PERCORSI D’ARTE SACRA : LAVELLO

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 IOLANDA CARELLA & SALVATORE SEBASTE

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Lavello

Abitata sin dal neolitico, come attestano gli scavi archeologici, Lavello è identificata con l’antica Forentum, importante città della Daunia, conquistata dai Romani nel 317 a.C.. L’acropoli di tale città è stata identificata sulla collina della Gravetta, zona dell’attuale cimitero, ricca anche di testimonianze d’epoca romana, ove è venuto alla luce in scavi recenti un tempio del III sec. a.C., dedicato forse alla dea Mefite. Del santuario delle acque, distrutto verso la metà del II secolo, rimangono solo le fondamenta. In contrada Canalicchio a circa quattro chilometri da Lavello, c’è un’ampia zona archeologica d’epoca romana, la Casa del diavolo, ove ci sono i resti di un antico stabilimento termale d’epoca imperiale. Il toponimo deriva dal latino, labellum, abbeveratoio, ricettacolo di marmo o di legno posto a piè dei pozzi per dissetare le greggi nella  transumanza fra la Puglia e i monti del Vulture. Il primo documento scritto col nome di Lavello è dell’839, quando morì il duca di Benevento, Sicardo XVIII. Fu dominata nell’840 dai Greci-bizantini, poi dai Normanni e nel X secolo divenne sede vescovile. Durante l’epoca sveva il paese si sviluppò, poiché era spesso  residenza di caccia di Federico II e dei suoi figli. Nel 1268 il paese fu incendiato ad opera di Ruggero di San Severino; nel 1271 fu assegnato da Carlo I d’Angiò a Galerano d’Ivry, suo amato consigliere e successivamente dominato da vari feudatari angioini. Divenne feudo di Raimondo Orsini del Balzo nel 1405. Per tutto il Cinquecento fu feudo della famiglia Del Tufo; poi passò a Giuseppe Caracciolo, a Marzio  Pignatelli ed infine ai Caracciolo della Torella che lo governeranno sino all’eversione feudale.

Nel 1866, durante il periodo del brigantaggio, il paese fu occupato dalla banda di Crocco, uno dei più famosi briganti della Basilicata e nella seconda metà dell’Ottocento la maggior parte del territorio apparteneva a pochi latifondisti: le famiglie Fortunato, Aquilecchia e Ginistrelli. Il Castello  fu fatto edificare da Arnolino,  (uno dei capi normanni cui toccò la contea nel 1043), o da Unfredo (uno dei fratelli Altavilla che gli successe tre anni dopo). Ristrutturato e ingrandito da Federico II che ne fece residenza per il periodo di caccia, ricostrui to nel Seicento, è attualmente sede del Municipio. Nell’aspetto attuale si presenta a forma quadrata, con torre circolare e ingresso da Piazza Plebiscito. Mostra un’ampia corte interna ove s’affaccia (fig. 2) un loggiato dalle forme durazzesche. Di fronte al pozzo monumentale ornato da bassorilievi e  stemmi della famiglia Del Tufo, in locali adibiti anticamente a stalle, magazzini o depositi, si trova il Museo della Civiltà Contadina. Su un portale è raffigurato uno stemma della famiglia Orsini.

In Via Cavour c’è (fig. 3) la Cattedrale di San Mauro Martire, sorta sulla chiesetta di S. Maria Assunta, d’origine molto antica. Non si conosce con precisione l’anno della fondazione, ma si ritiene che esistesse già nel X secolo, quando Lavello era sede vescovile. Fu dedicata a S. Mauro nel 1654, con l’arrivo miracoloso delle ossa del martire, portate da due giovenchi. Attualmente si presenta in stile barocco, a navata unica, con dodici cappelle. Nelle cappelle a destra si notano: un Crocifisso ligneo del Settecento, un sarcofago medioevale, (fig. 4) una tela dipinta ad olio Madonna del Rosario con angeli e santi, circondata da raffigurazioni dei quindici misteri del Rosario. In quest’opera l’inventiva è furente, tanto più quando la linea delle forme e il colore riprendono un ritmo melodico. Nella varietà stessa della luce, ora dolce mente modulata, ora inasprita e tagliente, l’ignoto pittore sembra aver voluto riflettere la diversità delle cose del mondo con spirito di verità. Interessante è (fig. 5) la tomba funeraria della famiglia Aquilecchia- Ginestrelli, nella cappella dell’Addolorata.

Nell’abside si nota il dipinto murale Incoronazione della Vergine, realizzato negli anni Trenta del XX secolo dall’artista Metallo. A sinistra, nella prima cappella, ci sono due tele dipinte ad olio: Venuta di S. Mauro a Lavello e Martirio di S.Mauro; nella seconda cappella (fig. 6) il dipinto ad olio su tavola, proveniente dalla chiesa di S. Maria del Principio, Madonna del Principio, di Simone Oliva (pitt. doc. 1795).

La Chiesa del Carmine (sec. XVI), un tempo fuori dell’abitato presso Porta Nuova, evidenzia sulla facciata una lapide marmorea di Giustino Fortunato, a ricordo della sua sepoltura in questa chiesa. Il campanile fu aggiunto nel 1893. L’interno conserva una grande tela raffigurante la Madonna Incoronata con Bambino, Santi ed Anime purganti.

Il centro storico mostra per la sua struttura medioevale svariate porte tra cui: Porta Sicardi, Porta Nuova e (fig. 7) Porta del Forno. Nell’antico Rione Pescarello (da pietra, rione sulle pietre) ci sono due chiese del Cinquecento: (fig. 8) SS. Annunziata (1543) e S. Giovanni Battista, la più antica, ora chiusa al culto perché pericolante. La strada più importante di quest’antico rione, costruito sopra un promontorio con terreno in roccia friabile, è la Via Tartaglia, che l’attraversa tutto fino a giungere alla cattedrale di San Mauro, situata vicino al palazzo ducale.

Nel Settecento e nell’Ottocento l’impianto urbano si estese verso la pianura, ad occidente del castello e furono costruite strade lineari ed intersecanti, case con maggiore rigore prospettico ed anche palazzi con stemmi gentilizi.

La Chiesa di Sant’Anna o dei Padri Cappuccini (fig. 9) edificata nel 1586, mostra l’interno a due navate. Nel presbiterio, sulla parete frontale spicca (fig. 10) il dipinto su tela Annunciazione (1580), attribuito ad Antonio Stabile di Potenza, che si è espresso con un linguaggio lirico in una composizione volutamente ricca di  forme e armonica nei colori.

Sulla parete sinistra si notano i bei dipinti ad olio su tela: Madonna del Carmine e SS. Francesco e Carlo (1616) di Alonzo de Cordova, Madonna col Bambino e S. Felice (1637), di Girolamo Bresciano e Madonna con Bambino e S. Anna.

A destra ci sono tre dipinti ad olio su tela dei Dottori della chiesa, di Nicola Gliri, di Bitonto, (pitt. doc. 11658-1680). La Chiesa di Sant’Antonio (fig.11), un tempo S. Maria di Loreto, edificata nel XV secolo, annessa al convento francescano, si presenta a croce latina con una sola navata.

Ristrutturata recentemente presenta un portale centrale sormontato da nicchia con scultura in terracotta, raffigurante: l’Annunciazione, la Natività e l’Assunzione. Sul portale, molto in alto, si notano due grandi finestre con vetrate istoriate: San Francesco tra la natura e S. Antonio. Quest’opera è dell’artista G. Haynal, autore della vetrata nella sala Nervi in Vaticano. Nell’ampio presbiterio spiccano la Mensa, la Sedia del celebrante, l’ambone, il fonte battesimale in pietra. Il Crocifisso moderno in bronzo (fig. 12) è stato realizzato dall’artista frate francescano Enzo Ranocchi. La cupola fu affrescata nel Settecento con scene del Paradiso da Pennini.

Completano l’arredo artistico: le statue lignee del Seicento di S. Antonio e dell’Immacolata, il grande organo a canne dell’Ottocento e i pannelli della Via Crucis in ceramica. Da notare ancora le tele dipinte ad olio, a sinistra, del Battesimo si Gesù e della Crocifissione (entrambe del 1983), opere del pittore Luigi De  enedetto.

La Chiesa della Madonna del Principio (al cimitero), annessa al monastero di cui si hanno notizie dal 1094, mostra un soffitto riccamente decorato con elementi floreali e formelle di santi.

Sulla parete frontale della navatella domina (fig. 13) il dipinto murale (1554) Madonna con Bambino di Giovanni Todisco, mentre a sinistra dell’ingresso si notano quelli di S. Antonio da Padova e della Madonna col Bambino del 1662. Extra moenia ci sono i ruderi di un’antica chiesa medioevale, risalente all’XI secolo, denominata Madonna della Foresta o Madonna del bosco delle rose. L’interno conservò dipinti murali del XV secolo fino al 1971. Nel 1972 gli affreschi furono staccati e restaurati ad opera della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Basilicata. Dal dicembre del 1997 essi sono in mostra permanente nella sede sociale del Banco di Credito Cooperativo di Gaudiano, a Lavello per affido della Soprintendenza e della Curia Vescovile. Gli affreschi che raffigurano S. Martino (fig. 13), S. Giorgio, Annunciazione, SS. Pietro e Paolo, Madonna col Bambino, Offerente, Madonna del Melograno, Cristo in trono, furono realizzati da ignoto frescante lucano e le grandeggianti figure documentano la penetrazione in Basilicata del gotico internazionale.

Bibliografia

  • Giacomo Racioppi, Storia della Lucania e della Basilicata, Roma, Ermanno Loescher & C.,
  • Ristampa anastatica, Matera, Grafica BMG.
  • Antonio Rosucci, Una chiesa medioevale di Lavello e gli affreschi del XV secolo, Lavello,
  • Angelo Lucano Larotonda e Rosario Palese, Potenza una provincia di cento comuni, Milano,

Motta Editore S.p.A., 1999.

  • Luigi Lomio, Notizie storico-geografiche, Milano, 1959.
  • Antonio Rosucci, da Forentum a Lavello, Lavello, 1997.
  • A. Di Chicco, Storia di Lavello, Castrovillari, 1994.
  • Rossella Villani, Pittura murale in Basilicata, Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino Industrie

Grafiche ed Editoriali, 2000.

  • Basilicata Regione Notizie n.92, Itinerari del sacro in terra lucana, Villa d’Agri, Ars Grafica,

© Regione Basilicata

 

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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