ma deve vertere sugli orizzonti di una società più giusta. È su questo che dovrebbero fondarsi le scissioni: difatti la scissione del 1921, che in tanti evocano ogni volta che si consuma l’ennesimo strappo, era una scissione tra socialisti e comunisti, non semplicemente tra PSI e PCI, e tale è rimasta per decenni fino a quando non è scomparsa la falce e il martello da sotto la quercia. Quanto alla collaborazione col soggetto liberale, ammesso e non concesso che si verifichino le condizioni per ricompattare il centrosinistra in due partiti omogenei siffatti: questo discorso a mio avviso, al di là della sua correttezza (della quale dubito… Ma io sono l’ultimo degli scemi, quindi non faccio questione in materia e non ho difficoltà a dare per assunto il mio errore sull’argomento), è opinabile sulla sua opportunità. Al di là di un giudizio storico non del tutto positivo che bisognerà pur dare dell’Ulivo, bisogna tener presente che nessuna forza politica di sinistra emergente è nata suggerendo l’alleanza larga. Vero, questo dipende dal fatto che queste forze politiche sono cresciute in Paesi in cui c’è il proporzionale e quindi si fa politica (mentre Corbyn e Sanders, nella dinamica bipartitica, non hanno bisogno di proporre alleanze, ma di far leva sull’amore di partito). Però ciò non toglie che un divorzio che si trasforma in fidanzamento appare poco credibile e al momento non trovo davvero le basi ideologiche comuni per una collaborazione (giacché scarseggiano pure nella sola sinistra).
Chiudo con alcune precisazioni. Questo articolo, come detto, nasce certo dopo aver letto il tuo, ma non è una risposta diretta. Mi proponevo di fare una panoramica delle sinistre europee vincenti e identificare gli errori nella costruzione di una sinistra analoga a livello italiano. Partendo appunto dall’assunto che Corbyn, Sanders e molti altri hanno avuto a lungo problemi di convivenza nei loro partiti (andrebbe aperta una parentesi sulla diversità dei partiti americani e di quelli inglesi da quelli europei continentali…) o nelle loro aree ma adesso mietono consensi. Il senso della critica è: la radicalità non è sintomo di minoritarismo, così come non fa consensi solo perché la gente è arrabbiata.
GP | Io penso che nelle nostre differenti riflessioni vi siano molte affinità ed entrambi ci prefiggiamo la costruzione di un partito di sinistra che ambisca al governo senza rinnegare idee e valori propri ma mettendoli in atto nell’azione di governo. Riscontro solo una diversità di vedute nel caso in cui siffatto partito nitidamente di sinistra non disponga di una maggioranza autosufficiente: io sono per un’eventuale alleanza di governo ma restando soggetti diversi, tu ti dichiari contrario a questa ipotesi. Anch’io sono abbastanza critico sull’esperienza dell’Ulivo e sui governi da esso espressi, che presentano luci ed ombre, proprio perchè frutto di un compromesso politico. Ma, a volte, al tanto peggio è preferibile il meno peggio…
MDG | Non sono contrario in assoluto, ma credo che non sia proprio il caso di “discuterne adesso”: quale credibilità ha una linea politica che prima ancora di emergere si pone il problema di come conciliarsi con quella altrui? In questa fase il nuovo partito di sinistra deve imporre i propri temi sul dibattito politico del Paese senza porsi il problema delle alleanze (anche perché è una questione che per ora non è urgente risolvere). Prima deve emergere una netta linea di sinistra, poi, a seconda di chi ci sarà in giro e di quali saranno le regole del gioco, si perfezionerà un accordo con l’alleato col quale si potrà immaginare una prospettiva di breve termine politicamente condivisa. Con questo gioco Salvini ha conquistato il centrodestra, e non perché sia cattivo, ma perché così si agisce. Poi certo, sinceramente credo che con una forza liberale di centro sia impossibile interloquire al momento. Anche perché, a immaginarla, ne sarebbero protagonisti Renzi e Calenda (con la discutibile possibilità di ulteriori confluenze: Berlusconi, Bonino, Lorenzin). Però è proprio questo il punto: non possiamo fare i conti con qualcosa che non esiste ancora e che tra l’altro nemmeno ci riguarda. Adesso bisogna concentrarsi su costruire il partito di sinistra e farlo lavorare. A seconda di come si metteranno le cose, si potrà fare un discorso di tattica.