LUCANI ILLUSTRI: VINCENZO FERRONI, GENIO DELLA MUSICA

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VINCENZO PETROCELLI

Vincenzo Ferroni, didatta e compositore di grandi pregi, questo é il giudizio di chi frequentò il maestro Ferroni, al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano. Qui si parlava anche del “Rudello” opera che si guadagnò il terzo posto al concorso “Sonzogno” del 1889, vinto da Pietro Mascagni con “Cavalleria Rusticana”.

Poi, più nulla si é sentito parlare del compositore lucano, per un tempo molto lungo. Il risveglio si ebbe con un servizio del TG3 Basilicata trasmesso nel 1985 e curato da Beatrice Volpe, dal titolo: Vincenzo Ferroni un compositore da riscoprire. Poi seguì, dalla testata giornalistica del TGR Basilicata, “VIAGGIO NELLA MEMORIA” di Rocco Brancati un servizio andato in onda il 17 febbraio 2014.

Monica Lo Scalzo nell’anno accademico 1993/94 ha discusso presso la Facoltà di Lettere Moderne dell’Università di Salerno la propria tesi di laurea dal titolo Vincenzo Ferroni: un musicista lucano e le nuove tendenze della musica europea di fine Ottocento.

Marco Ranaldi ha pubblicato nel 1994 un breve lavoro dal titolo “Vincenzo Ferroni” Edizioni Ermes, del quale ci siamo avvalsi per alcune notizie. Marco Ranaldi da lungo tempo interessato alla riscoperta dei compositori lucani e meridionali, ha curato diverse manifestazioni dedicate ai suoi conterranei (Stabile, Caggiano, Calbi, Bruno e Ferroni).

La Pro Loco Tramutola, promuove il 1° Concorso Nazionale “Vincenzo Ferroni”, per Pianoforte-Violino e Pianoforte-Arpa che si svolge nei giorni 11-12-13 dicembre 1992, presso la sala Cine Teatro Star di Tramutola e i concorrenti erano sottoposti all’obbligo di eseguire una musica di Vincenzo Ferroni; direttore artistico prof. Marco Ranaldi. Il primo premio assoluto é stato vinto da Francesca Luppini di Roma che ha eseguito, con l’arpa, la tenera “Serenata” di Ferroni. Il 2° Concorso Nazionale che si arricchisce per la partecipazione di un numero maggiore di valenti musicisti, si svolge nei giorni 1-2-3-4 dicembre 1993, presso la sala Cine Teatro Star di Tramutola; direttore artistico M°. Otello Calbi. Vinse l’arpista Antonella Di Maggio che eseguì “Serenata”. Il tenore Egidio Naccarato del conservatorio di Cosenza risultò migliore interprete che ha eseguito la “Serenata a Mare” dall’opera Fieramosca di Ferroni. Il 3° Concorso in programma nei giorni 15-16-17-18 dicembre 1994 non si celebrò.

Matera, Palazzo Lanfranchi Concerto del 26 settembre 2010 L’arpa sul palcoscenico. Il concerto

L’arpa sul palcoscenico celebra l’uso di questo nobile strumento da parte di alcuni compositori lucani e della scuola napoletana di cui sono parte, ad eccezione del tramutolese Vincenzo Ferroni, formatosi nella scuola francese di Parigi. Durante il concerto entra in scena l’arpa che nel Fieramosca (1896) di Vincenzo Ferroni, accompagna la struggente Serenata cantata da un giovane innamorato sulla marina di Barletta, mentre nel vicino castello si consuma il rapimento della bella Ginevra di Monreale da parte di Cesare Borgia e dei suoi sgherri. La figura di Ettore Fieramosca, in epoca risorgimentale, viene eretta a simbolo del valore nazionale, così il compositore Vincenzo Ferroni gli dedicò il dramma lirico Ettore Fieramosca.

Tramutola oltre al Concorso Nazionale “Vincenzo Ferroni” gli ha dedicato una strada e il Circolo Culturale: “Vincenzo Ferroni”.

Vincenzo Emidio Carmine Ferroni nasce a Tramutola il 17 febbraio 1858, da Nicola e Rosa Cosenza. Il padre, che esercitava il mestiere di sarto presso la propria abitazione sita in contrada Vallicella, attuale Piazzetta Guarini, avvicina i figli Vincenzo e Domenico alla musica indirizzando il primo allo studio del corno e il secondo allo studio del violino. I fratelli Ferroni, insieme al padre, riprendono così una forte tradizione che da tempo si è sviluppata in Val d’Agri e in particolare a Viggiano dove fiorisce in quel periodo una vera e propria scuola di arpisti e violinisti e di liutai famosi soprattutto nelle Americhe, verso la qu

ale si è sviluppato un massiccio flusso migratorio già dalla metà dell’Ottocento.

Vincenzo Ferroni a Tramutola entra a far parte della banda locale come cornista, ricevendo un importante stimolo alla sua passione per la musica.

Nel 1870 la famiglia Ferroni emigra nelle Americhe stabilendosi in Uruguay e così Vincenzo non ha scelta  e deve partire.

Quattro anni dopo, all’età di sedici anni, si separa dalla famiglia e s’imbarca clandestino su un veliero diretto in Francia per studiare seriamente l’arte del comporre.

Qui, in Francia, per poter vivere e procacciarsi la somma necessaria per poter accedere al Conservatorio di Parigi, Ferroni si fa assumere nell’orchestra di una delle tante compagnie d’operetta operanti all’epoca. Finalmente a diciannove anni riesce ad essere ammesso presso il Conservatorio Nazionale di Parigi sostenendo una prova d’ingresso molto difficile e successivamente é ammesso alla classe di armonia, solfeggio e accompagnamento pratico di Auguste Marie Gabriele Savard. Inizia così per il Ferroni il lavoro e il soggiorno parigino dove riesce a trovare una sistemazione in un piccolo appartamento al n° 3 di Passagge Tivoli. Esegue gli studi con scrupolosa continuità tanto da essere ammesso ai corsi di compos

izione tenuti da Jules Massenet.

Il tirocinio con Massenet segnerà la sua vita creativa: il maestro Ferroni é considerato un chiaro punto di riferimento per la musica francese.

Fra il 1881 e il 1882, Ferroni compone probabilmente la sua prima opera, si tratta della Suite d’orchestre.

Riesce a trovare alloggio in una zona più decorosa al n° 28 di Rue d’Armsterdam ed é qui che probabilmente si stabilisce per l’intera permanenza parigina.

Massenet lo prende a ben volere soprattutto per l’impegno e la disciplina con cui Ferroni conduce gli studi, perciò decide di affidargli una lunga supplenza proprio nella classe di armonia di Savard, fino al 1883, anno del diploma raggiunto con grande abilità dal Ferroni, il quale sostiene la difficile prova di contrappunto e fuga.

Nella stessa sessione d’esami si diploma anche Achille Claude Debussy, allievo di Massenet e collega di studi di Ferroni. Dopo il diploma, Ferroni, si dedica con estremo interesse all’insegnamento e alla composizione.

Nel 1884 compone l’interessante opera Ariosto overture per grande orchestra op 7 dedicata al compositore e direttore del conservatorio “G: Verdi” di Milano, Antonio Bazzini. Con questa opera Ferroni inizia a dare una svolta alla sua scrittura orchestrale ispirandosi a temi epici utilizzando soprattutto la grande orchestra.

Nell’anno 1885 é un anno significativo per Ferroni, Le Figarò Illustreè aveva bandito un concorso nazionale dedicato ad una composizione inedita. Ferroni vi partecipa e vince su 613 concorrenti grazie a Himne d’Un Patre Lydien per pianoforte trascritta in seguito per orchestra dallo stesso autore. La vittoria al concorso permette a Ferroni di essere conosciuto e apprezzato negli ambienti musicali parigini. Il risultato del concorso é utile alle autorità francesi, per convincere quelle italiane a far rimanere nel proprio paese il nostro compositore tramutolese. Infatti, é proprio di questo periodo un richiamo da parte dell’Italia affinché i proprio figli residenti in Francia tornino nella propria patria. Il Ferroni grazie alla vittoria del concorso e alla protezione di Massenet ed agli onori maturati, riesce a non lasciare Parigi e a raccogliere consensi francesi alle sue composizioni. Il quel periodo compose anche diversa musica orchestrale che fu eseguita nei concerti Colenne e Godard.

Durante il 1887 Ferroni decide di partecipare al concorso bandito dal conservatorio “G. Verdi” di Milano per due cattedre di composizione e dal primo agosto 1888 è nominato professore di composizione nel conservatorio di musica di Milano che manterrà per oltre quarant’anni. Nello stesso anno dedica alla sua patria Inno all’Italia op. 22 per coro e orchestra, mentre in precedenza aveva composto per il suo maestro una maestosa raccolta di poesia di Narcise Brumont Tredecim, certamente l’opera più interessante scritta da Ferroni sulla scia delle melodiés. Grazie alla posizione raggiunta in Conservatorio e alla stabilità economica, il maestro va ad abitare alla centrale via Manara al n° 5, posta nei pressi del conservatorio.

Ritornato in patria, Ferroni si sente pronto a partecipare a concorsi di composizione, tant’è che presenta un lavoro teatrale inedito al concorso di “Sonzogno” del 1889, con “Rudello”, libretto di Modesto Zucchetti. Forse, si classifica al terzo posto, per la scrittura dell’opera apertamente francese.

Il titolo di “Rudello” non è altro che il nome italianizzato di Jaufré Raudel, un poeta e trovatore francese vissuto nel XII secolo. L’episodio più noto è quello del suo amore per Melisenda, contessa di Tripoli di cui si sarebbe innamorato follemente senza averla mai vista e per cui avrebbe composto molte canzoni.  Il finale è tragico con Rudello che torna morente dalle Crociate, ma che riesce a vedere la donna amata prima di spirare definitivamente. Il terzo posto assegnato dalla commissione valsero a Ferroni la prèmiere, sempre al Costanzi di Roma, il 28 maggio del 1890. La compagnia di cantanti era la stessa di Cavalleria Rusticana, con Gemma Bellincioni nel ruolo di Melisenda, Roberto Stagno in quello di Rudello, il baritono Gaudenzio Salassa (Bertrando) e la direzione di Mugnone. Il successo fu senz’altro notevole, tanto che il dramma venne ripreso due anni dopo al Teatro Carcano di Milano; l’opera è intrisa di belle pagine musicali ed ha come fulcro centrale il fatidico incontro bacio-morte di Jaufrè con la bella Melisenda, principessa di Tripoli, commovente episodio ricordato con interesse emozionale da noti poeti e drammaturghi (Uhland, Heine, Browning, Carducci, Rostand).

Seguirono, sempre con successo, le esecuzioni di Ettore Fiaramosca Teatro Sociale di Como 1896; Il Carbonaro Teatro Lirico di Milano 1900. A Dresda, Lipsia e di altre città tedesche. Le sue composizioni furono pubblicate in Italia e in America. Mascagni e Martucci dirigono i suoi lavori. Nel periodo di Mascagni e Puccini riuscì a trovare spazio per rappresentare le sue cinque opere teatrali.

Altre opere inedite pare siano andate perdute dopo la morte dell’autore, come Enea sul Tebro. Pubblicò anche il trattato Della forma musicale classica e il trattato di composizione presso l’editore Charisc di Milano.

Come compositore i suoi primi successi in terra italiana li ebbe al Nicolini di Piacenza, ove furono eseguite alcune sue creazioni per canto, organo, violoncello e pianoforte. La sua produzione comprende parecchie musiche sinfoniche e cameristiche eseguite con successo in tutta Europa e premiate in più occasioni.

Fra il 1898 e il 1900 compone Silia, dramma lirico in tre atti ed epilogo op. 49. Di quest’opera Ferroni fece realizzare almeno quattro copie manoscritte compilate sia in Italia che in Francia. Da una di queste copie apprendiamo che Ferroni non abbandonò i rapporti con il suo paese natio, Tramutola, perché commissionò a un copista locale una parte dei quattro volumi Silia completato poi a Milano. Quest’opera lirica tiene insieme Tramutola e Parigi. Infatti, una delle copie era stata commissionata in Francia e ci fa immaginare l’interesse di Ferroni di esordire nella città che lo vide studente, nell’opera lirica.

Spesso il compositore tramutolese, tornava nella sua terra d’origine, dove teneva dei veri convivi musicali nella sua casa di famiglia. Qui si ebbe l’incontro con un’altra figura importante per la sua evoluzione di compositore di opere sacre. A Tramutola incontra il monaco Pecci, della Badia di Cava anche lui tramutolese. A Cava, il monaco Pecci fu professore di latino e greco al liceo, prefetto degli studi, rettore del collegio, confessore del noviziato e organista brillante e fantasioso, secondo il gusto del tempo, ultimo vero organista dell’antico organo. Nel 1906 fu nominato amministratore apostolico di Acerenza e Matera ed un anno dopo Pio X lo promuoveva arcivescovo di Acerenza e Matera dove entrava l’otto dicembre del 1907.

I legami con Tramutola e l’arcivescovo Pecci continuano ed essere sempre vivi e fervidi così quando nell’anno 1920, essendo entrati di notte alcuni ladri in Chiesa Madre di Tramutola e avendo derubato la statua della Madonna dei Miracoli della Corona d’argento ed altri oggetti votivi in oro, i fedeli Tramutolesi vollero riparare l’atto sacrilego. Così fu deciso di ornare la statua della Madonna dei Miracoli di una ricchissima Corona d’oro, fatta con le offerte di tutto il popolo.

Il maestro Vincenzo Ferroni, in occasione dell’Incoronazione della Madonna dei Miracoli, compose la canzone in onore della SS.ma Vergine dei Miracoli ” O Maria a Fiamma Viva ” op. n° 18.

Lo spartito, in stampa d’epoca, contrassegnato con il numero d’opera 18, è datato Matera aprile 1923, perché l’opera fu voluta fortemente da Mons. Pecci, il quale provvide alle copie dello spartito di quella composizione che tanto aveva sollecitato al Maestro Ferroni.

Lo spartito in copia, prodotta dal Maestro Ferroni, si conserva nell’archivio parrocchiale di Tramutola, di cui si propone una copia fotografica inedita, da cui si legge la descrizione seguente:

Vincenzo Ferroni op. 18

Da conservarsi nell’archivio parrocchiale di Tramutola, per l’originale restituito all’autore.

Copia della presente composizione é a Matera.

Canzone in onore della Madonna dei Miracoli di Tramutola.

Riduzione per Cornetti – Corni o Genis – Tromboni e Bassi

proprietà artistica riservata

Tramutola 20/05/1923

Questo documento storico venne elaborato qualche giorno dopo i festeggiamenti dell’Incoronazione, come si evince dalla data ed un altro esemplare é conservato a Matera, fra i documenti dell’arcivescovo Pecci.

Le composizioni di tipo sacro del Maestro Ferroni, furono fortemente volute dall’arcivescovo Pecci, quale ” Inno alla Madonna di Acrenza “ e ” Inno alla Madonna della Bruna “ e ancora ” Il Monte di Viggiano ” questa , un’opera per il teatro.

Dall’articolo di Marco Vinicio Recupito, apparso nel 1932 in “Artisti e Musicisti Moderni”, si ricava un ritratto del Ferroni musicista da riscoprire: la casa del M° Ferroni rispecchia subito quella modesta sobrietà che fu ed è una delle caratteristiche doti del suo animo buono e vibrante. Non fronzoli pescecaneschi adunque, né sfarzi stracittadini, ma una austerità alimentata da quella severa disciplina d’arte che egli seppe imporsi, rispecchiando la serena e pur bonaria figura di apostolo fervido dell’insegnamento che, per quarant’anni, sempre con lo stesso slancio, la stessa passione, seppe spargere a piene mani tra i suoi innumerevoli discepoli i tesori d’una tecnica impareggiabile. Vincenzo Ferroni fu compositore di vena nobile e squisitamente raffinata, purificò il suo linguaggio musicale da elementi stilistici più effimeri, tentò di superare gli schemi del dramma verista improntando il suo teatro musicale ad una melodiosità e delicatezza armonica tipicamente francesi di facile presa sentimentale, propese ad aperture sinfoniche di derivazione tedesca. La gamma di elementi spirituali della sua musica va dalla tenerezza sentimentale alla nostalgia della terra e dei cari lontani. Ma l’aspetto più tipico dello stile del tramutolese è la rivalutazione della modalità con l’adozione di tetracordi di pitagorica memoria sui quali impronta l’invenzione melodica e le impalcature armoniche. Peculiarità che caratterizzano principalmente la seducente Fantasia eolica per arpa, oboe, corno, doppio quartetto d’archi e contrabbasso e il genuino Himne d’un patre Lydien pour le piano. Il maestro di Tramutola ci ha lasciato un vario repertorio di musica da camera e da chiesa, sinfonie e poemi sinfonici, dieci melodrammi tutti rappresentati. Egli fu anche poeta; spesso compose i versi per le sue liriche e i libretti per i suoi melodrammi. Uno dei più stimolanti per teatralità e vigoria musicale risulta il Fieramosca che rappresentò con felice successo al Teatro Sociale di Como il 25 gennaio del 1896 e che dedicò a Laura Pigna Carminati Brambilla. Serenata a mare del programma di oggi è una suggestiva pagina di musica intonata alla fine del secondo atto del Fieramosca. È cantata sulla spiaggia del castello di Barletta da un ardente innamorato che implora amore alla sua vezzosa sfinge mentre nei vicini accampamenti militari fremono i preparativi per la storica disfida e nel castello si consuma un turpe rapimento. Qui il netto contrasto dell’immaginifico idillio còlto nella linfa sentimentalmente passionale della serenata col torvo quadro del rapimento spietato, genera un’articolata quanto suggestiva scena di dialettica degli opposti.

Nei quarant’anni di insegnamento a Milano il Ferroni ha diplomato un gran numero di valenti compositori e cattedratici italiani ed esteri. Ne ricordiamo alcuni: il boemo Riccardo Pick Mangiagalli, Italo Montemezzi, Ettore Pozzoli, Virgilio Ranzato, Felice Lattuada, Gianandrea Gavazzeni e Franco Vittadini.

Uomo onesto, di piacevole compagnia, decisamente alieno da sfoggi ed esibizionismi è stato compositore di ispirazione classica e valoroso didatta. La mancanza di estimatori coraggiosi e di editori interessati, perché stranieri o non più esercitanti tale professione, hanno contribuito all’oblio di composizioni di pregio elevato per dottrina ed arte. Noi che sentiamo pesare l’abbandono e la dimenticanza di quelle sudate carte vorremmo che almeno nei teatri della Basilicata si cominciasse a ricordarlo e quale occasione migliore la cornice di Matera 2019. L’epoca in cui vive e crea musica, Vincenzo Ferroni, è un’Italia fortemente divisa fra wagnerieani e verdiani, così il maestro di Tramutola si crea una sua posizione soffrendo nell’ambiente del conservatorio e dalla concertistica milanese dove i seguaci di Wagner sono molti. La posizione del Ferroni è scomoda che lo porta ad isolarsi, a vivere nella sua caratteriale riservatezza. Probabilmente anche per questi motivi non ebbe in vita e poi nella futura memoria il giusto riconoscimento.  

Morì a Milano l’11 gennaio 1934.

Finì nel dimenticatoio senza che ci fosse un reale interesse nei suoi confronti. Ha davvero meritato questo destino?

Fu un genio della musica e fecondo nella produzione, perciò spetta a noi lucani onorarlo e soprattutto le istituzioni che devono sentire questo dovere. Quale occasione migliore iniziare nel centosessantesimo della sua nascita, 17 febbraio 2018.

Vincenzo Petrocelli

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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