UNA VISIONE INDUSTRIALE ULTRADECENNALE

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RICCARDO ACHILLI economista

 

 Iniziano le ripercussioni dell’accordo Fca/Psa. Mahle, componentista tedesco che produce i pistoni dei motori, probabilmente scontando una futura riduzione produttiva in Italia, annuncia la chiusura degli stabilimenti piemontesi: 400 addetti in mobilità da gennaio. Inizia la solita litania emergenziale: gli appelli dei sindacati, le riunioni al MISE, tutti, coem sempre, presi in contropiede dalla decisione dell’azienda. La deindustrializzazione è diventata la priorità delle priorità delle priorità. Serve un governo che presenti un piano industriale, i settori sui quali puntare, gli investimenti da attivare, le aree in cui operare. Siamo evidentemente di fronte ad un enorme cambiamento del paradigma produttivo, innescato dall’innovazione tecnologica e dalla redistribuzione della divisione internazionale del lavoro. Determinati settori produttivi che hanno fatto la fortuna della nostra industria, come l’automotive, la meccanica di base, la cantieristica per grandi navi, gli elettrodomestici, il faconismo del tessile abbigliamento a basso valore aggiunto, non sono probabilmente più sostenibili, perché conviene fabbricare altrove. Altri, come i trasporti, l’industria militare, la metallurgia o la chimica di base e petrolchimica, andrebbero sostenuti con un ombrello pubblico perché sono strategici per la sicurezza nazionale. Per il resto, occorrerebbe perimetrare le aree di crisi attuali e quelle potenziali, ovvero quelle che in futuro potrebbero cadere in crisi, e poi i settori portanti del futuro (energia e relativa componentistica, filiera agroalimentare, turismo, made in Italy di qualità, servizi avanzati di Ict, meccanica strumentale e cibernetica/robotica, farmaceutica, biotech rosso e bianco, aerospaziale, logistica avanzata, fatta di sistemi portuali ed intermodali integrati ed alta velocità, altro che menate sul no Tav, i servizi ambientali e culturali, il design e tutto il mondo della creatività, la filiera del mare, che va dall’acquacoltura alla ristorazione, alla cantieristica di yacht e natanti da diporto, hai voglia a settori che hanno un futuro). E poi progettare gli strumenti: una banca pubblica che faccia investimenti infrastrutturali, nelle aree industriali, nella compartecipazione a progetti di innovazione tecnologica di eccellenza insieme alle Università ed alla ricerca privata (la vera vocazione di Cdp, che non può essere ridotta a acquisitrice di aziende decotte). E una agenzia pubblica che produca e promuova pacchetti localizzativi per investitori operanti nei settori di prospettiva prescelti, non fatti da incentivi finanziari o fiscali (al limite con pochi incentivi) ma da formazione specialistica della manodopera, snellimento amministrativo, infrastrutture progettate ad hoc, servizi reali all’impresa. Il sovrappiù di manodopera creato da tale riconversione produttiva sarebbe possibile gestirlo con strumenti umani, dai prepensionamenti al reddito di cittadinanza associato ad una formazione professionale veramente efficace nel riconvertire le professionalità obsolete, fino al sostegno all’autoimpiego. Il tutto richiede un governo con una visione industriale solida, almeno 10 anni di orizzonte temporale per poterla realizzare, e la forza politico/diplomatica per rinegoziare spazi di politica industriale con la Ue, in termini di margini di bilancio e deroghe al divieto di aiuti di Stato. Perché è questo il vero sovranismo, non avere una Banca Centrale che, come poi è avvenuto dal 1981 al 2002, stampava le lire ma era autonoma dall’Esecutivo, e seguiva la stesse direttiva antinflazionistiche e moNEtaristiche della Bce. E’ su ciò che è reale e produttivo che occorre battersi per avere spazi. Il resto sono chiacchiere al vento.

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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