VACILLA LA FIDUCIA NELL’EUROPARLAMENTO

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Marco Di Geronimo

Che fine farà la von der Leyen? Il 16 luglio si terrà il voto di “fiducia” e nessuno sa se avrà una maggioranza oppure no. Peggio: nessuno sa, se verrà eletta, se lo sarà coi voti della sinistra o della destra.

Ursula von der Leyen non è la nuova Presidente della Commissione europea. I trattati dell’UE dicono che è il Parlamento a eleggere la numero uno di Bruxelles. Ma si tratta di un’elezione su designazione. Designazione del Consiglio europeo, il tavolo dei premier del Vecchio Continente. Dal quale è uscito il nome della ministra della Difesa tedesca.

Il numero magico è 376. Se 376 eurodeputati diranno “Sì” alla proposta del Consiglio, la von der Leyen sarà la nostra nuova Presidente. Piccolo problema: socialisti e liberali non sono entusiasti di questa candidatura.

La candidata infatti è una donna controversa, intransigente. Storica la sua dichiarazione contro la Grecia, da cui perfino il falco Schaeuble sentì il dovere di prendere le distanze. La ministra suggerì ad Atene di ipotecare riserve auree e asset strategici nazionali a garanzia del pacchetto di aiuti. Non proprio il profilo solidale che può piacere al centrosinistra.

L’europallottoliere così ripete: 182 poltrone al Partito popolare, 154 al Partito socialdemocratico, 108 al Partito liberale. Sulla carta il totale è 444. Ma i socialisti hanno un gran mal di pancia (a parte spagnoli e italiani, che hanno incassato le caselle dell’Alto rappresentante e del Presidente del Parlamento). E anche i liberali non sembrano entusiasti.

Intanto è arrivato il “No” dei Verdi. La candidatura della von der Leyen è troppo spostata a destra per gli ambientalisti. Che non hanno nemmeno l’interesse a sporcarsi le mani con questa fiducia. Per di più, “a gratis”: il gruppo Verde non ha incassato nemmeno una casella nelle recenti spartizioni. Mentre i liberali hanno rimediato la Presidenza del Consiglio europeo. E nelle loro fila milita “En Marche!”,  il partito di Macron, che ha piazzato la francese Lagarde alla BCE.

Se popolari e liberali “ci stessero”, mancherebbero un’ottantina di voti. Ma anche considerando dei falchi tiratori in quota gialla, non va sottovalutata una pattuglia interessante. I 73 voti degli identitari di Salvini-Le Pen (I&D) e i 62 voti dei conservatori di May-Meloni (CRE).

Impossibile che questi gruppi votino compatti per la von der Leyen. Ma se facessero un’operazione di questo tipo, anche senza eleggerla, il segnale al PPE e in tutta Europa sarebbe forte e chiaro. E cioè: i tempi sono maturi per una convergenza tra le nuove destre e il centrodestra tradizionale. Se non ora, in futuro.

Se addirittura si riuscisse a eleggere la von der Leyen il tracciato sarebbe già scritto. «Non si può governare il Parlamento europeo con tre voti» osservava Enrico Letta a “In Onda”. Se la Commissione europea nasce con questa formula, i ranghi dovranno serrarsi in futuro. E incastrare il PPE in un’alleanza con le destre sarebbe un’ottima mossa. Perché sarebbero i liberali ad assumersi la responsabilità dell’intransigenza. Sarebbero loro a infuriarsi, e loro ad apparire irresponsabili. Mentre il PPE dovrebbe gettare acqua sul fuoco. Con una propria inquilina a Palazzo Berlaymont.

Abbattere una Commissione europea non è mica semplice. Servono i due terzi degli eurodeputati. Che con questi numeri, significa circa 500. Un numero molto, molto grande da raggiungere. Difficile, con un PPE di certo frammentato e delle destre che potrebbero tatticamente comportarsi compatte. Ma è uno scenario molto improbabile.

La von der Leyen tenta in tutti i modi di mantenere la barra a sinistra. Si è addirittura impegnata per un salario minimo europeo e di sostenere la riforma di Dublino. Ma è dura incassare il sostegno dei socialisti. Visto che il partito più nobile di quel gruppo, la SPD tedesca, pone su di lei un veto irriducibile.

Il mare politico è in tempesta. Come voterà l’Europarlamento? Forse la migliore delle ipotesi sarebbe la bocciatura della candidata e la riapertura del tavolo. Nel tentativo di spostare più a sinistra la candidatura. Con ciò però imbarazzando ancora di più il PPE. In crisi di identità tra centro, centrodestra e destra.

Trovare una sintesi tra popolari, socialisti, liberali, verdi e sovranisti (una sintesi qualunque) è difficile. Forse impossibile. Anche perché i gruppi sono molto frammentati e poco coesi. Ma bisognerà fare qualcosa. E d’altronde mancano poche ore.

(È una sorpresa per qualcuno se il gruppo della sinistra radicale non è nemmeno capace di toccare palla?)

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

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