UNA MAZZATA: PICERNO RETROCESSO IN SERIE D

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rocco sabatella

Mano pesantissima del Tribunale Federale Nazionale nei confronti del Picerno che è stato condannato, nel processo svoltosi oggi, alla retrocessione in serie D per la combine attuata, secondo la Procura Federale, insieme al Bitonto e risalente alla partita tra le due formazioni che si è giocata il 5 maggio del 2018 sul neutro di Rionero e conclusasi con il successo del Picerno per 2 a 0. Successo che consentì ai lucani di essere promossi in Lega Pro. In pratica il Picerno, recita la sentenza, viene retrocesso all’ultimo posto della classifica del campionato 2019/2020, che è stato il primo tra i professionisti. Stessa sorte è toccata anche al Bitonto che ha avuto 5 punti di penalizzazione da scontarsi nel campionato 2019/2020 di serie D, girone H che i pugliesi avevano vinto con un punto di vantaggio sul Foggia. Irrorate squalifiche molto pesanti anche a tutti i tesserati che erano stati rinviati a giudizio. A cominciare dall’amministratore del Picerno Enzo Mitro che è stato inibito per quattro anni. Poi Vincenzo De Santis che secondo la Procura Federale è stato il tramite tra il Picerno e il Bitonto ha avuto 4 anni di inibizione e 50 mila euro di multa. Ricordiamo che De Santis nella stagione 2018/2019 era il direttore sportivo del Potenza che poi lo esonerò a ottobre del 2018. Il fatto di essere un tesserato dei rossoblù ha portato la procura Federale a deferire e portare al processo anche il Potenza. Un atto semplicemente inconcepibile e fuori luogo visto che De Santis non aveva più rapporti con il Potenza e che soprattutto la messa in atto della combine alla quale il Tribunale Federale Nazionale ha dato, con le sentenze emanate,  ampio credito, si sarebbe svolta a maggio dell’anno successivo. Alla fine il Potenza, come era nella logica delle cose, è stato prosciolto anche se la richiesta dell’accusa era di infliggere al Potenza un punto di penalizzazione. Ma com’è possibile una cosa del genere? Soprattutto chi ha sostenuto l’accusa non si è reso assolutamente conto che il Potenza non c’entrava un fico secco con Picerno e Bitonto e non avrebbe dovuto comparire per nessun motivo, né giuridico né di opportunità, nel processo che si è svolto ieri mattina. Rimane un mistero come uomini che masticano legge e diritto dalla mattina alla sera possano incappare in fregnacce di questo tipo. Mano pesante anche nei confronti di 6 calciatori del Bitonto, Patierno, Picci, Anaclerio, Fiorentino, Turitto e Montrone che hanno avuto pene variabili tra uno e due anni. Prosciolti due dirigenti della società pugliese. Bocche cucite da parte del Picerno. Nessuno ha risposto al telefono per avere un commento alla sentenza del Tribunale Federale Nazionale. In tarda serata di ieri è arrivata la nota ufficiale della società melandrina in cui si rimarca che “il Picerno ritiene assolutamente illegittima, oltre che ingiusta, la decisione emessa dal Tribunale Federale, con particolare riguardo alla posizione del Sig. Enzo Mitro e con la quale il club lucano è stato condannato alla retrocessione all’ultimo posto nella stagione 2019-2020. Il provvedimento preso verrà impugnato dinanzi alla Corte di Appello Federale con l’auspicio che la stessa, estrema celerità che ha contraddistinto sin qui il procedimento, rendendo particolarmente difficile le attività  della difesa, caratterizzi anche il deposito delle motivazioni. Ciò consntirebbe certamente di conquistare la partecipazione al campionato di serie C, obiettivo raggiunto con lealtà sul terreno di gioco”. Quindi i legali del Picerno, come anche quelli del Bitonto e dei suoi tesserati aspettano di conoscere le motivazioni per preparare il ricorso alla Corte di Appello Federale. Se non avranno soddisfazioni da questo secondo grado di giustizia, proseguiranno la battaglia legale rivolgendosi al Collegio di Garanzia del Coni. E la battaglia legale potrebbe proseguire  attraverso altri due gradi  di giustizia ordinaria: il Tar del Lazio e il Consiglio di Stato. Ma dove i legali delle parti in causa cercheranno di ribaltare la sentenza emessa ieri sera o di limitarne al massimo gli effetti, sarà sicuramente davanti alla Corte di Appello Federale. Possiamo immaginare la profonda amarezza del patron Curcio dopo la sentenza di ieri sera, un patron gasato e motivato a rendere il suo Picerno più ambizioso Ovviamente nella comunità di Picerno c’è profondo scoramento e delusione per questa vicenda che priva, al momento, il piccolo centro della Valle del Melandro di continuare a vedere la loro squadra partecipare di nuovo ad un campionato professionistico. Una favola bruscamente interrotta, se le decisioni dovessero essere confermate anche negli altri gradi di giustizia sportiva. Perché onestamente è dura da digerire essere estromessi dalla serie C dopo una salvezza conquistata due volte sul campo e dopo la splendida cavalcata della squadra di Giacomarro nel torneo di serie D di due anni fa avendo la meglio su formazioni economicamente più forti del Picerno. Ovviamente nessuna decisione verrà presa, almeno fino ai prossimi due gradi di giustizia, riguardo a che cosa faranno i 12 giocatori nuovi che hanno firmato i contratti con il Picerno. Né sappiamo se nei contratti sia stata inserita la clausola che permette loro di liberarsi dal vincolo stipulato nel caso il Picerno sia privato della serie C. Ma lo svincolo potrebbe avvenire anche automaticamente perché i contratti professionistici sono una cosa e quelli nei dilettanti completamente un’altra. Non ci resta che aspettare ancora una decina di giorni per sapere l’esito definitivo della vicenda Bitonto-Picerno, Vicenda che, ricordiamo, è nata per caso da un‘inchiesta della Procura di Bari che stava indagando su un giro di scommesse clandestine. Attraverso le intercettazioni telefoniche che hanno probabilmente coinvolto tesserati del Bitonto, i magistrati baresi sono venuti a conoscenza della presunta combine. Hanno proseguito le indagini e poi hanno passato gli incartamenti belli e confezionati alla Procura Federale della Federcalcio.   

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