VELENI E SOSPETTI INTORNO ALLE URNE

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ANNA MARIA SCARNATO

Se si fa scorrere il video collegato a google sulla ricerca di idee originali per una campagna elettorale efficace, trovi esempi di trovate più disparatesullo scenario nazionale e internazionale da “ Yes we can” di Obama a “Get brexit done” (facciamo la brexit) ,  “Take back control” (riprendiamo ilcontrollo)di Boris Johnson e ancora“On marche” (camminiamo) lo slogan di Macron. Parole semplici che rimandano ad una idea, ad una visione di Paese da costruire e con quale modalità. Il tutto con l’intento di raggiungere un alto numero di elettori suscitando l’interesse per un programma scritto per una comunità che la candidatura vorrebbe rappresentare. Slogan, detti e motti, parole chiave per colpire e che si riempiono di contenuti quando si passa a strategie  atte ad incontrare la gente che deve votare e che rappresenta categorie,  associazioni e cittadini comuni che vanno coinvolti su temi chiave con la narrazione di storie pregresse, di riferimenti attuali e prospettive future della loro vita lavorativa, dello stato economico che li riguarda e le possibilità di migliorarlo. E si sceglie di avere contatti in registrazioni video e in dirette dove i question time mettono in prova le capacità dei candidati di far fronte ai problemi sollevati. Tante le modalità per fondare una campagna elettorale sulla conoscenza reciproca degli attori, i candidati e chi dovrà eleggerli, sulla ricerca delle reali esigenze di un territorio che mai forse ha ricevuto tanta attenzione speculativa da parte di coloro i quali chiedono un consenso  elettorale al popolo che dovrà consegnare loro la delega a maggioranza per farsi rappresentare. E le idee vengono fuori dai dibattiti, dai vissuti e, nei casi di migliore disponibilità ad accoglierle veramente, vanno a dare  “sapore” reale ai fogli di programmi approntati, ad armonizzare gli spunti più eterogenei come diverse sono le esigenze di una variegata moltitudine. La legge , e non solo, il buon senso e il rispetto tra gli avversari di una campagna elettorale vogliono che il clima, in cui le operazioni preelettorali si svolgono, sia sereno e costruttivo ma spesso straripa in eccessi, supera la moderazione, sconvolge come una tormenta, come bomba d’acqua che distrugge le fatiche e l’impegno di tante buone volontà , attentando alla   dignità umana e professionale, per esempio,  di  un candidato sindaco, di  candidati a consiglieri, che , se pure avessero messo   in conto un riscaldamento dell’atmosfera elettorale ( soprattutto per il “noviziato” e meno male, sventolato come un difetto, una assenza di esperienza dagli esperti saccenti), debbono imparare in fretta a difendersi da accuse infamanti da parte di avversari abituati a tacciare per primi cosicchè poter giustificare comportamenti scorretti e mistificatori di loro parte. Quando ciò avviene, e forse sta avvenendo laddove si vota per le amministrative, la memoria torna nei paesi dove tutti si conoscono a ripiegarsi su episodi di un passato quando nelle strade i litigi nel vicinato erano frequenti . Eh sì, anch’io ho un vago ma comunque presente ricordo di una storiella che le nonne riferivano a quei tempi. Al centro storico del paese mamma e figlia, solite a litigi in strada, chiamavano malafemmina la vicina di casa, gelose della sua bellezza e bravura che  attirava l’attenzione di giovani interessati al matrimonio. E così la madre incoraggiava la figlia: “Chiamaml malafemmn (e loro lo facevano di mestiere , poverine per “mangiare”) , prim ca n’chiam iedd a nù “. Non è difficile tradurre il  dialetto per chi è lucano. Ed è sconcertante, non credete?, assistere a campagne che fanno uso di facebook e di piazze , di palchi e bandiere disonorate da denigrazioni, bugie e tarantelle per esibire se stessi. Un modo ritenuto efficace del quale si servono alcuni palchi per tentare di  eliminare la concorrenza è quello di non esporre un programma o argomentare di fronte ad un pubblico( e quando lo si fa si scoprono i plagi) . Meglio andare sul privato fino alla settima generazione, scopiazzando in malo modo  dai Libri Sacri dove dei  personaggi citati nei versetti viene indicata la discendenza . E di  Ismaele, figlio di Abramo e della schiava Agar, che la moglie di Abramo Sara, priva di figli, diede ella stessa al marito come concubina , e Isacco, figlio di Sara e Abramo, nato in età matura della madre……

Praticamente una rivelazione oggi che spesso offende la riservatezza di vite private  da parte di cattivi” censori” del prossimo solo perché concorrenti  e in cerca di un voto in più. Si dovrebbe operare una correzione su se stessi per non incorrere  in tentazioni dettate da arrivismo ormai impadronito di animi che di umano hanno solo l’apparenza. Si toccano le famiglie, le povertà, si usano i soprannomi tanto alla moda in passato. Tutto per strappare qualche voto in più. La buona politica di questo non ha bisogno.  E gli elettori ,che devono giudicare l’operato precedente se il candidato è ancora lì , regista di trame personalistiche e progetti da riproporre, o decidere per un cambiamento , vengono portati strumentalmente su direzioni atte a demolire e non a costruire. Concentrarsi su ciò che si è perso come opportunità di sviluppo per rilanciare una politica più attenta e non distratta da giochi azzardati come si fosse seduti ad un tavolo del casinò dove non la ragione ma il vizio e la fortuna dirigono le puntate.   L’elettore ha bisogno di farsi caricare sì da uno slogan che contiene un’idea , un’aspirazione ma ha bisogno di vivere in una comunità non spaccata da antipatie, odio e risentimento, non tra “dottori” del tempio che ergendosi a conoscitori delle “macchie” del prossimo, dovrebbe, invece, attenzionare i suoi “difetti”,liberarsi da ambizioni personali che    mettono in secondo piano il bene di tutta la comunità. Per guidare un Paese non si deve avvelenare l’aria tra l’altro” curando” solo i furbetti magari ex voto e“già soddisfatti dalle cure amorevoli” ed ora applaudono  fragorosamente . In ogni luogo dove si vota il 3 e il 4 Ottobre l’elettorato potrebbe far suo lo slogan “Cambiamo aria “, oppure “We are tired of palluded air” (siamo stanchi di aria inquinata). Anche nel mio paese. Il rischio è l’assuefazione per una prolungata esposizione

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