
ROCCO ROSA
Come è emerso con evidenza in questi giorni, la Regione Basilicata è paralizzata al punto di vista burocratico per l’assoluta mancanza di figure dirigenziali in grado di assumere la responsabilità di settori e materie in cui si articola la pianta organica. Il caso più eclatante è quello del Dipartimento Ambiente ed Energia che si trova nelle sole mani del Dirigente generale. Ed è paradossale che proprio questo Dipartimento, chiamato a gestire una marea di soldi che derivano dal nuovo PNRR per la transizione energetica e il conseguente sviluppo delle energie alternative sia, dal punto di vista professionale, nudo come un verme. Basti dire che il solo Ufficio energia che gestisce centinaia di pratiche delicate, a cominciare dalle autorizzazioni per gli impianti eolici e fotovoltaici, si trova affidato a funzionari , alcuni dei quali sono anche in via di smobilitazione per le troppe responsabilità che vengono loro addossate. Il problema è estremamente serio e richiede una buona dose di coraggio ad eliminare da subito quegli ostacoli che si frappongono alla assunzione di nuovi dirigenti e di nuove professionalità anche a livello intermedio. Il principale di questo ostacolo è la risposta non esauriente, nei fatti più che negli atti, ai rilievi e alle contestazioni della Corte dei Conti in merito ai rendiconto 2018 , atteso il fatto che la legge regionale ,adottata per risanare quelle scoperture rilevate, ha finito col generare un contenzioso presso la Corte Costituzionale tra Governo e Regione. La questione è seria non solo per i tempi della decisione che sono comunque lunghi, quanto perchè sostanzialmente la decisione della Consulta non è dirimente riguardo la questione del personale giacchè i rilievi fatti dalla Corte dei conti sono teoricamente ripetibili ( e molto verosimilmente saranno ripetuti) anche per il rendiconto del 2019, cosa che ricade interamente sotto la responsabilità politica dell’attuale amministrazione. Di che cosa parliamo? Sicuramente in primo luogo di tutto il tema relativo alle proroghe infinite agli incarichi dirigenziali esterni che, come si sa, per legge, non possono comunque superare i cinque anni, così come del tema , nuovo, degli uffici di diretta collaborazione per la parte che riguarda la quantificazione della retribuzione fatta con decreto del Presidente anziché come previsto dal T.U.del pubblico impiego decisa in sede di contrattazione decentrata. Così che. se anche la Consulta dovesse dare ragione alla Basilicata, la questione si riproporrebbe subito dopo per una eventuale mancata parifica del consuntivo 2019. E anno dopo anno dopo anno si ripeterebbe la giostra. E dunque è da sottolineare la opportunità che,almeno la parte relativa al personale venga affrontata di petto, trovando soluzioni normative e risorse straordinarie per risolvere la questione una volta per tutte. A meno che l’intenzione non sia quella di modellare una Regione che si ritagli solo le funzioni legislative, di coordinamento, di indirizzo e di vigilanza, lasciando le deleghe autorizzative agli enti locali e quelle operative agli enti locali e a quelli sub regionali. Nel quale caso bisognerebbe pensare ad un modello di regione completamente diversa da questa in cui convivono tutti i diversi livelli decisionali. Ma poiché così non è (o non appare) è logico pensare ad un intervento immediato dell’Amministrazione regionale in due direzioni: l’una che prepara d’urgenza i concorsi , anche demandandoli ad enti in grado di svolgerli velocemente, e l’altro che toglie ogni ostacolo di ordine procedurale o censorio che fa da impedimento alle assunzioni dei futuri vincitori. E’ urgente insomma uscire dal pantano, che non è stato creato oggi, ma che comunque coinvolge la responsabilità degli amministratori di oggi..