
ANTONIO MOLFESE MEDICO-GIORNALISTA
. Caro Direttore,
sono un medico anziano ed ho apprezzato la proposta di far conseguire insieme alla patente di guida anche l’uso del defibrillatore. Dai miei 60 anni di laurea mi sono accorto che non sempre il defibrillatore è disponibile, quindi, in attesa dell’arrivo di aiuto più esperto e bene conoscere come si tratta un arresto cardiaco manualmente.
L’ho imparato al pronto soccorso dell’OSPEDALE di ESTE, dove, appena laureato, l’ho studiato bene e mi è servito numerose volte.
Ero in ISRAELE al Congresso di Ginecologia nel 1968 a Tel Aviv,mi trovavo al cinema e mi accorsi che un signore nella fila davanti a me russava. Era un rumore insolito, per cui allungai la mano per palpare il collo e sentire il battito dell’ arteria carotide.
Mi accorsi così che era in arresto cardiaco, scavalcai la fila, stesi per terra il signore di mezza età ed iniziai la rianimazione. Dopo qualche minuto fui preso con un braccio da un signore ed in arabo mi fu
chiesto l’accaduto; io risposi in inglese che stavo soccorrendo una persona in arresto cardiaco. Era un medico. Lo portammo fuori dal cinema ed in attesa dell’ambulanza continuammo a soccorrere il paziente cosi come durante il viaggio. All’ospedale MIUN di TEL AVIV, dove era stato portato vivo il paziente, appena sceso fui soccorso come persona che aveva chiesto aiuto ed io con il mio inglese dissi” il paziente è all’interno dell’autoambulanza” Tutto questo perchè non smisi di praticare il massaggio e non potendo sostenermi ad ogni curva sbattevo la testa e giunsi con una ferita al cuoio capelluto, con fuoriuscita di sangue che si era fermato sulla giacca. Il paziente fu soccorso e non ho saputo se è vissuto, ma lo abbiamo portato ancora in vita all’ospedale. Attualmente va bene il defibrillatore, ma se non è disponibile ogni persona deve sapere bene anche come trattare un arresto cardiaco manualmente in attesa di soccorsi più qualificati.Secondo una recente statistica un arresto cardiaco si manifesta ogni 12 minuti in Italia.