VENOSA: QUI GIACE IL GUISCARDO TERRORE DEL MONDO

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Leonardo Pisani

Leonardo Pisani

“Hic terror mundi Guiscardus” (“Qui giace il Guiscardo, terrore del mondo”) così quella lapide scomparsa ricordava ai posteri che lì era sepolto uno dei più grandi condottieri della storia. Robert De  Hauteville scelse la S.S Trinità come luogo dove seppellire gli esponenti della famiglia scesa conquistare il sud Italia, ma il Pantheon rimase incompiuto come incompiuta rimase la S.S.Trinità.   Ma chi fu questo straordinario condottiero normanno, nato a (Hauteville-la-Guichard, nel 1025 circa, morto il  17 luglio 1085 a Cefalonia, mentre cercava di conquistare L’impero Romano di Oriente e che passò la maggior parte della sua vita tra Basilicata, Calabria e Campania.  Roberto d’Altavilla, detto il Guiscardo (l’Astuto), in latino Robertus Guiscardus o Viscardus,

Il Guiscardo e papa Niccolò II a Melfi

Robert era il sesto figlio di Tancredi conte di Hauteville-la-Guichard e primo della sua seconda moglie Fresenda (o Fressenda), divenne conte di Puglia e Calabria alla morte del fratello Umfredo (1057). In seguito (1059) fu investito da papa Niccolò II del titolo di duca di Puglia, Calabria e Sicilia con gli accordi di Melfi, che si articolarono su tre diversi momenti: in giugno 1059 venne stipulato il Trattato di Melfi; dal 3 al 25 agosto 1059 venne celebrato il Concilio di Melfi I ed infine il 23 agosto 1059 venne sottoscritto il Concordato di Melfi, quando papa Niccolò II investì ufficialmente il Guiscardo del titolo di Duca di Puglia, Calabria e Sicilia, mentre Riccardo Drengot fu riconosciuto nuovo principe di Capua. Roberto, dunque, fu elevato da conte a duca di buona parte del Mezzogiorno e gli fu attribuita anche la signoria della Sicilia, che però non ancora stata sottratta al dominio arabo. La formula fu: per Grazia di Dio e di San Pietro duca di Puglia e Calabria e, se ancora mi assisteranno, futuro Signore della Sicilia. Egli accettò anche di versare un tributo annuo alla Santa Sede, in modo da mantenere titoli e terre e garantirsi la piena legittimità sulle future conquiste.

La grandezza di Roberto il Guiscardo e i suoi innumerevoli successi sono dovuti non solo alle sue straordinarie qualità, ma anche al rapporto d’intesa col Papato. Egli istituì e fece rispettare una forte autorità ducale, che fu tuttavia minata spesso da rivolte baronali e malcontenti da parte dei feudatari minori, come ad esempio nel 1078, quando egli chiese ai suoi vassalli un sostegno economico per le nozze di sua figlia. Troppo impegnato ad espandere continuamente i suoi territori, non ebbe il tempo e la possibilità di organizzarli al proprio interno. In questo senso, la solidità del dominio fu garantita da un insieme di fattori che spesso esulano dalle sue personali abilità politiche. Nella storia del regno normanno d’Italia la figura del Guiscardo rimane sostanzialmente quella dell’eroe e del fondatore, mentre suo nipote Ruggero II rappresenta il vero statista e organizzatore dell’intera compagine. Roberto il Guiscardo compare anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri: il Sommo Poeta immagina di scorgere lo spirito del Normanno nel Cielo di Marte, insieme ad altri famosi cavalieri crociati, Intorno al 1085 durante la sua assenza dai campi di battaglia in Oriente, suo figlio Boemondo, per qualche tempo signore della Tessaglia, aveva perduto le conquiste fatte in terra greca. Il Guiscardo tornò per recuperare i territori perduti, rioccupò l’isola di Corfù e mise sotto assedio Cefalonia. Ma proprio durante quest’ultima battaglia, colto da una violenta febbre, morì il 17 luglio 1085 all’età di circa 60 anni. La cittadina di Fiscardo, sull’isola di Cefalonia, prese il nome da lui.

Il suo corpo (privato delle parti interne che rimasero a Otranto) fu portato a Brindisi per le onoranze funebri e poi a Venosa dove fu sepolto nella chiesa della Santissima Trinità, nella stessa tomba dove riposano anche altri illustri membri della Casa d’Altavilla: tra gli altri i suoi quattro fratelli Guglielmo “Braccio di Ferro”, Guglielmo di Principato. Umfredo  e Drogone. “Hic terror mundi Guiscardus” (“Qui giace il Guiscardo, terrore del mondo”) diceva la lapide commemorativa . Attualmente la lapide è scomparsa e le tombe separate dei conquistatori normanni furono poi unite in un unico simulacro dell’abbazia di Venosa. Purtroppo gli affreschi versano in pessimo stato.  Da ricordare che nella maestosa S.S Trinità vi è anche il sarcofago della prima moglie del Guiscardo Alberada di Buonalbergo madre di Emma (1052 circa – ?), che sposò Oddone di Bonmarchis ed ebbe per figlio Tancredi, principe di Galilea (c.1072 – 1112) il famoso protagonista della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso  e dell’opera di Claudio Monteverdi nella sua opera drammatica Il Combattimento di Tancredi e Clorinda, del 1624.leader della prima crociata Boemondo (c.1055 – 1111),  forse nato a Melfi che fu  principe di Taranto (1085), principe di Antiochia (1098).

L’iscrizione

(LA)

« GVISCARDI CONIVX ABERADA HAC CONDITVR ARCA / SI GENITVM QVÆRES HVNC CANVSINVS HABET »

(IT)

« Aberada, moglie del Guiscardo, è sepolta dentro quest’arca. Se cercherai il figlio, Canosa lo possiede »

Il riferimento è al figlio Boemondo sepolto nel mausoleo a Canosa di Puglia

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